Ricerca e innovazione, 270 milioni e 10 tecnopoli nel nuovo programma regionale

Bologna – Una rete regionale per l’alta tecnologia collegata alle più avanzate esperienze europee, 270 milioni di euro di investimenti e 10 tecnopoli dedicati in modo permanente
alla ricerca di interesse industriale.

Alla vigilia dell’apertura della quarta edizione di «Research to business», la manifestazione dedicata alla ricerca industriale che prende il via domani nel quartiere fieristico
bolognese, la Regione Emilia-Romagna presenta il nuovo programma per l’innovazione, che dà seguito a quanto già realizzato con il primo attivato nel biennio 2004-2007.
L’Emilia-Romagna dedicherà allo sviluppo delle attività di ricerca e innovazione una parte significativa (120 milioni di euro) delle risorse derivanti dall’accordo raggiunto con
la commissione europea per l’attuazione del programma di sviluppo regionale 2008-2013. Ai fondi europei si affiancheranno, nei prossimi 5 anni, altri 150 milioni (30 l’anno) di risorse
regionali. Complessivamente il nuovo programma regionale impegnerà per ricerca e innovazione di impresa circa 270 milioni che potranno mobilitare altri 600 milioni di euro di
investimenti da parte delle imprese, con un aumento del 10% annuo negli investimenti di ricerca e sviluppo in regione.
Il nuovo programma regionale ha tre obiettivi: il sostegno della «domanda di ricerca» e dei progetti di innovazione delle imprese; la promozione della «offerta di
ricerca» da parte di università e di enti di ricerca; il sostegno della creazione di nuove imprese derivanti dall’impiego dei risultati della ricerca.
Le aree dei tecnopoli saranno realizzate con il sostegno della Regione, insieme agli enti locali, le università, gli enti di ricerca nazionali operanti in regione (Cnr, Enea e Infm).
«L’obiettivo – spiega l’assessore regionale alle attività produttive Duccio Campagnoli – è creare in Emilia-Romagna quello che c’è in altre grandi esperienze europee:
una rete di strutture dedicate in modo permanente alla ricerca industriale e al lavoro con le imprese. Vogliamo che i nostri distretti produttivi diventino distretti tecnologici e che, assieme
alle imprese, vi siano le nuove imprese rappresentate dai laboratori di ricerca. I tecnopoli sorgeranno nei diversi territori della regione, avranno una particolare specializzazione e saranno
connessi fra loro per far sì che le imprese, collegandosi alla rete, trovino il meglio per la risposta ai loro bisogni e alla volontà di innovazione».

Il progetto per i tecnopoli
Per far crescere i laboratori saranno realizzate da Piacenza a Rimini vere e proprie aree per la ricerca industriale
specializzate, che si chiameranno tecnopoli come nell’esperienza francese e saranno connesse fra loro nella rete delle piattaforme tecnologiche. Il programma della Regione contribuirà a
sostenere: la realizzazione delle infrastrutture fisiche dei tecnopoli; gli investimenti in nuove apparecchiature scientifiche utilizzabili anche per le imprese e un programma di attivazione di
almeno 300 contratti pluriennali per il lavoro di nuovi giovani ricercatori; la generazione o l’insediamento nei tecnopoli di nuove imprese create con i risultati della ricerca.
Per realizzare la rete, la Regione ha stretto accordi di collaborazione con il Fraunhofer Institut tedesco, cui fa capo la rete della ricerca industriale creata in Germania, e con l’agenzia
francese per l’innovazione Adit. Il programma regionale, ispirandosi a queste esperienze europee, si propone di organizzare e far crescere la rete dei laboratori, dotandoli di un vero e proprio
accreditamento delle capacità di ricerca in rapporto con le imprese; aggregandoli e connettendoli in «network» tematici che costituiranno, come nell’esperienza tedesca,
altrettante «piattaforme tecnologiche» rivolte a operare con le imprese delle filiere più significative del sistema produttivo regionale.
Questi i poli che si svilupperanno nell’ambito delle piattaforme regionali, secondo le prime linee progettuali. Il polo di Bologna ospiterà tecnologie per l’automazione industriale, per
nuovi materiali (in connessione con il Parco Torricelli di Faenza), nanotecnologie (con Cnr), telecomunicazioni multimedia e scienze della vita. A Modena e Reggio Emilia, meccatronica e
tecnologia della ceramica. A Parma, tecnologia dell’industria alimentare. A Piacenza, in collaborazione con il Politecnico e l’Università Cattolica di Milano, tecnologie per le macchine
utensili e per l’energia. Sempre in tema di tecnologie energetiche e ambientali (in collaborazione con Enea) e di tecnologie delle costruzioni si organizzerà una piattaforma regionale
con iniziative a Bologna, Ravenna e Reggio Emilia. A Ferrara ci si occuperà di farmaceutica, di tecnologie ambientali in particolare per il ciclo dell’acqua e di biotecnologie. Tra
Ravenna, Forlì e Rimini crescerà il distretto nautico. A Rimini si svilupperanno tematiche su multimedialità e design per il sistema moda, a Cesena ict e tecnologie per
l’industria ortofrutticola.
Il programma regionale promuoverà la partecipazione alla rete dei tecnopoli anche dei laboratori di ricerca e sviluppo delle imprese che vorranno dedicarsi, oltre al lavoro per
l’impresa, ad attività di formazione specialistica, ricerca e trasferimento tecnologico.
La Giunta regionale ha approvato le linee guida per la presentazione delle manifestazioni di interesse con progetti di tecnopoli da parte di enti locali, università ed enti di ricerca.
Saranno pubblicate in un numero dedicato del Bur e sono da oggi consultabili sul sito internet della Regione Emilia-Romagna.

I risultati del primo programma regionale per la ricerca e l’innovazione
Il programma 2004-2007 ha dato risultati molto importanti. Sono stati selezionati
e sostenuti 529 progetti di ricerca e innovazione delle imprese, che hanno messo al lavoro nelle imprese 930 nuovi giovani ricercatori, attivato 730 contratti di collaborazione con
università ed enti di ricerca e portato una domanda e un fatturato per ricerca aggiuntivo di 38 milioni di euro.
I progetti di innovazione sviluppati dalle imprese hanno prodotto oltre 300 nuovi brevetti. Sul versante dell’«offerta» di ricerca industriale, con il programma regionale si sono
creati 27 nuovi laboratori di ricerca industriale e 24 centri di trasferimento tecnologico. Nei laboratori sono stati attivati, con le risorse del programma, 647 contratti di ricerca per
giovani ricercatori, al fianco di quasi 800 altre unità di personale tra professori e ricercatori impegnati in vario modo nei laboratori.
E’ dal consolidamento e dallo sviluppo di questa offerta di ricerca che il nuovo programma regionale vuole ripartire

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