Fondi UE: piovono milioni in Friuli ma c’è qualcosa di poco chiaro

Fondi UE: piovono milioni in Friuli ma c’è qualcosa di poco chiaro

La materia è complessa, la vicenda piuttosto intricata ma Tommaso Botto, giornalista d’assalto che vive proprio in Friuli ha cercato di farne una sintesi comprensibile per un pubblico non
tecnico ma interessato.
Newsfood.com si occupa di buon mangiare e buon bere, di benessere e salute, di tutto ciò che dovrebbe aiutarci a vivere in modo consapevole.
Per questo trattiamo anche di argomenti  di cronaca. di malaffare perchè se non ci fossero i”furbi” e i disonesti staremmo tutti meglio.
La crisi sta mettendo alla prova la gran parte dei cittadini ma le regole non sono uguali per tutti. Proprio in questi casi, dovrebbe scattare una sorta di solidarietà dove il ricco aiuta
il povero, dove le risorse a disposizione vengano distribuite con parsimonia in funzione dei bisogni. Cosa sta succedendo invece? I pensionati d’oro e i vari privilegiati godono e gli altri si
arrangino. Chi ha introiti certi se ne sta tranquillo, gli imprenditori che non possono più accedere al credito perdono tutto e non pochi si sono appesi ad una corda. Ma ci sono anche
imprenditori e funzionari che non si accontentano e fanno carte false per ottenere privilegi da nababbi.

Quello che sta accadendo in Friuli circa i fondi europei ce lo racconta Tommaso Botto, intanto le aziende continuano a chiudere, i posti di lavoro scarseggiano sempre più e i nostri
politici si azzuffano per cercare di salvare l’Italia. Forse è più giusto dire: cercatre una soluzione ma senza rinunciare ai loro privilegi.
Giuseppe Danielli,
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Tommaso Botto
per Newsfood.com

FONDI UE: TI PIACE VINCERE FACILE?
Su scala regionale i fondi europei funzionano così, sbrogliando la complicatissima e ridondante matassa regolamentativa: l’Europa determina un importo a disposizione per ogni singolo Paese
membro; all’interno dei singoli Stati, le Regioni si accaparrano una fetta di questa ricca torta per finanziare una miriade di progetti. Affinché l’Europa distribuisca effettivamente
queste importanti cifre, i singoli Paesi devono raggiungere e certificare un target di spesa che, per quanto concerne l’Italia per il periodo 2007/2013, consisteva nel 48,5% del plafond messo a
disposizione. Quindi, per avere questi soldi, se non tutti, serve spenderne poco meno della metà.
Periodicamente viene fatto il punto contabile sull’andamento dei programmi, ossia a quanto ammonta la spesa certificata in un dato periodo e quanto manca per raggiungere l’obbiettivo complessivo
di spesa certificata.
L’Italia non ce l’avrebbe fatta, per il POR FESR FER 2007/2013 a raggiungere il target ma, sembra assurdo, ce l’ha fatta.
Come?
Con un gioco che richiama quello delle ‘tre carte’, in cui il biscazziere è sicuro di vincere sempre; un sistema di “ingegneria finanziaria” (i documenti UE ne parlano spesso) e che sa,
insperabilmente, di vera e propria solidarietà nazionale.
L’esempio della regione autonoma Friuli Venezia Giulia porta con se una documentazione inequivocabile e può essere esteso per analogia alle altre regioni.
E’ formalmente tutto legale anche se puerile.
FVG avrebbe dovuto spendere 300 milioni di euro: avrebbe superato, secondo le stime periodiche il target, sebbene di poco. Infatti ha speso circa 150 milioni di euro, circa il 50% del
pattuito.
Ma a Dicembre 2013, a pochi giorni dal fischio finale (31 Dicembre), Bruxelles, Roma e Trieste cambiano le regole: FVG non ha più a disposizione 300 milioni, bensì 233, ossia 67
milioni in meno.
Quindi, non ottiene una misera sufficienza in ‘pagella’ (spendendo il 50% di quanto pattuito inizialmente, il target è sempre il 48,5%) ma un 7+, raggiungendo il 64,2% di quanto offriva
il piatto o meglio, offre il nuovo piatto.
E’ come se un bimbo avesse, come compiti per casa, un problema, un tema e una poesia e la mattina dopo, non avendo il somarello studiato la poesia, la maestra gli dicesse “No, avevi solo il tema
ed il problema”. Ti piace vincere facile?
Oltre ad autoincensarsi (FVG è un bel posto ma si sentono troppi “siamo bravi, siamo belli”), a cosa è servito questo ‘ricalibraggio’ della spesa all’ultimo minuto?
Beh, per quanto autonomo FVG fa parte del sistema Italia: altre regioni (non solo al sud) hanno battuto la fiacca. La contabilità nazionale è complessa ma, a giudicare le stime, con
queste zavorre il Belpaese non avrebbe ottenuto ‘la sufficienza’ (quell’umiliante 48,5%).
Come per il FVG, il gioco delle tre carte è stato adottato anche in altre regioni: cosicché -e qui sta la solidarietà nazionale- il ministero per la Coesione territoriale
dirama tra Capodanno e Befana un trionfalistico comunicato: “Tutti i 52 Programmi Operativi dei Fondi Strutturali europei hanno superato i target di spesa evitando la perdita di risorse legata
alla scadenza del 31 dicembre 2013. In totale la spesa ha raggiunto il 52,7 delle risorse programmate, a fronte di un obiettivo minimo di spesa per il 2013 pari al 48,5 per cento”.
E fu un diluvio di segnali di autostima e di complimenti reciproci, nonostante la vittoria sia stata qualcosa di peggio di quella di Pirro.
Oltretutto si scopre che, nonostante l’edulcorazione degli obbiettivi di spesa (una cosa del tipo: “No, non lavorare dieci ore, non ce la fai, lavorane sei, ti pago lo stesso”), alcuni programmi
non sono andati a buon fine: su 52, Italia-Slovenia e Italia-Malta sono stati fallimentari.
Un documento allarmistico di FVG risalente a Novembre 2013 dice: “Il target (quota FESR) da certificare entro il 31.12.2013 ammonta a 40 milioni di euro. Al 4.11.2013 la spesa convalidata ammonta
a 15 milioni di euro mentre la spesa in attesa di convalida ammonta a 12 milioni di euro.” Quindi, un clamoroso ritardo. La nota che segue è imbarazzante: “La stima di disavanzo rispetto
al target annuale è pari a 13,7 milioni di euro, dato totalmente difforme rispetto alle previsioni di spesa rese dai beneficiari per l’anno 2013, dall’elaborazione delle quali risultava
invece un disimpegno di fondi teorico di circa 2,5 milioni di euro”.
Un fallimento, quindi, che, nonostante le limature in zona Cesarini del gioco delle tre carte, è confermato dai segni negativi riscontrabili in un’altra tabella del Ministero ‘competente’:
solo il 48,4% per Italia-Slovenia e 45,9% per Italia-Malta anziché il target minimo del 48,5%.
Sin qui, discorsi quantitativi: conti della serva che dimostrano che trionfo non è stato. Anzi…
Nota a parte richiederebbe un’analisi -super partes- qualitativa: come sono stati spesi questi soldi, teoricamente destinati a competitività ed occupazione? Mah, a parte mirabolanti
progetti di comunicazione (oramai è tutto un progetto, un programma se le cifre son più alte), in questi anni FVG è regredito e l’occupazione è drasticamente calata,
quindi…
Una prima nota qualitativa, però, riguarda chi, come e perché ha gestito, in FVG, queste belle cifre: entrano in gioco società esterne, perché i ricchi e tronfi uffici
regionali non sono capaci, società “altamente specializzate” nella gestione dei fondi europei.
Talmente specializzate che la prima, la romana Ecosfera Spa, è al centro dell’inchiesta Caligola: avrebbe, secondo inquirenti e intercettazioni, pagato mazzette per i fondi strutturali in
Abruzzo, usufruendo di incarichi privilegiati, senza gare d’appalto ma con le famose negoziazioni ed affidamenti d’incarico diretti. Interrogazioni parlamentari del 2010 chiedono lumi sui
rapporti tra questa Spa e associazioni mafiose. Ma chi governa FVG non legge i giornali.
Scopriamo infatti che questa ditta, senza presentare idonea certificazione antimafia, è stata più volte incaricata di gestire, verificare e certificare questi soldi (risultano spesi
in FVG 150 milioni di euro), ricevendo dalla regione autonoma ben 6 milioni di euro. Lo scopriamo indagando a fondo perché sul sito web della regione non si fa menzione di questa Spa:
bisogna sapere già cosa trovare per cercare. Trasparenza zero. Collaborate per sette anni, per sei milioni di euro e nemmeno un linketto?
Ma da Marzo 2013 Ecosfera Spa non offre più i suoi servizi a FVG. Il perché è, ufficialmente, un mistero.
Pare che -e anche in questo caso non c’è traccia di appalti, contratti etc. sul sito della regione- sia adesso la multinazionale Ernst&Young a svolgere questo delicato compito: gli
uffici di Milano non confermano ma nemmeno smentiscono, fanno solo crescere il dubbio e lasciano in attesa il cronista di turno.
Il quale va a cercare l’ufficio udinese di Ecosfera Spa ma non lo trova: al telefono, da Roma, gli dicono che è chiuso da anni.
E nel rammarico di non avere informazioni dirette, fa una scoperta clamorosa che gli conferma un sospetto che gli ronzava nella mente.
In quel palazzo di Via Manin ad Udine c’è una breve fila di campanelli: su di uno c’è scritto -ma pensate la casualità!- “Ernst&Young”. Suona. Nessuno risponde. Torna,
nessuno risponde. Chiama Ernst&Young, a Milano, e gli dicono che “I consulenti sono fuori e che la responsabile del programma è fuori Milano”. Ergo, un’ammissione: Ernst&Young
è subentrata ad Ecosfera Spa.
Ma quel campanello è strano, come tutta ‘sta vicenda: l’etichetta “Ernst&Young” è giustapposta, consiste un sottile foglietto incollato con il nastro adesivo.
Una provvidenziale folata di Scirocco allora solleva quell’etichetta e sotto compare una altro nome: “Ecosfera Spa”.
La finanza, vien da dire a questo punto, è questione di etichetta!
Anche se puzza.
 
Per documenti e nomi, si trova tutto qui:
https://www.dovatu.it/news/risultati-fallimentari-fondi-strutturali-europei-il-caso-italia-slovenia-12338/

https://www.dovatu.it/news/i-fondi-strutturali-europei-ed-il-gioco-delle-tre-carte-12303/

https://www.dovatu.it/news/fondi-europei-lappalto-che-puzza-tra-regione-fvg-ed-ecosfera-spa-12454/

https://www.dovatu.it/news/clamoroso-fondi-europei-ecosfera-spunta-sotto-ernstyoung-12479/

 
Tommaso Botto
per Newsfood.com
 
 
 
 
 
 

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