Testamento biologico, ADUC: inutile e tombale il referendum contro il ddl del Governo

 

Firenze – Oramai e’ certo che il disegno di legge del Governo sul testamento biologico diverra’ tra breve legge e la liberta’ di disporre di noi stessi fino alla fine sara’
ingabbiata, consegnando i nostri corpi allo Stato ispirato dal Vaticano.

Le diverse voci dissenzienti, non avendo al momento armi apparentemente utili per impedire questo massacro di diritto e liberta’ individuale, hanno minacciato che, in caso di
approvazione, ricorreranno al referendum abrogativo.

Immaginiamo che, nel momento stesso in cui lo hanno minacciato, i sostenitori dello Stato invasivo abbiano gioito, perche’ e’ sicuramente un metodo per mettere la parola fine, una
pietra tombale, a qualunque speranza di cambiamento. E’ stato cosi’ per la legge 40 sulla fecondazione assistita, perche’ non dovrebbe essere altrettanto sul testamento biologico? A suo
tempo facemmo rilevare che il referendum abrogativo sulla legge 40 era inutile e pericoloso, ma la valanga dell’entusiasmo dei referendari non ci ascolto’ e porto’ il Paese ad un bagno
di voti, soldi e tempo perso perche’, come gia’ si poteva immaginare fin dall’inizio, stante l’attuale normativa sul referendum abrogativo, lo stesso sarebbe risultato nullo per la
mancanza di quorum. E cosi’ e’ stato. Perche’ non dovrebbe essere altrettanto nel caso odierno?

E’ bene ricordare, e non solo per questo ipotetico referendum la cui idea e’ stata lanciata dal sen. Ignazio Marino, che fintanto la legge sul referendum sara’ cosi’, la vittoria degli
sfascisti (quelli che puntano solo alla sfiducia negli strumenti del diritto e della democrazia) e’ assicurata: fintanto che per rendere validi i referendum ci vorra’ un quorum del 50%
1 dei partecipanti rispetto agli aventi diritto, e fintanto che la pronuncia di legittimita’ della Corte Costituzionale sara’ successiva alla raccolta delle 500.000 firme e non
preventiva, l’enorme macchina organizzativa ed economica che viene messa in piedi e’ solo un buco nell’acqua, perche’ chi non partecipa alla votazione e’ di fatto al pari di chi vota NO
all’abrogazione (non e’ una novita’ la disaffezione alta degli italiani a questo tipo di partecipazione democratica).

Per questo evocare il referendum appare un alibi alle proprie incapacita’ e la consegna delle armi nelle mani del nemico. Si abbia il coraggio di dire che allo stato dei fatti non ci
sono strumenti, che bisogna molto puntare sull’iter parlamentare, che bisogna si’ chiamare il Paese a dire la propria ovunque ma non col referendum. E si abbia anche il coraggio di
dire, come gia’ fu per esempio per l’aborto quando era un reato, che se nel nostro Paese non si potra’ impedire la violenza dello Stato sul proprio corpo, chi ha a cuore la liberta’
dell’individuo, purtroppo, anche per far rispettare la nostra Costituzione, sara’ costretto a consigliare dove poter andare all’estero per non farsi martoriare.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

 

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