Scontro UE-Inuit, rimane il bando per i prodotti a base di foca

Scontro UE-Inuit, rimane il bando per i prodotti a base di foca

Continua lo scontro tra Unione Europea e gli Inuit, sostenuti dal governo canadese.

Recentemente, gli organi di Bruxelles hanno ribadito la loro decisione: vietato importare in Europa pelli di foca e merce derivate. E permessa solo la vendita, ma non a scopo di lucro, dei
prodotti della caccia tradizionale Inuit.

Tale provvedimento arriva alla fine di una contesa che ha visto in campo due schieramenti.

Da una parte gli ecologisti e gli avversari senza se e senza ma della caccia alle foche.
I componenti di tale fazione hanno inviato numerose proteste, sia ai singoli Stati che agli organi dell’Unione, corredate di immagini cruenti. In questo sono stati facilitati dalla TV e
sopratutto da Internet, luogo di numerosi filmati che documentano la cattura e gli animali con abbondanza di particolari cruenti.

Dall’altra gli Inuit appoggiati dal Canada, che ha invitato gli i rappresentanti UE ad un ammorbidimento delle sanzioni, per non penalizzare l’economia indigena.

La vittoria è andata ai primi, che hanno visto confermare la linea dura.

Da parte sua, la delegazione di Ottawa ha richiesto l’intervento del WTO (World Trade Organisation) per la costituzione di un arbitrato per il dissenso: la prima riunione si è conclusa a
posizioni molto distanti.

Il Canada, insieme a Groenlandia, Namibia, Norvegia e Russia, compone la schiera di nazioni in cui la caccia alle foche ha importanza rilevante. In base alle stime, ogni anno vengono uccisi
circa 90.000 esemplari. Le loro pelli, grasso, carne ed organi vengono trasformate nei prodotti più vari, dai cappelli ai guanti alle capsule omega 3.

Matteo Clerici

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