Tommaso Botto, Dovatu col tuo libro Dovatu Alpin?… che botto per ANA! Che delusione per le Penne Nere

Tommaso Botto, Dovatu col tuo libro Dovatu Alpin?… che botto per ANA! Che delusione per le Penne Nere

Venerdì 16 maggio alla Libreria Antonini di Gorizia, Tommaso Botto ha presentato il suo libro sull’ANA, dove sono documentati “temi caldi” (così li chiama Tommaso) nascosti dell’Associazione Nazionale Alpini, Consiglio di Milano.
Ecco cosa ci dice:

D: Tommaso, di cosa tratta il libro “Dovatu Alpin?”
R: Il titolo significa “Dove vai Alpino?”; mutua l’esclamazione dialettale dovatu? che si usa in un piccolo territorio tra Friuli e Veneto e che dà il nome al mio giornale on-line. Già sulla copertina ho riassunto i temi caldi di questo breve volume d’inchieste: quello che l’Associazione Nazionale Alpini non dice, ossia sperperi, lettere al vetriolo e radiazioni all’ombra dell’estinzione. Pochissimi erano a conoscenza di queste vicende ed il libro, visto anche il veloce successo ed i tanti messaggi di stima e ringraziamento che ricevo dai lettori, sta sensibilizzando alpini e non su passato, presente e futuro degli Alpini.


D: Ma l’ANA cosa ne pensa?
R: Facciamo un distinguo. Il Consiglio Nazionale di Milano ha prontamente censurato il libro, prima ancora di leggerlo. Tanti alpini invece, semplici iscritti all’ANA ma anche personaggi di calibro, come Capigruppo, Consiglieri di Sezione, Presidenti, presumo anche gli stessi Consiglieri Nazionali se lo son letto e lo stanno diffondendo, nel proverbiale silenzio alpino. Preventivando comunque strumentalizzazioni e censure ipocrite, mi ero imposto una precisa e meditata finalità, ossia di rappresentare non solo una profonda riflessione sull’ANA ma un preciso punto di partenza per correggere certe distorsioni politiche interne alla gloriosa associazione d’arma. Se ne sta parlando molto, quindi mi pare che ci siamo: sinora ho tenuto un paio di presentazioni e noto che l’uditorio, anche quelli che arrivavano prevenuti, abbia ben compreso che non si tratta di uno sfregio all’ANA, bensì di un lavoro (lungo, tortuoso e difficile) per l’ANA.

D: Ti senti più Alpino o giornalista?

R: Io sono un Ufficiale degli Alpini, in congedo, ho fatto la SMAlp di Aosta e affronto la vita con alpinità. Sono un giornalista professionista e mi dedico principalmente ad inchieste. Dopo tre anni di articoli e una corposa raccolta di documenti sul tema, ho scelto di pubblicare “Dovatu Alpin?” con Safarà Editore e di presentarlo a Pordenone poco prima dell’Adunata Nazionale del mese scorso. Giornalista Alpino?

D: Qualche commento da parte dei lettori?
R: Dopo una marea di minacce, querele etc. che il mio particolare ambito professionale mette in preventivo -sto parlando in generale, non di effetti collaterali del libro, staremo a vedere, è appena uscito…-, sono veramente gratificato dai tanti messaggi di stima e complimenti. Un alpino mi ha appena scritto che sono “le pagine che MAI avrei voluto leggere sugli Alpini….! Ho letto non una ma già’ quattro volte il volume. L’ho meditato, riflettuto, soppesato; poche volte ho riscontrato in un libro il trasporto, il coinvolgimento, la comprensione, la capacita’ di saper spiegare e soprattutto far comprendere fatti e vicende con tutte le cause e concause annesse. Di più’; il sottile ma solidissimo filo che lega davvero una pagina all’altra e’ dipanato in modo magistrale. Hai saputo, e questa e’ l’impressione che mi hanno unanimemente riportate le persone, non appartenenti all’ANA e quindi totalmente all’oscuro delle dinamiche dell’Associazione a cui ho fatto leggere il volume, far calare il lettore in quel sordido e infido, non che nauseabondo pantano in cui l’ANA è precipitata con la colpevole complicità’ dei parrucconi di Via Marsala a Milano”.

D: Paura di “Milano”?
R: Assolutamente no: ho solo paura che qualcheduno strumentalizzi il mio libro per parlar male degli Alpini. E’ già successo comunque, un anno fa circa, che Milano abbia chiesto la mia testa ad Udine, mettendomi sotto processo per un articolo -riprodotto ovviamente nel libro- con l’intento di farmi fare la fine dei sei radiati (e chissà quanti altri) che ho ‘contato’ in “Dovatu Alpin?”. La Sezione di Udine ha poi deciso di non procedere disciplinarmente nei miei confronti perché se uno fa il giornalista, scrive e metà del libro riporta esclusivi documenti ufficiali.

D: Era bella la naja, il servizio di leva?
R: Per me e per gli altri trecentomila alpini dell’ANA è stato un periodo indimenticabile della nostra vita. Io ho avuto l’onore di frequentare la SMAlp che considero il momento più alto della mia formazione. La naja manca al nostro Paese: palliativi come la mini-naja (tema centrale del libro) o il servizio civile universale, secondo me, servono solo ai politici e a qualcheduno ai vertici dell’ANA che presume di conservare gli Alpini facendo sottoscrivere tessere, né più né meno di quel che fanno i partiti politici. La leva è sospesa da nove anni: all’ultima Adunata di Pordenone le penne nere erano forse la metà della gente presente mentre fino a qualche anno fa erano un oceano. Senza la leva gli Alpini si estingueranno e i nostri giovani necessitano di disciplina e di quelle scomodità -tipiche della vita militare- che irrobustiscono la “schiena”.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

Ecco il comunicato stampa della presentazione:
Venerdì 16 maggio ore 18.00 – Gorizia, Libreria Antonini
Il giornalista
TOMMASO BOTTO
PRESENTA il suo libro di inchieste sull’ANA
“DOVATU ALPIN?”

Pordenone, 13 maggio 2014
Venerdì 16 maggio alle ore 18 presso la Libreria Antonini di Gorizia (Corso Italia 51/A) il giornalista e alpino Tommaso Botto presenterà al pubblico il suo “Dovatu Alpin?” (Safarà Editore, maggio 2014), il libro di inchieste su aspetti inediti dell’ANA. Il volume è una raccolta di servizi, articoli giornalistici e documenti che fanno luce sulle epurazioni operate dall’Associazione Nazionale Alpini in questi ultimi anni, emerse se non in minima parte nella stampa tradizionale. Lo stesso autore, il giornalista professionista Tommaso Botto, è stato sottoposto a procedimento disciplinare, all’interno dell’ANA di cui fa parte, per aver fatto da tramite tra i “condannati” e l’opinione pubblica, ovvero per aver svolto il suo mestiere.

L’autore e l’editore hanno deciso di proseguire nella diffusione del libro nonostante le pressioni ricevute nei giorni scorsi, che avevano portato l’editore a dover mettere in discussione la vendita di “Dovatu Alpin?” durante l’Adunata Nazionale. Tommaso Botto ha affermato: «Non si può dire nulla che esca dalla visione verticistica dell’Ana. Il fatto è che questo libro trasuda alpinità, come il mio stesso carattere e l’educazione che ogni giorno trasmetto ai miei figli. Noto una frattura fra la direzione di Milano cioè l’oligarchia al vertice e l’operosità e il pensiero alpino che vengono dal basso, da coloro che costituiscono la stessa Associazione. Per essere radiati basta davvero poco, basta essere in disaccordo con il vertice. E si può essere radiati anche via mail. Spero che dopo questa pubblicazione si facciano avanti anche gli altri radiati».

Il libro è acquistabile presso la Libreria Antonini, nelle librerie della città di Pordenone e dal sito della casa editrice http://www.safaraeditore.com.

Dovatu Alpin? – Dovatu è irriverente, a volte impertinente. Dovatu è un’espressione dialettale, ibrida tra friulano e veneto, decisamente sarcastica: significa “dove vai” ed è naturalmente accompagnata, con pungente ironia, dall’altalenare tipicamente italiano della mano a grappolo. Può essere scanzonato come amaro, può piacere o non piacere ma il dovatu nasce dalla constatazione di qualcosa che viene presentato diversamente da quel che è nella realtà, spesso con maliziosa tendenziosità.
Dovatu quindi introduce, in una discussione, un dubbio: sarà vero? È proprio così? «Ma dovatu?». Dubbi: viviamo nell’epoca dei dubbi. E dai dubbi, giornalisticamente, nascono le inchieste. E le inchieste
devono essere irriverenti, impertinenti e fastidiose, sennò non si è giornalisti, ma passacarte.

Questo volume non è uno sfregio all’ANA: si tratta invece di un lavoro per l’ANA, intesa come Associazione d’Arma che raccoglie coloro i quali hanno indossato il Cappello Alpino prestando servizio militare, un’opera finalizzata a far sapere a tanti associati all’oscuro di tutto, alcune vicende che, secondo buon senso e spirito di fratellanza alpina, non avrebbero dovuto verificarsi.
Alcuni articoli sono tratti dalla testata on-line Dovatu.it, dove hanno trovato spazio, con ampio seguito di pubblico, numerose indagini giornalistiche sulle tematiche alpine, più specificatamente sull’Associazione Nazionale Alpini. Altri sono inediti, scritti da Tommaso Botto o dagli stessi protagonisti di queste tristi vicende. Le epurazioni consistono in processi disciplinari avviati nei confronti di alcuni associati dissidenti, persone che, pur conservando innegabile fede alpina e avendo operato attivamente all’interno della organizzazione associativa, non digerivano alcune scelte imposte dall’alto, che hanno a che fare più con movimenti di denaro e con logiche partitiche che non con lo spirito e gli ideali alla base della grande famiglia alpina. Purtroppo un dialogo con i vertici dell’ANA, anche se cercato a più riprese, non c’è mai stato: questa delusione, però, non ha intaccato la fiducia dell’autore – Ufficiale, in congedo, del Corpo degli Alpini e allievo della SMAlp di Aosta – per 300 mila Penne Nere, oltre agli Amici degli Alpini.
L’ANA sta vistosamente invecchiando, come conseguenza della sospensione del servizio militare. In cima alle polemiche sollevate dai dissidenti, si posiziona il tema della “naja”, il servizio militare d’un tempo che si è tentato di sostituire con l’incredibile “mini-naja”: uno stage di tre settimane (a pagamento) che è stato comunque ricompensato con l’attribuzione ai partecipanti del Cappello Alpino, sommo emblema per avere il quale tante generazioni di giovani Italiani hanno sudato, sofferto e lavorato per almeno 12 mesi.

Per ulteriori informazioni:
http://www.safaraeditore.com
http://www.dovatu.it
http://www.cartolibreriaantoninigorizia.com

Ufficio Stampa
Elisa Marini press@safaraeditore.com
Safarà Editore
Via Piave, 26 – 33170 Pordenone (PN)
Tel. 0434 – 1970282
http://www.safaraeditore.com

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