Russia: A rischio l’import di vino italiano a tutto vantaggio di birra e vodka
30 Maggio 2011
Mosca – “Mosca vuole cambiare in corsa le regole del trade enologico: si rischia un nuovo protezionismo proprio nel mercato di sbocco più dinamico al mondo”. È la sintesi del messaggio lanciato oggi a Mosca da Lamberto Vallarino Gancia,
presidente di Federvini e Ceev (Comité européen des entreprises vins) e Giancarlo Voglino, coordinatore dell’Istituto del vino italiano ‘Grandi Marchi’, associazione che
riunisce le 17 aziende-icona del vino italiano nel mondo.
“Chiediamo attenzione al Governo Russo – hanno detto i due player del vino italiano nell’ambito della manifestazione “Solo italiano” organizzata dalla IEM, International Exhibition Management –
e soprattutto criteri uniformi a quelli internazionali all’insegna di una maggiore liberalizzazione. Il drastico cambio delle regole, attualmente in discussione alla Duma, potrebbe ridurre un
mercato che solo lo scorso anno in Italia è cresciuto del 60%, per un valore che ha ormai superato i 100 milioni di euro annui”.
Sul tavolo gli elementi critici che rischiano di far saltare l’import di vino in Russia a tutto vantaggio di birra e vodka: scadenze delle licenze degli importatori, revisione della
regolamentazione delle etichette e scarsa tutela delle denominazioni di origine, sono – secondo l’analisi emersa oggi – elementi che, se approvati, incideranno negativamente e in modo
determinante sulle correnti commerciali, facendo da barriera alle importazioni.
Il cambio delle regole commerciali è definito ‘integrale’, per questo all’appuntamento che ha visto presenti anche il direttore dell’Ice, Roberto Pelo, esponenti ministeriali russi
e dell’Agenzia federale regolamentazione alcolici, si è chiesto attenzione al Governo russo, oltre alla possibilità di concertare strategie e proposte all’insegna di una maggiore
liberalizzazione delle importazioni di vino dall’Europa e dall’Italia.
Il vino in Russia rappresenta il 7% dei consumi di bevande alcoliche (75% la birra, 18% la vodka). La produzione interna riesce a coprire appena il 40-45% della domanda (9 milioni di
ettolitri), rendendo necessario un massiccio e crescente ricorso alle importazioni. Specie nel settore dei ‘premium wines’, dove l’Italia è il secondo esportatore dopo la Francia.
L’Italia e’ fortissima negli spumanti dove rappresenta circa la meta’ dei volumi spediti in Russia, mentre e’ molto indietro sul vino fermo, con alcuni Paesi come la Germania che esportano
più dell’Italia.
Redazione Newsfood.com+WebTv





