SAN SEBASTIANO, IL TEMPIO “ROMANO” DI MILANO

SAN SEBASTIANO, IL TEMPIO “ROMANO” DI MILANO

By Giuseppe

Il Tempio di San Sebastiano è uno degli edifici religiosi più insoliti e meno conosciuti di Milano. Sorge in via Torino, a pochi passi dal Duomo

Colpisce subito per la sua forma inconsueta: invece della classica pianta basilicale, ha una struttura centrale ottagonale, ispirata ai modelli rinascimentali romani.

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

Milano, 12 maggio 2026

 

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero

SAN SEBASTIANO, IL TEMPIO “ROMANO” DI MILANO

di Ben Sicchiero

Il Tempio di San Sebastiano è uno degli edifici religiosi più insoliti e meno conosciuti di Milano. Sorge in via Torino, a pochi passi dal Duomo, e colpisce subito per la sua forma inconsueta: invece della classica pianta basilicale, ha una struttura centrale ottagonale, ispirata ai modelli rinascimentali romani.

Venne costruito a partire dal 1576, durante una delle più terribili epidemie di peste che colpirono Milano. Il governatore spagnolo della città, Carlo Borromeo Arese (da non confondere con san Carlo Borromeo), fece voto di edificare un tempio dedicato a san Sebastiano se la città fosse stata liberata dal contagio.

Il culto di San Sebastiano era infatti legato tradizionalmente alla protezione contro la peste. Il santo, trafitto dalle frecce, veniva interpretato simbolicamente come colui che resisteva ai “dardi” della malattia.

La progettazione fu affidata a Pellegrino Tibaldi, uno dei grandi architetti del tardo Rinascimento lombardo, già attivo nel Duomo di Milano e in numerose opere legate a san Carlo Borromeo. Pellegrino dovette tener conto di alcuni condizionamenti: lo spazio assai ridotto di cui disponeva, soprattutto, e i fondi modesti stanziati dalla Fabbriceria, che gli suggerirono l’idea insolita di un edificio perfettamente cilindrico, con palese rimando alla struttura del Pantheon romano che Pellegrino amava molto e da cui deriva la soluzione delle cappelle radiali inserite nello spessore del muro. 

Per l’esterno, Pellegrino sceglie un registro di voluta severità: scandiscono il piano, nel primo ordine, coppie di lesene di ordine dorico che racchiudono, in corrispondenza delle cappelle interne, otto grandi archi; sopra l’architrave si svolge il fregio a triglifi e metope decorate con riferimenti a san Sebastiano. Dopo la partenza di Tibaldi per la Spagna, la direzione del cantiere passò a Giuseppe Meda e successivamente ad Antonio Barca.

San Sebastiano è considerata una delle chiese più “romane” di Milano. Tibaldi si ispirò infatti non solo al Pantheon ma anche alla Basilica di San Pietro e soprattutto alla stagione architettonica di Donato Bramante.

La pianta ottagonale aveva un significato simbolico: l’otto richiamava la resurrezione; la forma centrale rappresentava armonia e perfezione divina; l’edificio doveva apparire quasi come un tempio votivo più che una parrocchia tradizionale.

Per secoli la cupola di San Sebastiano fu uno dei punti riconoscibili dello skyline milanese visto da sud.

Nel 1938, il Podestà Gallarati Scotti decide che è giunto il momento di valorizzare il tempio: nel 1940 si eseguiva il tanto auspicato isolamento esterno del presbiterio, con l’abbattimento delle casupole che si erano addossate alla chiesa lungo Via Torino. A questo seguiva un restauro e una sistemazione. Ma il vicino edificio che veniva elevato sull’isolato tra Piazza S.M. Beltrade e Via Torino annullava il risultato dell’isolamento, oscurandone la vista anche dalla Piazza Duomo. 

La costruzione di San Sebastiano ricorda molto certi meccanismi sociali osservati anche nei tempi moderni: epidemie, paura collettiva, processioni, voto pubblico e costruzione di edifici religiosi come ringraziamento.

Durante la peste del 1576, Milano era attraversata da cortei religiosi guidati da San Carlo Borromeo, che percorreva spesso la città a piedi scalzi. La chiesa sorge lungo via Torino, che ricalca l’antico cardo della Mediolanum romana. Era quindi collocata in un punto di enorme passaggio commerciale e popolare.

Secondo tradizioni popolari, durante le epidemie le “frecce invisibili” del male attraversassero la città di notte; e la cupola di San Sebastiano proteggeva il quartiere dai fulmini più devastanti. Nei secoli passati commercianti della zona accendevano ceri al santo prima dei violenti temporali estivi.

Pur trovandosi in una delle vie più trafficate di Milano, molti descrivono San Sebastiano come un luogo sorprendentemente raccolto e silenzioso, quasi isolato dal caos esterno. Questa sensazione ha contribuito a creare attorno all’edificio un’aura particolare.

Vedi altri articoli “I luoghi di Milano di Ben Sicchiero”(Clicca qui)

 

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