Redditi: è emergenza a tavola

Dopo l’abitazione è alla spesa alimentare che gli italiani riservano la fetta maggiore dei propri redditi destinati al consumo con una percentuale vicina al 19 per cento ed un valore che
è salito a 467 euro al mese, è quanto emerge da uno studio della Coldiretti sulla base dei dati Istat dai quali emergono forti variazioni a seconda della tipologia della famiglia
e della condizione professionale della persona di riferimento.

La busta della spesa alimentare – sottolinea la Coldiretti – pesa soprattutto sui soggetti con redditi bassi come le coppie o persone sole con piu’ di 64 anni (21,9 per cento della spesa
totale) e sulle coppie con tre o piu’ figli (21,9 per cento), mentre per quanto riguarda la condizione professionale sono i pensionati o ritirati dal lavoro (21,1 per cento) e gli operai (20,3
per cento) a sentire gli effetti dei rincari dei prezzi. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di una evidente dimostrazione che i rincari che si sono verificati nel settore alimentare con
aumenti record per prodotti base come pane ( 12,6 per cento), la pasta ( 8,6 per cento), il latte ( 7,7 per cento), la frutta ( 4,8 per cento), la carne ( 3,5 per cento) hanno effetti sul
carovita e necessitano di un intervento. Nel 2007 in Italia se complessivamente la spesa alimentare è rimasta invariata ( 0,1 per cento) le quantità portate a casa dalle famiglie
per effetto dell’aumento dei prezzi si sono ridotte dell’1,3 per cento con piu’ pollo, frittata e acqua mentre calano pane, pasta e vino. Tra gli spostamenti piu’ significativi si registra
infatti un calo nei consumi di pane (- 7 per cento), pasta di semola (- 4,3 per cento), latte fresco (- 2,2 per cento), formaggi (-0,4 per cento), vino (- 8,4 per cento), frutta (- 2,6 per
cento), verdura (-2,6 per cento), olio di semi (- 5,9 per cento), carne bovina (- 4 per cento) e suina (- 4,6 per cento), mentre aumentano la carne di pollo ( 6,2 per cento), le uova ( 5,3
per cento), lo yogurt ( 4,2 per cento), l’acqua ( 1 per cento) e l’olio extravergine ( 1,8 per cento), secondo le stime elaborate dalla Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi
nove mesi del 2007.

La responsabilità degli aumenti – continua la Coldiretti – viene attribuita soprattutto ai troppi passaggi intermedi che i prodotti fanno per arrivare dal produttore al consumatore (66
per cento) a differenza di quanto accade negli altri paesi europei (42 per cento). Ma sotto accusa sono anche i rincari eccessivi applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37
per cento) mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori. Gli italiani temono per il mancato governo della situazione e addirittura il 37 per cento arriva a chiedere – sottolinea la
Coldiretti – un intervento pubblico per calmierare i prezzi degli alimenti. Contro gli aumenti record nel 2008 debuttano anche in Italia i mercati esclusivi degli agricoltori, i cosiddetti
farmer market, dove è possibile fare la spesa direttamente senza intermediazioni per combattere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola, grazie all’entrata in vigore del
Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.301 del 29 dicembre 2007 e fortemente sostenuto dalla mobilitazione della Coldiretti.

A partire dal 2008, tutti i Comuni hanno la possibilità di avviare mercati gestiti dagli agricoltori localizzati anche in zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile
a seconda delle esigenze locali e secondo le stime dell’Osservatorio sulle vendite dirette promosso dalla Coldiretti, potrebbero essere aperti mercati degli agricoltori in 400 città con
la partecipazione esclusiva di 8mila aziende agricole in grado di offrire prodotti alimentari con la migliore convenienza nel rapporto tra prezzi e qualità. Esperienze positive promosse
dalla Coldiretti sono già attive a Taranto in pieno centro città, a Bari, a Potenza, in Toscana in provincia di Pistoia nel comune di Marliana e a Montevarchi in provincia di
Arezzo, a Monselice in provincia di Padova, a Trento e a Torino dove è funzionante l’«Oasi dei prodotti tipici della campagna piemontese» stabilmente la prima domenica di
ogni mese (esclusi gennaio, luglio, agosto) in piazza Palazzo di Città.

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