Somme percepite illegittimamente sul trattamento provvisorio di pensione

Le sezioni della Corte dei Conti si sono riunite per decidere circa la ripetibilità o meno di indebito corrisposto a titolo di trattamento pensionistico provvisorio.
La Corte, infatti, ha dovuto al riguardo analizzare da una parte i problemi dell’indebito previdenziale prodotto a seguito del conguaglio e dall’altra la giusta aspettativa del neo pensionato
ad avere il dovuto effettivo e le differenze non pagate per effetto del calcolo provvisorio.
Con la sentenza del 7 agosto 2007, n. 7, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti sono dovute ritornare sulla precedente sentenza n. 1/99/QM della stessa Corte, che stabiliva all’art. 206 del
D.P.R. n. 1092 del 1973, «non va riconosciuto carattere di principio generale all’irripetibilità delle somme indebitamente corrisposte ivi prevista per le sole ipotesi
relative a provvedimenti di modifica o revoca di pensioni definitive», senza che il giudice possa «attribuire rilievo alla buona fede del percettore per somme
erroneamente corrisposte su trattamenti provvisori».
Il collegio contabile, infatti, ha preso atto di quanto disposto dalla legge n. 241/90 e successive modificazioni, che impone la definizione del procedimento amministrativo entro precisi limiti
inderogabili di tempo (fissati peraltro dalla normativa interna di ciascuna amministrazione), al di là dei quali il ritardo nel provvedere diviene intollerabile.

Fatto e diritto
Negli anni è stata riscontrata una prassi caratterizzata dall’adozione di un decreto definitivo a distanza di lungo tempo dalla data di cessazione dal servizio e dalla liquidazione del
trattamento provvisorio.
La sentenza n. 1/99/QM della Corte dei Conti, in conformità all’art. 162, comma 7, del D.P.R. n. 1092/73, nella quale è previsto che, ” qualora l’importo della pensione definitiva
diretta o di riversibilità risultante dal decreto di concessione registrato alla Corte dei conti non sia uguale a quello attribuito in via provvisoria, la direzione provinciale del
tesoro provvede alle necessarie variazioni, facendo luogo al conguaglio a credito o a debito».
L’art. 206 del D.P.R. n. 1092/73 dispone che è possibile disporre il recupero solo se si verifichi che la revoca o la modifica del decreto definitivo di pensione «siano
state disposte in seguito all’accertamento di fatto doloso dell’interessato.

La posizione dell’Inpdap
E per questo l’Inpdap si è sentito autorizzato e legittimato a disporre le trattenute in sede di conguaglio all’atto di liquidazione della pensione definitiva.
In precedenza spesso la Corte dei conti ha dovuto decidere sulla ripetibilità di somme corrisposte a titolo provvisorio per dieci e più anni dal collocamento a riposo.

Le ragioni dei pensionati
I pensionati della P.A. spesso hanno dovuto restituire l’indebito pur nell’ambito del quinto della pensione, per la norma che impone la restituzione degli emolumenti erogati in eccedenza a
titolo provvisorio.

La decisione delle Sezioni riunite della Corte dei Conti
Secondo la Corte dei Conti, è intollerabile il ritardo con cui la PA continua a liquidare la pensione definitiva.
Il recupero dell’indebito formatosi su trattamento pensionistico provvisorio, secondo la più recente giurisprudenza, può effettuarsi, in base all’art. 162 del D.P.R. 29 dicembre
1973 n° 1092 e dell’art. 2, secondo comma, della L: 7 agosto 1990 n. 241, entro e non oltre il limite temporale stabilito con il regolamento ministeriale, ma dopo tale termine, il recupero
non può più essere effettuato.

Corte dei Conti, sezioni riunite, sentenza del 7 agosto 2007, n. 7
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