Sadam di Jesi: per la Cia Marche un dietro-front ingiustificato ed inammissibile
10 Gennaio 2008
Meraviglia, e indignazione, la Confederazione italiana agricoltori delle Marche non ha altre parole per commentare l’annuncio della chiusura dello stabilimento Sadam di Jesi.
Annuncio che arriva come un fulmine quanto meno improvviso nel cielo rasserenato dalle decisioni prese e ratificate giusto qualche mese fa: riconversione dell’altro polo marchigiano dello
zucchero -quello di Fermo- e concentrazione della produzione su quello jesino. Una soluzione che aveva trovato d’accordo tutti, nell’ottica di salvare produzione, posti di lavoro e bieticoltura
marchigiana. Ma che ora è stata disattesa. «Questo accordo -spiega Nevio Lavagnoli, vicepresidente della Cia Marche- è stato sottoscritto da Regione, Provincia di Ascoli
Piceno, Comune di Fermo, sindacati dei lavoratori e Gruppo Eridania-Sadam ed aveva trovato tutti concordi anche nel puntare sulla Sadam di Jesi quale punto di riferimento delle Marche per il
settore dello zucchero. Ora tutto questo viene smentito adducendo, tra le motivazioni, che non ci sarebbero barbabietole a sufficienza, mentre proprio in virtù dei patti precedenti i
nostri agricoltori hanno garantito a questa coltura oltre 10mila ettari e non solo: quello che va chiarito è che la bieticoltura marchigiana è perfettamente in grado di sostenere
il fabbisogno di barbabietola della Sadam, qualunque esso sia. Ci chiediamo a questo punto che tipo di politica sia questa e che fiducia pensi di poter dare alle realtà coinvolte in
questo comparto, che non è importante solo per l’agricoltura».
Ma è il settore agricolo che rischia di pagare, ancora una volta, uno dei tributi più pesanti: migliaia di ettari destinati alla bieticoltura che potrebbero diventare inutili.
Questa mattina (10 gennaio, ndr) un nutrito gruppo di rappresentanza del Consorzio dei bieticoltori ha manifestato davanti alla sede della Regione Marche, dove nel frattempo si stava svolgendo
un vertice tra le parti interessate.
«Regione, sindaco di Jesi e le associazioni di categoria -continua Lavagnoli- siamo concordi nel mantenere un fronte unico, che dica no nell’immediato a questa decisione e che,
soprattutto, respinga le posizioni prese dalla società. Chiediamo che almeno per il 2008 tutto resti come previsto negli accordi già stipulati».





