Testo Unico del Vino è Legge by Giampietro Comolli
29 Novembre 2016
TESTO UNICO DEL VINO, TRAGUARDO O …RIPARTENZA?
Giampietro Comolli
Cum grano salis
Newsfood.com
Come tutte le leggi, quelle nuove e buone, devono essere un punto di partenza, rilancio, rivalutazione, riorganizzazione. Ci voleva sicuramente una sforbiciata, una riduzione di orpelli, vincoli, gradi di giudizio perché nel 1986-1991 (non dico perché) ci fu bisogno di stringere i cordoni, di passare ad una certificazione più diffusa, un controllo più ampio. Era necessario, come era necessario ampliare il più possibile le opportunità e gli accessi ai vini Doc con le denominazioni a cappello.
Questo è servito per passare dal 10-25% di vini di qualità italiani a oggi il 60-90% a seconda delle regioni. Un successo delle passate legislature, ma che oggi avevano bisogno di semplificazione e di strumenti per accorpare, concentrare… un mondo quello agricolo molto individualista e autonomista.
Un grazie al ministro Maurizio Martina e al viceministro Andrea Olivero per l’attenzione prestata al provvedimento che, in 90 articoli, riassume tutta la normativa precedente, dopo un anno abbondante di discussioni, anche incomprensioni, con le solite manie di primeggiare e mettere le proprie stellette. Troppe doc e troppe sigle attorno al tavolo?
E’ uno dei soliti dilemmi italiani: riduzione della verticalità decisionale e di filiera e ampliamento orizzontale delle opzioni e delle soggettività. Forse si può sperare che si sia chiuso un libro, e trovato una strada nuova.
Tutto fatto?
No di certo, restano sul tappeto almeno due punti fondamentali: l’applicazione della semplificazione a una rivoluzione dei consumi del vino in atto, come ciclicamente accade e spesso le norme sono più lente del mercato, e delle imprese, e una strategia promozionale di coinvolgimento pubblico-privato in modo da attivare nuovi sostegni e contributi, senza incorrere nelle “barriere legislative, e di patti comunitari.
Il mercato del vino interno ed europeo è molto importante, ancora, per i vini dop italiani, dove le norme riconoscono un valore aggiunto di identità territoriale. Il mondo è più aperto ad altre soluzioni, ancora, miranti soprattutto a una concorrenza molto piatta e a una soddisfazione più generalizzata e più semplice da parte del consumatore. Più facile riconoscere un vitigno che una denominazione piccola comunale sulle colline piacentine, per esempio.
Le organizzazioni sono, finalmente, tutte d’accordo e plaudono al successo del collettivo.
La camera ha approvato un testo che semplifica, un po’ di più, la filiera ma restano alcuni nodi normativi che dovrebbero essere superati, ma i diritti acquisiti si possono togliere con consenso unanime. Dovremo mettere mano anche a questo aspetto “ costituzionale” per ammodernare tutto il sistema, che vuol dire sviluppo commerciale, più economia, più valore aggiunto. Giusto rivendicare primogeniture, ma c’è ancora molto da fare.
Qualche regolamento interpretativo è necessario non per complicare, ma per mettere in pratica quello che un testo legislativo non può fare, e rendere certe norme più elastiche.
Crolla del 50% l’onere della burocrazia, costi e tempi, almeno dimezzati: più tempo per produrre e fare mercato. Ma resta il tema promozione ovvero valorizzazione dei binomi vino-territorio. Forse un più stretto legame fra vino-turismo-cultura potrebbe ridare slancio a progetti “nazionali” di supporto ad un consumatore italiano un po’ stanco, attento ai costi, alle lievitazioni di prezzo senza motivo e senza controllo. Forse incentivare l’e-commerce con controlli fiscali e giuridici certi potrebbe far rialzare le vendite nazionali. Ora una piccola chiave per superare le piccole doc c’è, ma va studiata bene. Altro tema su cui lavorare.
Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Docente Contratto Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297
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Nota: Giampietro Comolli è Editorialista di Newsfood.com,
Curatore della Rubrica di economia, food&beverage e Gusturismo e della rubrica “Cum grano salis“
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