Tibet: Governo in esilio, almeno 80 i morti accertati

Sono almeno 80 i morti accertati nelle manifestazioni anticinesi a Lhasa, mentre i feriti sarebbero almeno 72: sono i dati comunicati dal governo tibetano in esilio, che cita «numerose
fonti» concordanti all’interno del Paese.

Le autorità di Pechino – che hanno imposto ieri il coprifuoco – hanno parlato invece di dieci morti accertati; secondo la televisione di Hong Kong una colonna di 200 veicoli da trasporto
truppe si sta dirigendo verso la capitale tibetana.

Il Dalai Lama teme che la violenza a Lhasa possa continuare, per questo invita a Pechino a cambiare atteggiamento nei confronti della questione tibetana. In un’intervista alla Bbc nella quale
conferma tra l’altro il suo sostegno alle Olimpiadi in Cina ad agosto, il leader tibetano in esilio ha espresso le sue «serie preoccupazioni» per nuovi scontri e disordini:
«La situazione e’ diventata veramente molto, molto tesa.
Oggi come ieri la parte tibetana e’ determinata e altrettanto lo e’ la parte cinese. Questo significa che ci saranno altre sofferenze e uccisioni».

Di qui l’invito del Dalai Lama alla Cina perché cambi approccio: «Il governo cinese resta aggrappato alla sua politica, non guarda la realta’. Semplicemente mantengono la loro
posizione, così possono avere il controllo. Ovviamente possono avere il controllo, ma non possono controllare la mente umana».

Il leader tibetano in esilio ha poi ribadito che le Olimpiadi a Pechino devono tenersi, dal momento che rappresentano un’opportunita’ per la Cina di mostrare il loro sostegno ai principi di
libertà.

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