Suinicoltura, oltre 500 allevatori ieri a Milano

E’ stata una giornata a difesa della suinicoltura lombarda e italiana, cinquecento allevatori della Coldiretti, giunti da tutte le province lombarde, affiancati da delegazioni in arrivo dal
Piemonte e dal Veneto, oggi pomeriggio si sono dati appuntamento a Milano, in piazza San Carlo, per incontrare i consumatori, denunciando la grave crisi che sta colpendo la suinicoltura Made in
Italy.

Oltre centocinquanta i cremonesi che, guidati dal presidente Roberto Biloni e dal direttore Assuero Zampini, hanno condotto nel cuore del capoluogo lombardo anche alcuni suini (giunti
dall’azienda trigolese ‘Brugnole’ di Giannenrico Spoldi), immediatamente divenuti uno dei punti forti della manifestazione, cui hanno preso parte oltre mille cittadini, invitati a sostare ai
gazebo gialli per una degustazione dei principali prodotti della nostra salumeria e per conoscere e condividere le motivazioni di un’iniziativa assunta per difendere il made in Italy
agroalimentare e valorizzare la suinicoltura italiana.

Alla presenza di tanti cittadini-consumatori il presidente di Coldiretti Lombardia Nino Andena ha aperto un pomeriggio di denuncia e di lotta, con un intervento nel quale ha illustrato – dati
alla mano – la situazione del settore, messo in crisi dalle importazioni di suini e carne suina di provenienza estera che poi vengono commercializzati senza che al consumatore venga data la
possibilità di riconoscere l’origine della materia prima.
“E’ ora di dire basta – ha affermato Andena – e pretendere che la suinicoltura italiana, rappresentata per oltre il 50% dalla suinicoltura lombarda, sia adeguatamente valorizzata consentendo al
consumatore di riconoscerla con etichette che finalmente riportino l’indicazione dell’origine delle carni utilizzate”.

Tra i presidenti provinciali intervenuti, Roberto Biloni ha quindi denunciato l’inaccettabile forbice esistente tra il compenso versato agli allevatori per i loro maiali (un compenso che si fa
sempre più risicato, a fronte di spese che sono invece in costante aumento) e il prezzo imposto al consumatore (che paga cinque volte in più per la carne, dieci volte in
più per i salami e fino a venti volte in più per i prosciutti). Sono seguiti i contributi di vari consiglieri regionali (erano presenti in piazza pressoché tutti gli
schieramenti), delle associazione dei consumatori, di vari allevatori delle diverse province lombarde. Tutti hanno evidenziato il valore del prodotto autenticamente made in Italy, definendo
dannoso e inaccettabile l’inganno per cui si spacciano per italiani prodotti che partono da animali importati dall’estero, privi della qualità e delle garanzie che solo i nostri
produttori possono assicurare. Da qui l’impegno – di Coldiretti, rappresentanti delle istituzioni e rappresentanti dei consumatori – a lavorare perché anche per i prodotti della
suinicoltura sia obbligatoria l’origine in etichetta.

Alla manifestazione hanno aderito e partecipato i Consiglieri regionali Enzo, Lucchini, Mario Sala, Marcello Raimondi, Marcello Saponaro, Silvia Ferretto Clementi e Enio Moretti che – con la
regia del Direttore regionale Eugenio Torchio – si sono prestati anche alla “vestizione” del vero maiale italiano, appendendo ad una grande sagoma riproducente il profilo di un suino i
principali prodotti tipici della suinicoltura lombarda (prosciutti, salami, coppa, ecc.).

La giornata milanese si era aperta nella mattinata con l’incontro fra le delegazioni provinciali Coldiretti e i vertici confederali, cui è seguito il colloquio con i vertici
dell’Assessorato all’agricoltura e della Commissione attività produttive della Regione, ai quali è stato consegnato il programma con precise proposte operative a sostengo della
suinicoltura italiana, proposte precedentemente illustrate, discusse, emendate insieme ai produttori. Forte, anche in questo passaggio, la presenza cremonese, che ha visto dieci allevatori, al
fianco del presidente Biloni e del direttore Zampini, prendere parte ai lavori. Il documento sarà immediatamente posto in discussione dalla Commissione attività produttive e
discusso all’Assessorato regionale.
La mobilitazione è soltanto all’inizio. Coldiretti ha infatti confermato l’intenzione di dare avvio a presidi davanti agli stabilimenti di lavorazione delle carni, dove si fa sempre
più forte il flusso di prodotto estero che poi viene “italianizzato” con salumi e prosciutti che si trovano in vendita come fossero figli della qualità Made in Italy.
Nei prossimi giorni si definirà la mappa delle proteste, insieme ad altre iniziative di informazione rivolte ai consumatori lombardi.
Per Coldiretti Cremona la mobilitazione ha già previsto una nuova convocazione degli allevatori cremonesi, attesi venerdì 16 novembre, alle ore 17, presso l’Ufficio Zona di via
Ruffini, per valutare e tradurre in azione le proposte emerse a tutela della suinicoltura.

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