Salute, identificata una proteina che può inibire la diffusione del tumore

Salute, identificata una proteina che può inibire la diffusione del tumore

Una proteina prodotta da determinati tumori inibisce la diffusione della malattia e può in teoria essere sfruttata come trattamento anti-tumorale.

La ricerca ha già appurato che i tumori metastatici preparano “zone di atterraggio” in altri organi secernendo specifiche proteine che incoraggiano la crescita del tumore e inducono lo
sviluppo di nuovi vasi sanguigni per alimentarlo. Alcuni ricercatori del Children’s Hospital di Boston, come riporta PNAS, hanno ora scoperto che i tumori non-metastatici secernono una proteina
specifica, la prosaposina, che inibisce le metastasi promuovendo la produzione di fattori che bloccano la crescita dei vasi sanguigni. Ciò è stato confermato dai test di
laboratorio che hanno riscontrato alti livelli di prosaposina nei tumori non-metastatici di prostata e mammella, e bassi livelli della proteina nei tumori metastatici.

Come secondo passo i ricercatori, dopo aver introdotto prosaposina in cellule tumorali altamente metastatiche, le hanno iniettate nei topi. A seguito del trattamento, le metastasi al polmone
sono risultate ridotte dell’80%, le metastasi ai linfonodi nulle, e si è rilevato un incremento significativo nella sopravvivenza degli animali.

L’iniezione di prosaposina direttamente nel topo, dopo che allo stesso erano state inoculate cellule tumorali, risultava produrre una notevole riduzione delle metastasi polmonari, e la
sopravvivenza nei topi risultava almeno del 30% in più di quelli non inoculati.

Sembra in particolare che la prosaposina stimoli l’attività del gene onco-soppressore p53 nel tessuto connettivo che circonda il tumore (stroma). p53 stimola a sua volta la produzione di
un inibitore del fattore di crescita dei vasi sanguigni, anche in tessuti distanti dal tumore.

“La prosaposina, o i derivati che stimolano l’attività del gene p53 a livello dello stroma tumorale, possono rappresentare una strategia per inibire i processi metastatici nell’uomo” ha
commentato Randolph S. Watnick, che ha partecipato alla ricerca.

Leggi Anche
Scrivi un commento