Sanità Veneto: il medico di famiglia

By Redazione

Abano Terme ( Padova ), 17 Novembre 2007 – «Il ruolo del medico di famiglia nella nostra Regione è fondamentale, è il pilastro del modello veneto che pone il
benessere del cittadino al centro della sua programmazione, si colloca come mediatore tra il cittadino e il Servizio sanitario regionale e come garante della appropriatezza delle cure. La
Regione del Veneto si sta impegnando per individuare percorsi condivisi dove il medico di famiglia possa esprimere sempre di più la propria professionalità». Così ha
detto l’assessore alle Politiche sanitarie Francesca Martini, intervenendo questa mattina al convegno: «La Medicina Generale del Veneto: modelli evolutivi di erogazione delle cure,
criticità, prospettive di sviluppo». Promosso dalla Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) ad Abano Terme, Padova. Una relazione, quella dell’Assessore interrotta
in più passaggi dagli applausi dei medici di famiglia e che ha ricevuto il consenso del Segretario nazionale Fimmg, Giacomo Milillo e dei delegati regionali. Spiega Martini: «La
continuità assistenziale e la presa in carico globale del paziente sono valori non negoziabili perché qui si fonda la qualità dell’assistenza».

«Il Veneto investe 7 miliardi e mezzo di euro all’anno per la salute dei cittadini siamo in credito dallo Stato di 1 miliardo e 800 milioni, mentre 1 miliardo e 100 milioni ci sono dovuti
dal Fondo di perequazione. Il trasferimento statale di risorse (600 milioni di euro) per le prestazioni che eroghiamo a pazienti non veneti è in ritardo storico. Nonostante tutto, la
Regione del Veneto riesce con finanziamenti propri a garantire servizi sanitari e socio sanitari d’eccellenza». Ancora Francesca Martini: «La Regione del Veneto è la prima ad
aver introdotto la prioritarizzazione dell’intero nomenclatore. E’ un modello che pone al centro la trasparenza e l’equità. Abbiamo attivato un tavolo permanente di monitoraggio e per il
2008 il sistema sarà a regime. La medicina di famiglia è chiamata a rendere il cittadino consapevole del suo stato di salute e del suo percorso di salute. La medicina di famiglia
è chiamata anche a verificare che i percorsi di cura rispettino il diritto del paziente ad avere risposte certe, appropriate e nel giusto tempo. Sempre la medicina di famiglia si fa
garante con il cittadino che il Servizio sanitario regionale governi i processi di erogazione. Ecco perché lavorerò per potenziare l’informatizzazione della medicina di famiglia:
il medico di famiglia deve conoscere il quadro clinico del paziente che ha in cura, deve poter dialogare in tempo reale con le diverse branche della specialistica, deve rapportarsi celermente
con ciascuna area del Servizio sanitario regionale».

Dice l’assessore Martini: «Da dieci anni stiamo riorganizzando in Veneto il modello delle cure primarie. Le Utap (Unità territoriali assistenza primaria), che dovranno essere due
per ogni Azienda sanitaria come sanno i Direttori generali che hanno questo come uno degli obiettivi da centrare al termine del mandato, sono il luogo privilegiato per rispondere ai bisogni di
salute dei cittadini e sono contemporaneamente il posto ideale perché il medico di famiglia svolga il suo ruolo di specialista. Tutt’ora il 70% degli accessi al Pronto soccorso con
codici bianchi e verdi sono impropri: su ciò dobbiamo lavorare». Prosegue Francesca Martini: «Un tema che ho collocato nel cuore del mio agire è la cronicità:
la cronicità è la grande sfida dei prossimi anni. Occorre ripensare i percorsi di diagnosi e di cura, rafforzare l’assistenza domiciliare integrata, incrementare il numero di
strutture per le dimissioni protette (ospedali di comunità), ridisegnare l’organizzazione delle residenze sanitarie assistite (Rsa), dove il medico di famiglia non può che
continuare ad essere interlocutore privilegiato del paziente proprio per non spezzare una rapporto di fiducia con una persona che vive un momento di grave fragilità».

Conclude Martini: «La sanità è in evoluzione. Non possiamo negarlo. Sarebbe però una follia non metterci in gioco pensando di aver già raggiunto l’eccellenza.
Il tavolo per la qualità che ho attivato la scorsa settimana avrà un compito fondamentale: rendere coincidente la percezione di qualità di chi eroga e di chi riceve
prestazioni sanitarie. Qualità significa valutare l’appropriatezza delle cure, il rapporto fiduciario, l’accessibilità dei servizi, la quantità delle prestazioni, le
modalità di erogazione, il rischio clinico, la certezza dei tempi. La scommessa da vincere sarà comprendere in anticipo come evolve la domanda di salute e modulare di conseguenza
le risposte puntando ad un costante, consapevole e strutturato innalzamento dei livelli. La responsabilità di governo che il riformato Titolo V° della Costituzione attribuisce alle
Regioni non ci coglierà impreparati».

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