Tornano in piazza gli agricoltori, si chiede di dichiarare lo stato di crisi

Tornano in piazza gli agricoltori, si chiede di dichiarare lo stato di crisi

Roma – Gli agricoltori della Cia Confederazione italiana agricoltori sono tornati oggi in piazza per chiedere al governo interventi incisivi a favore di un settore messo in ginocchio dalla
crisi economica che quest’anno ha portato alla chiusura di 30 mila aziende e rischia di farne chiudere altre 100 mila. In migliaia (5.000 secondo gli organizzatori) si sono ritrovati a Roma in
due sit-in: uno davanti a Montecitorio, dove si sta discutendo la Finanziaria, il secondo in via XX Settembre davanti ai due ministeri quello dell’Agricoltura e quello dell’Economia.

“Senza immediati e concreti interventi in Finanziaria il prossimo anno più di 100 mila imprese agricole saranno costrette a cessare l’attività. Sarebbe un tracollo senza precedenti
con un danno economico di oltre 10 miliardi di euro”. E’ l’allarme lanciato dal presidente della Cia Giuseppe Politi che continua a chiedere al ministro dell’agricoltura Luca Zaia e al premier
Silvio Berlusconi la dichiarazione dello stato di crisi per l’agricoltura e la sospensione dei pagamenti sia dei contributi previdenziali che delle tasse.  

“Siamo in una situazione di piena emergenza. C’é un continuo e drammatico crollo dei prezzi praticati sui campi. Le aziende non riescono più a sostenere i costi in un mix esplosivo
che sta tagliando inesorabilmente i redditi dei produttori”. Così il presidente della Cia Confederazione italiana agricoltura Politi denuncia il “silenzio assordante” da parte del governo
nei confronti dell’agricoltura nel corso dei due sit-in di Roma, uno davanti a Montecitorio e l’altro davanti al ministero dell’agricoltura.   

Sei imprese agricole su 10 hanno i conti in rosso e un agricoltore su tre teme di essere costretto a chiudere. Negli ultimi dieci anni circa 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che
operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Il rischio è che, nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende possono cessare l’attività.
  

“Non possiamo assistere passivamente alla distruzione di una realtà che è una risorsa vitale – ha aggiunto Politi. La finanziaria varata dal governo addirittura tagliava risorse
(550 milioni di euro) al mondo agricolo. Successivamente il maxiemendamento approvato dal Senato ha solo mischiato le carte in tavola. Sono previste risorse per il Fondo di solidarietà per
le calamità naturali e per la fiscalizzazione degli oneri sociali, ma i soldi sono stati sottratti ad altre ‘voci’ già destinate agli agricoltori. Una vera beffa”.
  

“I sei decreti anticrisi varati nei mesi scorsi – dice ancora Politi – non hanno inciso per nulla sul settore, è venuta l’ora di programmare azioni mirate nei confronti delle imprese
agricole”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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