Nutrimento & nutriMENTE

Seminario nazionale sulle sinergie stato-regioni sui progetti d'innovazione industriale

By Redazione

Ancona, 16 Ottobre 2007 – Di seguito, in sintesi, l’intervento dell’assessore regionale alle Attività Produttive Gianni Giaccaglia, al convegno di oggi organizzato da
Confindustria Marche.

«Con la finanziaria del 2007 il Governo ha avviato il progetto di innovazione industriale «Industria 2015». Le Regioni considerano questo approccio molto importante per
completare l’offerta di strumentazione pubblica di sostegno a favore dello sviluppo produttivo. Al momento solo per le prime tre aree è stata avviata l’attività istruttoria da
parte del Ministero. Auspichiamo che anche sulle altre due aree si proceda quanto prima all’individuazione dei meccanismi operativi che consentano di attivare tutti i bandi per il finanziamento
dei progetti delle imprese. Le Regioni, come è stato più volte indicato al Ministro Bersani e al Governo, intendono concorrere e partecipare attivamente alla definizione delle
strategie di politica industriale impostate su base nazionale. Nonostante l’attivazione formale della sede stabile di concertazione prevista dalla Finanziaria 2007, i provvedimenti che il
Governo ha adottato e che hanno una rilevanza e un impatto diretto sulla competenza regionale sono stati emanati senza il preventivo coinvolgimento delle Regioni.

E’ dunque ancora più necessario ribadire una considerazione di metodo sempre sottolineata dalle Regioni nelle posizioni espresse dalla Conferenza in occasione dei provvedimenti esaminati
in materia di attività produttive. Le Regioni infatti non possono non essere protagoniste di una nuova progettualità tesa ad analizzare il proprio territorio, le dinamiche
economiche settoriali ed intersettoriali al fine di riqualificare i sistemi produttivi e identificare percorsi di sviluppo originali. Sul piano operativo, si tratta di pervenire alla
definizione di un insieme di azioni trasversali e verticali di accompagnamento allo sviluppo dei cluster economici mappati sul territorio. Da parte sua, la Regione Marche si candida a
promuovere programmi, ad integrazione delle politiche nazionali, che siano in grado di favorire la crescita di competitività dei distretti industriali e produttivi, le reti e filiere di
imprese nonché i meccanismi di governance e di indirizzo delle realtà distrettuali.

In proposito vorrei sottolineare che il programma del Governo può tradursi in un’ottima opportunità per quelle Regioni come le Marche che presentano alcune importanti
peculiarità in ambito nazionale e che, se adeguatamente valorizzate, possono tradursi in vantaggi competitivi. Le Marche, ad esempio, sono caratterizzate una struttura economica
fortemente basata sull’industria manifatturiera, con un tasso di industrializzazione, in linea con le regioni più industrializzate del Nord.

Vorrei chiudere questo mio intervento ponendo l’accento sulla programmazione delle risorse, meglio ancora sulla certezza delle loro programmazione. Per la definizione della finanziaria 2008
abbiamo chiesto al Governo di affrontare con determinazione alcune questioni che riteniamo fondamentali. Mi riferisco all’adeguamento del Fondo Unico Regionale che è rimasto fermo sui
valori fissati in sede di primo riparto ma mi riferisco anche al superamento o comunque alla riforma della legge 488/92 per poter avere a disposizione strumenti adeguati che garantiscano
quantomeno il riconoscimento di maggiori spazi di codecisione e/o autonomia regionale in occasione dell’adozione di ciascun atto conseguente alla riforma stessa.

I bei progetti, la pianificazione di lungo periodo vanno infatti sostenuti con interventi di natura strutturale e vanno soprattutto sviluppati in piena armonia con le Regioni ed il complesso
sistema delle Autonomie. Se il complesso degli incentivi alle imprese va giustamente riconfigurato, è bene che altrettanto giustamente questo avvenga in modo consapevolmente partecipato.
Insomma, ciascuno deve fare la propria parte assumendosi le proprie responsabilità. Con equilibrio, lungimiranza e tanto sano pragmatismo».

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