Toscana: Paralisi dell’agricoltura, la Cia Toscana vara la mobilitazione

L’agricoltura toscana vuole un futuro fatto di certezze e di programmazione. “Così non va” ricorda la Cia Toscana da alcuni mesi ormai: in una situazione di
crisi generalizzata il futuro dell’agricoltura sembra più nebuloso che mai. Dati drammatici: mentre i prezzi degli alimenti al consumo sono aumentati del 28 per cento dal
2000 al 2007, i redditi degli agricoltori sono diminuiti, nello stesso periodo del 18 per cento (contro un più 16 per cento della media europea). Sembra incredibile ma ogni
azienda agricola, inoltre, dedica 100 giorni all’anno per risolvere le pratiche amministrative e burocratiche anziché per lavorare nei campi. Per l’agricoltura
toscana i conti non tornano: “Occorre più agricoltura nelle politiche economiche e di sviluppo -sottolinea il presidente della Cia Toscana Giordano Pascucci -, nelle scelte
di governo e delle infrastrutture, nonché nelle politiche sociali”.

Intanto, la Cia Toscana -come deciso durante la Direzione regionale di ieri – dichiara lo stato di mobilitazione a livello territoriale, invitando il governo ad adottare misure in grado
di ridurre i pesanti costi che oggi le imprese agricole sono costrette ad affrontare. Mentre è previsto il 10 novembre prossimo una tavola rotonda organizzata dalla Cia Toscana,
dove insieme al presidente regionale Pascucci parteciperanno il presidente della Cia nazionale Giuseppe Politi e il presidente della Regione Toscana Claudio Martini.

Le proposte della Cia Toscana- Ci vuole una nuova stagione per la politica agraria: in Toscana con una Regione più protagonista nel contesto nazionale ed estero, ed una strategia
di rilancio del ruolo economico e produttivo dell’agricoltura. Ma anche in Italia dove è necessaria una Conferenza nazionale -come proposto dalla Cia durante il precedente
Governo- che dia il via ad una politica agricola che punti sull’innovazione, ricambio generazionale, tutela delle produzioni di qualità e integrazione delle filiere; mentre
in Europa è necessaria una Pac (Politica agricola comune) che permetta più competitività alle imprese.

Le sfide nazionali ed europee dell’agricoltura toscana- I prossimi anni saranno decisivi per il futuro del settore, partendo dai temi del reddito e della competitività del
sistema delle imprese fino alla multifunzionalità in un’ottica di sviluppo rurale. Alla Regione Toscana la Cia regionale indica delle priorità da portare avanti:
partecipazione alle sedi di confronto Ue sulle revisione della Pac; un forte e qualificato impegno nella Conferenza Stato Regioni; l’impegno per la ripresa del lavoro di
preparazione e realizzazione della Conferenza nazionale sull’agricoltura. Mentre l’azione di governo in Toscana ricorda Pascucci deve basarsi su “semplificazione,
trasparenza, responsabilità, efficienza e integrazione delle politiche regionali”. Va insomma semplificata la governance della Toscana: ad esempio -ricorda la Cia- ci sono
province che hanno 4 Piani di sviluppo rurale locali e competenze che fanno capo a 6 diverse enti istituzionali (fra Provincia, Comunità montane, etc.) con frequenti
sovrapposizioni e senza alcun coordinamento.

In queste condizioni è difficoltoso -secondo la Confederazione toscana- fare una corretta programmazione fra i molteplici Piani approvati che si intrecciano fra di loro e rendono
complessa l’integrazione tra le politiche. Assume rilievo in questo contesto anche il tema della riorganizzazione delle Agenzie regionali, il cui ruolo va rafforzato e precisato
al tempo stesso. Anche a livello territoriale -sostiene la Cia Toscana- si assiste ad un surplus di enti funzionali con conseguente confusione di ruoli e funzioni: dagli enti di
bonifica, Comunità montane, Atc (gestione venatoria) ed enti Parco.

Ripartire dalla Conferenza regionale dell’agricoltura (dicembre 2006)- In quell’occasione furono stabiliti dei pilastri per valorizzare il ruolo strategico
dell’agricoltura, dell’impresa agricola e delle aree rurali, affermando che proprio l’agricoltura toscana rappresenta uno dei motori strategici dello sviluppo
regionale, puntando per il futuro sulla diversificazione e multifunzionalità, sul sistema produttivo e le dimensioni della filiera, governance del settore agricole, governo del
territorio, ma anche lavoro e qualità dei prodotti e modelli alimentari. “Tutti impegni presi -dice il presidente Pascucci- che vanno al più presto trasformati in
politiche, strategie e atti concreti”.

La competitività del sistema delle imprese agricole rappresenta la prima e più importante sfida per l’agricoltura toscana. “Non può esserci nelle aree
rurali della Toscana – afferma Pascucci- alcuna sostenibilità sociale ed ambientale senza un’agricoltura produttiva, forte e competitiva, in grado di offrire
condizioni di adeguato reddito agli imprenditori, invertendo il trend negativo degli ultimi anni”. Occorre concretamente dare un seguito all’attuazione piena del Piano di
sviluppo rurale, rilanciare le filiere produttive, una promozione del ruolo multifunzionale delle imprese agricole, favorire un ricambio generazionale e valorizzare le risorse umane, ma
anche un rilancio del credito in agricoltura e strategie adeguate per la promozione delle produzioni toscane.

Un’agricoltura ad handicap fino a che non ci sarà una vera semplificazione: il costo della burocrazia è uno dei maggiori freni per la competitività. La Cia
Toscana indica come priorità l’eliminazione degli adempimenti burocratici superflui, una razionalizzazione dell’impianto normativo, la certezza dei procedimenti ma
anche “sportelli unici”. Inoltre vanno eliminati -secondo la Cia toscana- troppi “poteri di veto” (pareri di veto spesso vincolanti) che ancora esistono.

E’ fondamentale il governo del territorio e delle risorse naturali, per questo la Cia ha proposto da tempo un nuovo patto tra agricoltura e società: “in primis
-sottolinea Giordano Pascucci – per garantire delle produzioni alimentari di qualità, quindi per garantire lo sviluppo delle aree rurali e per migliorare la qualità della
vita di quei cittadini che vivono in quelle aree. E inoltre è importante ricordare che grazie all’agricoltura si tutelano l’ambiente e il paesaggio della
Toscana”. Dall’urbanistica alla risorsa idrica, energia e gestione faunistica, infrastrutture e servizi sociali, sono molte le emergenze ormai ataviche nelle aree rurali
della regione.

Il sistema della conoscenza e la promozione dell’innovazione sono fattori essenziali per lo sviluppo di un settore agricolo dinamico e competitivo. La ricerca, il trasferimento
dell’innovazione, l’informazione, la formazione, la divulgazione e l’animazione territoriale, devono essere attivati come strumenti diversi e complementari per
promuovere un patto per la conoscenza e l’innovazione in agricoltura. Secondo la Cia Toscana in questo segmento è necessario integrare gli strumenti della programmazione,
potenziare l’integrazione tra ricerca, trasferimento dell’innovazione e ricadute sul sistema produttivo, mantenendo e rafforzando la funzione di cerniera svolta in questi
anni da Arsia. E poi serve rilanciare la formazione professionale in agricoltura e rilanciare il ruolo dei servizi di sviluppo agricolo e rurale.

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