Spese pagate ai poveri: Babbo Natale esiste e vive negli USA
17 Dicembre 2011
Debiti pagati. Conti saldati con denaro contante. Famiglie in crisi che ottengono i soldi per un Natale in dignità, dove la spesa ed i regali non sono miraggi ma realtà.
Questi sono i Secret Santas, i Babbo Natale anonimi, ultimo aspetto della beneficenza USA.
Il fenomeno è ormai diffuso in tutti gli State, ma la probabile origine è in un normale Kmart di Indianapolis.
Come ricostruito dall’agenzia AP ( Associated Press). , l’inizio era meno che promettente: un proletario, padre di tre figli ed in cattive condizioni economiche, stava gestendo il layway: un
conto speciale, dove si fanno acquisti che rimangono in custodia del negozio finchè il loro valore non viene coperto totalmente.
Il padre è arrivato davanti al rappresentante Kmart col suo (limitato) contributo finanziario. Poi arriva Secret Santa, descritto dal rappresentante, il manager Edna Deppe. Spiega Deppe:
“A quel punto, si è presentata una signora e ha detto: no, questo conto lo pago io. Il padre l’ha guardata, poi ha fissato me, e mi ha chiesto se fosse uno scherzo. Gli ho risposto di
no: non conoscevo quella signora, ma lei intendeva sul serio saldare il debito. Allora lui è scoppiato a piangere”.
Dopo una breve indagine, Deppe ha concluso come il Babbo Natale in gonnella avesse saldato una cinquantina di layway. In base alla confessione della benefattrice, ciò è stato
fatto in memoria di Ben, marito morto da poco.
Comunque sia, il fenomeno dei Secret Santas si espande a macchia d’olio.
A Missoula (Montana) un uomo si è fatto indicare i conti in scadenza, con i clienti in ritardo irreparabile con le rate di pagamento, è li ha saldati. Ha messo sul tavolo la cifra
richiesta, 1200 dollari in contanti, ed è andato via, senza una parola di spiegazione.
A volta, da un Secret Santa ne nasce un altro, come dimostra la storia del Kmart di Omaha.
Come al solito, i conti del locale sono stati saldati da un benefattore anonimo. Stupefatti, i dipendenti hanno avvisato i clienti beneficiari, tra cui Lori Stearnes. Ricevuta la buona notizia,
la signora Stearnes ha deciso di entrare nella cerchia dei Babbo Natale in maschera, perché ” Santa Claus mi ha resa così felice che ho deciso di ripagarlo. Ho offerto i miei
soldi per saldare il conto di un’altra famiglia”.
A volte, il fenomeno è andato oltre il semplice consumismo positivo. Una donna, col figlio malato ed il layway in rosso, ha visto l’estinzione del conto come un segnale di speranza: ”
Ora posso ricominciare a credere al Natale”.
Quasi sempre, il fenomeno è un azione collettiva e mediata, ma non manca il mordi-e-fuggi individuale. Nel Michigan, la famiglia Butler (madre-padre-figlia) si stava recando da Walmart.
Un uomo ha avvicinato il capofamiglia Philip, gli ha lasciato una busta in mano ed è scappato. Dentro la busta, 100 dollari in contanti.
Ricca di buonismo, altruismo e sentimenti edificanti, la storia dei Babbo Natale segreti è bella, per alcuni troppo bella.
Secondo gli scettici, la comparsa di Secret Santa è solo un’iniziativa commerciale, un voler stimolare l’economia facendo leva su una vicenda zuccherosa, un racconto da Dickens
concretizzato da attori reali. Tuttavia, le catene di supermercati negano e gruppi di investigatori indipendenti non hanno trovato prove a supporto della tesi commerciale.
Secondo il Census Bureau, la spiegazione è meno losca ma non meno fastidiosa. La crisi economica sta spaccando la popolazione degli States in due grandi gruppi: tanti poveri (o sulla
soglia di povertà) e pochi ricchi.
Allora, quelli con finanze salde aiutano gli altri, magari imitando il vecchio col vestito rosso e la slitta tirata da renne.
FONTE: Margery Beck, “Anonymous donors pay strangers’ layaway accounts”, AP 16/12/011
Matteo Clerici
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