Tpa e tipicità, comincia la battaglia dell’olio
17 Marzo 2010
L’autorizzazione della procedura comunitaria di traffico di perfezionamento attivo (Tpa), che consente la temporanea importazione di oli stranieri da lavorare ed imbottigliare in Italia per poi
esportarli fuori dall’Europa potrebbe portare all’ingresso di oltre 100 milioni di litri di oli provenienti da paesi extracomunitari con il rischio che vengano poi venduti come “made in Italy”.
E’ quello che teme la Coldiretti evidenziando che si tratta “di un fiume di olio straniero, pari a circa un quinto della produzione nazionale che sconta già un pesante crollo dei prezzi
all’origine”.
Secondo la Coldiretti non ci sono le condizioni per l’autorizzazione al traffico di perfezionamento attivo (TPA) previsto dal Reg.(CE) n.993/2001 tenuto conto che tale procedura dovrebbe essere
giustificata dalla presenza di particolari situazioni di mercato come differenziale di prezzo elevato tra prodotto comunitario e quello dei paesi terzi che, al momento, non si è
verificato. Al contrario – conclude la Coldiretti – l’apertura delle frontiere provocherebbe un ulteriore crollo dei prezzi alla produzione.
“Sarebbe una vera calamità per il nostro Paese l’eventuale via libera all’importazione di oli stranieri da lavorare ed imbottigliare in Italia per poi esportarli fuori dall’Europa”.
Così il senatore Nello Di Nardo, capogruppo in commissione Agricoltura, dopo l’allarme sugli effetti dell’eventuale autorizzazione alla procedura comunitaria di traffico di perfezionamento
attivo (Tpa).
“Non possiamo permettere che un olio di dubbia qualità, proveniente dall’estero, dove non vige l’obbligo di indicare l’origine delle olive in etichetta, possa essere venduto ai consumatori
come olio italiano. E’ in gioco la tutela dell’interesse dei cittadini a una completa e non ingannevole informazione circa la natura e le caratteristiche dei prodotti alimentari acquistati. Ma si
tratta anche di difendere gli interessi economici del made in Italy agro-alimentare”.
“Indicazioni precise in etichetta – conclude Di Nardo – non solo tutelano il consumatore, ma difendono anche l’interesse dei produttori italiani spesso danneggiati proprio dal diffuso utilizzo
improprio delle indicazioni d’origine”.
Ansa.it per NEWSFOOD.com




