Strano ma Buono (?)

Strano ma Buono (?)

By Redazione

Il cibo è una delle caratteristiche che rendono unica la persona; è un preciso indicatore di usi, costumi, località e tempi storici. Quindi quello che uno non penserebbe mai
di mangiare, per un altro è comune alimento. I vermi dell’agave sono molto apprezzati in Messico come aggiunta agli alcolici, tanto che alcune qualità di bevanda prendono il nome
dalla quantità e qualità di vermi inseriti. In Cambogia i ragni sono graditi, ma più come snack che come pasto abituale, mentre in Australia vengono consumati gli Witchetty
grub, larve un tempo cibo-base dagli aborigeni:

una sorta di patriottismo alimentare.

I rettili fanno la loro parte nel menù: gli alligatori, fritti in pastella di grano e serviti su uno stecchino sono un piatto tipico dell’America del Sud, Luisiana in particolare,
mentre il serpente a sonagli è proprio del Texas. Nella penisola dello Yucantan, i locali assaporano la carne di iguana: chiamate gallina de palo, polli da albero, questi rettili sono
considerati preda legittima e soggetti di numerose ricette, tacos compresi. Neppure i minerali vengono esclusi: in Georgia ed Alabama, specialmente nelle aree rurali, è diffusa
l’abitudine di consumare caolinite. Tale sostanza, una sorta di creta color bianco, è particolarmente gradita dalle donne incinte, anche se il consumo prolungato è portatore di
danni alla salute.

Anche il Vecchio Mondo ha la sua percentuale di “specialità” alimentari.

In Francia si possono assaggiare tete de veau, testina di vitello, un mix tra carne presa dal cranio e cervello del bovino ricoperto di gelatina, e Pieds de chameau, piedi di cammello,
piatto importato dai tempi delle colonie nell’Africa settentrionale.

Come è noto, in Gran Bretagna sono molto “amati” gli uccelli: in Galles è in uso la rook pie, torta di corvo, mentre in Scozia è tradizione cibarsi delle sule.
Considerati fin dall’antichità una prelibatezza, i piccoli di tali uccelli marini, localmente denominati guga, venivano serviti come aperitivo sulle tavole di re e nobili e sono
consumati ancora oggi. Sempre scozzese è l’haggis, interiora di pecora condite con cipolle.

Dalla penisola iberica arrivano il portoghese arroz de Cabidela, pollo con riso cucinato nel sangue del volatile, e i criadillas spagnoli, testicoli di toro o maiale, conditi con prezzemolo
e aglio particolarmente apprezzati se provenienti da toros bravos uccisi in una corrida.

I pesci sono particolarmente apprezzati nell’Europa settentrionale: norvegese è il lutefisk, stoccafisso marinato nella soda, mentre è svedese il surstromming, aringa
lievemente salata e poi sottoposta ad una doppia fermentazione, due mesi in barile di legno e 6-12 mesi in lattine, fino a quando il contenitore viene deformato dai gas interni. A quel punto la
latta può essere aperta, di norma sotto un forte getto d’acqua, e le aringhe consumate, spesso accompagnate da tunnbrod, un pane locale, burro, cipolle e patate bollite. Origine simile,
la necessità cioè di conservare cibi quando il sale era risorsa rara, ha l’hakarl islandese: carne di squalo fatta stagionare sotto terra per alcuni mesi. Di solito viene gustata
assieme alla locale grappa di patate, il brennivin o svarti dauði, morte nera.

Per concludere, i piatti più strani ed esotici d’Italia. Nato a Firenze, il cibreo è un piatto a base di uova, cipolle, salvia, fegatini, creste, cuori e bargigli di pollo. Si
dice fosse uno dei cibi di Caterina ‘de Medici, che tentò di esportarlo in Francia senza successo. Prodotto alimentare della Sardegna, ma con varianti anche in altre regioni,
è il cacio marcio, casu marzu, formaggio ottenuto mediante la contaminazione intenzionale dell’impasto con larve di mosca casearia. In alcune vallate alpine e zone della Sicilia, infine,
si consumano lumache crude, sia come cibo sia come farmaco naturale. Secondo la tradizione popolare, i molluschi sarebbero in grado di curare le malattie, quelle gastriche in particolare.

Per chi volesse sperimentare, ecco la ricetta del cibreo di pollo:

Ingredienti

  • 500 g di fegatini di pollo e di fagioli
  • 1 cipolla tritata
  • 4 foglie di salvia
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva
  • 2 tuorli d’uovo
  • ½ limone
  • brodo di pollo
  • farina
  • sale e pepe

Preparazione

20 minuti per la preparazione 15 minuti per la cottura

Far imbiondire la cipolla nell’olio e nel burro senza farla colorire. Togliere il fiele ai fegatini e tritarli con i fagioli grossolanamente, infarinarli ed unirli alla cipolla con qualche
foglia di salvia, sale e pepe.

Lasciar cuocere a fuoco medio per 10 minuti bagnando col brodo; togliere il tegame dal fuoco ed unire i tuorli precedentemente sbattuti col succo di limone. Lasciar riposare alcuni minuti e
servire l’intingolo su fette di pane toscano casereccio leggermente abbrustolite.

Matteo Clerici

Redazione Newsfood.com/Matteo Clerici

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