Stefano Simontacchi: accompagnare le aziende italiane all’estero col commercialista

Stefano Simontacchi: accompagnare le aziende italiane all’estero col commercialista

Su autorizzazione dell’interessato, pubblichiamo integralmente l’intervista di Capital a Stefano Simontacchi.
Redazione Newsfood.com
Stefano Simontacchi CAPITAL CLASS – Intervista di copertina 17 marzo 2016 -ACCOMPAGNARE ALL`ESTERO LE AZIENDE – IEA informa
Data: 12 marzo 2016

CAPITAL, data copertina, 17 marzo 2016

ACCOMPAGNARE ALL`ESTERO LE AZIENDE

(intervista a Stefano Simontacchi)
Il commercialista parla la stessa lingua dell`imprenditore perché comprende appieno ogni sfaccettatura delle dinamiche aziendali.

Parola di Stefano Simontacchi (nella foto), classe 1970, una laurea in economia e commercio alla Bocconi di Milano e un PhD in diritto tributario internazionale all`Università di Leiden, nei Paesi Bassi, dove da 15 anni svolge attività di docenza e da cinque dirige il Transfer Pricing Research Center.

Chi meglio di un commercialista, allora, poteva occupare la poltrona di amministratore delegato in una law firm che per numeri e dimensioni si può considerare una vera e propria azienda?

Così, dal 2013 Simontacchi ricopre il ruolo di managing partner (l’altro è Marcello Giustiniani) di Bonelli Erede, la prima realtà italiana nel diritto societario, con cinque sedi (Milano, Genova, Roma, Bruxelles, Londra), 300 professionisti, 143 dipendenti, 136 milioni di euro di ricavi nel 2014. Le sue competenze spaziano dalla fiscalità internazionale ai prezzi di trasferimento e pianificazione fiscale, dai private client alle operazioni immobiliari, dai fondi di investimento mobiliari e immobiliari alle strutture di private equity, dalle operazioni di m&a alle riorganizzazioni.

Poi c’è l’impegno sul fronte delle nuove norme. «La fiscalità è una materia chiave e rilevante in tutti i paesi del mondo, non possiamo esimerci dal dare il nostro contributo per migliorarla attraverso proposte, commissioni di studio e così via. Bisogna essere propositivi nei confronti del governo», sostiene Simontacchi.

Il suo contributo più recente si trova nel Patent box, introdotto dalla legge di stabilità 2015, che consente la parziale detassazione del reddito d`impresa riconducibile allo sfruttamento di beni immateriali, per esempio brevetti e marchi, derivanti dall`attività di ricerca e sviluppo.

«E determinante per la creazione di beni immateriali in Italia. In quest’ottica, sarebbe opportuno prevedere anche un innalzamento delle soglie del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo che oggi sono troppo ridotte per attrarre investimenti rilevanti dai grandi gruppi.

Domanda.
In quali direzioni sta puntando il lavoro del commercialista?

Risposta.
Il percorso evolutivo porta verso l’internazionalizzazione. Molte aziende italiane sono state inglobate o stanno per essere acquisite dai big player stranieri. Quelle che resistono spesso puntano sull’export per sopravvivere. L’imprenditore del 2016 deve essere accompagnato da un commercialista che parli fluentemente inglese, che abbia connessioni internazionali e possa dargli assistenza se decide di sbarcare in Cina, in India o in Africa.

Domanda.
Quale modello di aggregazione si va affermando per gli studi ?

Risposta.
Quello dei professionisti è, spesso, un mondo di solisti o di aggregazioni di solisti. Nel mondo, però, si va verso un modello di managed professional business, di professionisti aggregati, sì, ma gestiti in modo aziendale. Se la categoria dei commercialisti riuscisse ad applicare questo modello anche in Italia, potrebbe trarne un vantaggio competitivo, perché in noi è insita una visione aziendale. In caso contrario, il rischio è di finire con il soccombere sotto il peso di grandi firme strutturate.

Domanda.
Quali sono gli ambiti in cui i commercialisti possono cogliere nuove opportunità di lavoro?

Risposta.
A livello mondiale, il macrotrend da seguire  è quello della lotta all’economia sommersa e all’eliminazione delle asimmetrie informative. Un contesto in cui è maturata la voluntary disclosure. Poi, c’è grande fermento intorno al Beps (Base erosion and profit shifting action plan) proposto dall’Ocse per combattere l’elusione e l’evasione fiscale nelle operazioni che superano i confini nazionali. I professionisti del settore non possono non tenerne conto perché ha effetti nella gestione fiscale delle multinazionali, nel fax planning, nel risk management e perché ridisegna gli assetti di quei gruppi che si erano strutturati in aggressiva.

Domanda.
Che cosa consiglia a uno studio alla ricerca di nuove opportunità di business per espandersi?

Risposta.
Bisogna specializzarsi sempre più nella tassazione delle operazioni cross boarder. Il numero delle imprese che punta sulle esportazioni è in aumento e include una buona percentuale di pmi. In quest’ottica, assumono una valenza strategica il transfer pricing e il diritto tributario internazionale. Non si può più guardare solo alla norma nazionale, anche perché si procede verso regole e norme comunitarie, come sta avvenendo per le banche. Anche la regolamentazione in campo fiscale è destinata ad aumentare.

Domanda.
E a quel punto che cosa occorrerà fare?

Risposta.
È necessario rivedere la politica fiscale del paese.

D. Come?
R. Prima di tutto modificando il contesto strutturale. Per esempio, occorrerebbe lavorare alla creazione di un codice tributario unico, riunendo e semplificando la normativa esistente seguendo la regola delle tre C: norme chiare, coerenti e certe. Altro punto fondamentale è la riforma della giustizia tributaria, al fine di ottenere una riduzione dei tempi del contenzioso fiscale. Nei Paesi Bassi, per esempio, si arriva a un giudizio definitivo in tre anni, in Italia si sale a nove anni. Nel merito, invece, il paese dovrebbe definire una sua politica industriale e costruire un contesto normativo coerente, idoneo alle esigenze degli investitori italiani e stranieri.

D. E dal punto di vista geografico? Quali sono le aree più promettenti in cui c’è spazio crescente per portare business?

R. Credo fermamente che l’Italia debba puntare sull’Africa, sia dell’area del Mediterraneo sia di quella subsahariana, per svolgere un ruolo di leadership nel contesto economico globale dei prossimi decenni. Rispetto ad altri paesi, abbiamo un indubbio vantaggio competitivo che ci deriva da passati rapporti politico-culturali. La strategia dovrebbe essere quella di ritagliarci il ruolo di hub preferenziale per gli investimenti esteri diretti in Africa. In pratica, ciò che hanno fatto i Paesi Bassi con gli Stati Uniti trent’anni fa: adesso tutte le multinazionali americane che hanno investito in Europa hanno sede in Olanda. Si potrebbe, per esempio, provare a diventare l’hub degli investimenti cinesi in Africa, intervenendo anche sulla convenzione bilaterale Italia-Cina. Per riuscire a raggiungere questo obiettivo, però, è necessaria una serie di norme che faciliti la localizzazione in Italia di centri direzionali e che attragga gli high net worth individuali.

D. La voluntary disclosure ha garantito al governo un gettito superiore alle attese, ma le stime dicono che i capitali italiani all’estero rimangono ingenti…

R. Non solo quelli. Bankitalia ha reso noto che nel 2014 sono stati depositati biglietti da 500 euro per un volume cento volte superiore a quello dei biglietti emessi dal sistema bancario italiano. Io proporrei una voluntary disclosure nazionale, che porti alla luce l’economia sommersa del paese, stimata in oltre 250 miliardi di euro con un gettito evaso di oltre 100 miliardi di euro.   In questo modo, si potrebbero recuperare risorse per il paese e abbassare il livello impositivo. Il passo successivo sarebbe la stretta sul contante, riducendo la soglia massima, eliminando le banconote superiori al taglio di 50 euro e preferendo il pagamento elettronico.

Foto:
Copertina Capital: Stefano Simontacchi ed Enrico Zanetti vice Ministro dell’ Economia e delle Finanze

Vedi anche:

Simontacchi site:newsfood.com

Circa 38 risultati (0,33 secondi)

 

=================================

Redazione Newsfood.com
Contatti

Leggi Anche
Scrivi un commento