Riforma del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, le linee guida condivise

By Redazione

 

In vista del negoziato intergovernativo che si aprirà il prossimo 19 febbraio a New York sulla riforma delle Nazioni Unite, si è svolta alla Farnesina il 5 febbraio scorso
una importante riunione.

All’incontro informale organizzato dal ministero degli Esteri hanno partecipato 77 paesi.

Trasparenza, efficacia, inclusività. Sono questi i criteri che l’Italia considera irrinunciabili per la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ed è su queste
linee-guida che tutte le delegazioni presenti alla Farnesina hanno convenuto.

L’Onu va riformata, a partire dal Consiglio di Sicurezza, ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini concludendo la riunione. Il titolare della Farnesina ha rimarcato come
all’incontro sia intervenuto un numero molto ampio di Paesi ed ha spiegato che le conclusioni raggiunte non vogliono essere “un modello precotto, ma un contributo estremamente
importante per i negoziati”.

Il ministro degli Esteri ha spiegato, nel corso della dichiarazione finale, che i partecipanti alla conferenza hanno raggiunto un ampio consenso su alcuni criteri fondamentali.

In primo luogo, per riformare il sistema “occorre un consenso più ampio possibile senza il quale tale riforma non si puo’ realizzare. Non può essere assunta una decisione
a maggioranza, anche se qualificata, che avrebbe il difetto di escludere molti Paesi”.

La seconda linea guida è quella della “rappresentatività”: il Consiglio di Sicurezza, ha spiegato, deve rappresentare tutti i Paesi dell’Assemblea, anche quelli più
piccoli e medi. E soprattutto deve rappresentare tutte le regioni del mondo. In questo senso Frattini ha osservato come il continente africano sia “sottorappresentato” nel Consiglio di
Sicurezza attuale.

Il terzo criterio è quello della responsabilità, nel senso che il Consiglio di Sicurezza deve “rendere conto in modo trasparente delle proprie azioni e decisioni”
all’Assemblea generale.
Quarto ed ultimo punto sul quale i rappresentanti di 77 Paesi hanno trovato ampio accordo è stato quello dell'”efficienza”: “Non si può parlare solo di numeri del
Consiglio di Sicurezza – ha osservato ancora Frattini – ma di capacità di risolvere le crisi globali”.

“Questi punti – ha concluso il ministro – vogliono essere linee-guida per le quali chiediamo attenzione, ma non proposte per una riforma già definita dal momento che siamo aperti
e flessibili”.

Il capo della diplomazia italiana ha infine rilanciato la proposta di Roma di organizzare in Italia un summit delle organizzazioni regionali di tutti i continenti per la definizione di
una nuova governance globale che sia il più possibile trasparente e rappresentativa.

La battaglia dell’Italia a Palazzo di Vetro si inserisce da anni invece nell’ambito del gruppo ‘Uniting for Consensus’, che sostiene una maggiore rappresentatività dell’organo
esecutivo delle Nazioni Unite attraverso un ampliamento dei membri elettivi non permanenti.

 

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