Stefano Simontacchi – DOPO LA VOLUNTARY: I patrimoni «opachi» costretti alla retromarcia

Stefano Simontacchi – DOPO LA VOLUNTARY: I patrimoni «opachi» costretti alla retromarcia

Stefano Simontacchi – DOPO LA VOLUNTARY: I patrimoni «opachi» costretti alla retromarcia   – Fondo de “Il Sole 24 Ore” del 30 Novembre 2015

DOPO LA VOLUNTARY

I patrimoni «opachi» costretti alla retromarcia

di Stefano Simontacchi

L’ esperienza della voluntary disclosure sta  volgendo al termine ed è tempo di fare un bilancio, anche alla luce dell` impatto che il mutato contesto internazionale ha avuto e, a mio avviso, potrebbe avere sulla procedura di rimpatrio: infatti, da un lato la proliferazione di strumenti finalizzati a consentire lo scambio automatico di informazioni tra Paesi (per tutti, la sottoscrizione dell`accordo per l`implementazione, a partire dal 2017, del nuovo standard unico globale per lo scambio di informazioni elaborato dall`Ocse) aumenta in modo esponenziale le probabilità di accertamento dei patrimoni esteri e, dall`altro, l`introduzione del reato di autoriciclaggio inasprisce in modo
così rilevante le conseguenze sanzionatorie da rendere l`opportunità di aderire alla voluntary disclosure una scelta obbligata.

Ciò detto, non può negarsi che la voluntary disclosure abbia avuto una gestazione particolarmente complessa e troppo lunga. Dopo l`annuncio nel 2013, la norma, contenuta inizialmente in un decreto legge emanato dal governo Letta a gennaio 2014, poi non convertito, è diventata finalmente legge entrando in vigore il 1^ gennaio 2015, dopo un lungo iter parlamentare.

Il successivo ritardo nel riordino della disciplina sul raddoppio dei termini per l’accertamento (entrata in vigore il 2 settembre 2015) ha fortemente compromesso l`adesione alla procedura.

L`applicazione della norma (con cui il contribuente dichiara tutte le violazioni commesse in tutti gli anni accertabili) ha sollevato notevoli problemi interpretativi e difficoltà nel reperimento di tutta la documentazione di supporto alla ricostruzione che il contribuente è tenuto a effettuare (tutt`altro che banale, soprattutto in presenza di strutture complesse che coinvolgono diversi paesi e consulenti-fiduciari locali).

Tali criticità hanno sicuramente rallentato i professionisti e, probabilmente, scoraggiato taluni contribuenti, a cui si aggiungono quelli che sono stati frenati (ingiustificatamente) da presunti timori connessi al possibile approccio dell`agenzia delle Entrate (durante e dopo la procedura di voluntary disclosure) che, al contrario, ha dato prova di grande ragionevolezza nella interpretazione di disponibilità a un confronto con i professionisti.

Nonostante la grande opportunità rappresentata dalla voluntary disclosure, questi problemi applicativi e la scarsa comprensione del nuovo contesto hanno certamente pregiudicato l`adesione da parte di una più vasta platea di contribuenti che ora si ritroveranno con patrimoni dislocati nei pochi paradisi fiscali rimasti. Giova ricordare che il successo del contrasto ai paradisi fiscali dell`ultimo decennio trae origine dalle azioni poste in essere dagli Stati Uniti dopo l’ 11 settembre, a cui sono seguite quelle dei singoli Paesi, con il fine di sconfiggere il terrorismo.

Questa battaglia si combatte anche impendendone il finanziamento, che viene attuato attraverso strumenti molto spesso simili a quelli utilizzati per perpetuare l`evasione fiscale internazionale.
Ciò non può non fare pensare al fatto che la nuova ondata di lotta al terrorismo comporterà un`accelerazione nell`implementazione di ulteriori strumenti sovranazionali volti a contrastarne il finanziamento. Di conseguenza, chi per i più diversi motivi non ha aderito alla voluntary disclosure si ritroverà esposto a fortissimi rischi.

Un`analisi di contesto non può prescindere dall`esame della sempre più grave situazione del sommerso domestico che non ha trovato rimedio nella cosiddetta “voluntary disclosure domestica” che ha, purtroppo, avuto rilevanza marginale.
Sconcertante è il dato recentemente reso disponibile dalla Banca d`Italia: dal 2010 le banche italiane hanno ricevuto in deposito 37 miliardi di euro in biglietti da 500 in più rispetto a quelli dalle stesse emessi. Nel 2014 (nelle more della voluntary disclosure) sono stati depositati biglietti da 500 euro per un volume cento volte superiore a quello dei biglietti emessi dal sistema bancario italiano! Si tratta di un vero e proprio “abuso” del contante che, ancor più alla luce delle necessità imposte dal contrasto al terrorismo, impone urgenti misure che indirizzino il Paese verso l`uso dei pagamenti elettronici. La valutazione congiunta dei vari elementi di cui si è fatto cenno suggeriscono da un lato l`adozione di misure sempre più efficaci e severe nella lotta al sommerso e dall`altro un`estensione della procedura di voluntary disclosure a tutto il 2016, in modo tale da consentire a chi non si è ancora attivato, per scelte sbagliate o timori ingiustificati, di procedervi, a chi deve sanare fattispecie complesse di avere il tempo di ricostruirle compiutamente. Si dovrebbe anche cogliere l`opportunità di introdurre misure volte a promuovere la voluntary disclosure domestica.

 

Redazione Newsfood.com
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