Sicurezza alimentare, nei supermercati 500 ritiri l’anno
18 Maggio 2009
In Italia, una catena di supermercati ritira ogni anno dagli scaffali 400/500 prodotti alimentari. E’ quanto emerge incrociando i dati forniti dal ministero della Salute con quelli del
controllo qualità di Coop ed Esselunga. Questo tema ed altri verranno affrontati nella prossima edizione di Sicura, Convention sulla Sicurezza alimentare e Nutrizione in programma a
Modena il 27 e 28 maggio prossimi.
Le campagne di ritiro sono un tema all’ordine del giorno anche in Europa, visto che l’anno scorso l’Italia ha inviato alla DG Sanco di Bruxelles (organismo che coordina il sistema di allerta
alimentare europeo Rasff) ben 468 segnalazioni (su un totale di 3040), collocandosi al primo posto dopo la Germania e la Gran Bretagna.
Per fare fronte alle emergenze gli uffici controllo qualità di Coop ed Esselunga dispongono di una struttura pronta ad intervenire in poche ore. La questione è abbastanza semplice
quando l’allerta indica un solo articolo. Risulta più complicata quando la segnalazione interessa un ingrediente utilizzato in centinaia di preparazioni, come è avvenuto qualche
anno fa per il peperoncino colorato con una sostanza cancerogena (Sudan 1), e più di recente con la carne di maiale irlandese alla diossina. In questi casi il ritiro si estende a diversi
prodotti e la gestione si complica.
A parte gli incidenti di rilievo, il Rasff evidenzia solo una minima parte dei prodotti difettosi esposti sugli scaffali. I ritiri quotidiani nel 15/20% dei casi scattano per difetti relativi
alla scadenza (errori di data, mancanza di inchiostro, scarsa leggibilità…). Spesso il ritiro è richiesto dall’azienda in seguito ad un problema riscontrato in fase di
produzione (latte con elevata carica microbica, snack troppo salati, chiusura della confezione non perfetta, diciture errate….). Gli stessi supermercati intervengono regolarmente sui prodotti
difettosi che recano il loro marchio. Alcune segnalazioni arrivano dai dipendenti quando sistemano gli scaffali e notano involucri troppa fragili, pasta con farfalline, confezioni di latticini
bombati, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate….
Ci sono poi i casi ispirati al principio di precauzione. Il sistema di allerta si attiva quando la comunità scientifica evidenzia sospetti su un additivo o su un ingrediente. In questi
casi si sospende la vendita e si invitano i produttori a modificare la formulazione (come è avvenuto per il benzoato aggiunto come conservante alle aranciate). Le segnalazioni più
preziose arrivano però dai consumatori attraverso il numero verde, le mail e le lamentele presso i punti vendita. Bastano 3/4 reclami per togliere il prodotto dagli scaffali, come
è accaduto di recente per una maionese con un forte odore di pesce, pane in cassetta dal sapore troppo acido e porzioni di arrosto di tacchino con una strana colorazione gialla
provenienti da aziende grandi e piccole. Gli episodi sono tanti ma per fortuna nel 90% dei casi il consumo degli alimenti sottratti alla vendita non può nuocere alla salute. Nonostante
tutti i controlli l’incidente è sempre dietro l’angolo come registra la cronaca quotidiana!





