Natale e Capodanno: le tavole più povere degli ultimi dieci anni

Secondo il primo bilancio stilato dalla Cia, la flessione negli acquisti ha riguardato un pò tutti i prodotti, con pane, pasta, carne e ortofrutticoli in testa, in diminuzione anche i
dolci, mentre c’è stata una crescita per vini e spumanti, molto affollati i mercati degli agricoltori allestiti soprattutto nei borghi e nelle zone rurali, visitati da circa 8 milioni di
persone perché più convenienti rispetto alla normale distribuzione.

Natale e Capodanno appena passati saranno ricordati come i più «poveri» sotto il profilo alimentare. I consumi hanno fatto registrare un calo del 4 per cento rispetto allo
scorso anno e per trovare un risultato così negativo bisogna tornare indietro almeno di dieci anni. Il caro-prezzi, però, ha fatto lievitare la spesa degli italiani che per
imbandire le loro tavole per le feste, pur consumando di meno, hanno sborsato poco più 6 miliardi di euro, il 6,5 per cento in più nei confronti dell’anno precedente. A rilevarlo
è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale sottolinea la flessione ha interessato generi come il pane, la pasta, il latte e i sui derivati (formaggi in particolare), gli
ortofrutticoli, la carne che in questi ultimi mesi hanno subito aumenti ingiustificati sull’onda di manovre speculative.
Sono state, dunque, feste austere. Non ci sono state spese folli, almeno sotto l’aspetto alimentare. Comunque, a tavola -ricorda la Cia- anche quest’anno ha vinto la tradizione e soprattutto il
«made in Italy». Come il solito, hanno prevalso nei pranzi e nelle cene tra le mura domestiche carni, pesce, insaccati, vino e spumanti. Specialmente per questi ultimi il calo dei
consumi non si riscontrato, con oltre 80 milioni di bottiglie, nella stragrande maggioranza nazionali, con Asti e Prosecco in testa.
Tra le carni e gli insaccati sono stati preferiti -rileva la Cia- pollo e tacchino (i cui consumi, dopo il crollo provocato dall’aviaria, sono tornati a crescere), maiale, cotechini e zamponi
che, viste i rincari, anche in questa occasione sono stati preferiti ad ostriche, caviale e salmone (prodotti che hanno subito un calo dei consumi pari al 25 per cento).

Oltre ai tradizionali dolci (panettoni, torroni, pandori), i cui acquisti sono scesi di un 5-6 per cento rispetto allo scorso anno, nei menù delle feste di Natale e di fine anno hanno
trovato spazio i prodotti tipici e di qualità che costituiscono un grande patrimonio per il nostro Paese. Non solo, però, Dop, Igp, Doc e Igt, ma anche quelli che hanno tradizioni
profonde, un forte legame con il territorio e che non hanno ancora avuto il riconoscimento europeo. C’è, infatti, una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di
«nicchia», frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori. Prodotti acquistati soprattutto nei tantissimi mercatini che sono stati allestiti soprattutto nei borghi e
zone rurali.
In questi mercati, che nelle feste sono stati visitati da quasi 8 milioni di persone, si è, infatti, potuto trovare di tutto e a prezzi più bassi rispetto alla normale
distribuzione: dai vini agli oli extravergini di oliva, dai formaggi ai salumi, ai legumi, alle castagne, dai dolci tipici fatti in casa (pastiere, struffoli, torroni, panpepati, panforti,
mandorlati, torte farcite, ciambelloni) alla frutta secca.
. Oltre a pane, pasta e latte, l’altra nota dolente ha riguardato gli acquisti di prodotti ortofrutticoli che -dice la Cia- anche in questo periodo festivo hanno fatto registrare un calo del 6
per cento rispetto all’anno precedente. Una flessione che conferma la tendenza al ribasso che si è protratta per l’intero 2007. Una delle cause principali, proprio i rincari, troppe
volte ingiustificati, che si sono generati dal campo alla tavola.. Aumenti che hanno così scoraggiato i consumatori negli acquisti.
Sempre nel settore ortofrutticolo, anche altre «voci» hanno avuto un aumento negativo. Si tratta della frutta secca (noci, nocciole e mandorle), che hanno segnato una flessione
nelle vendite di circa l’8 per cento) e dei legumi (lenticchie e fagioli in testa), scesi del 3,5 per cento per cento. Fortemente negativo pure il trend dei consumi di frutta esotica (tanto
ricercata negli anni passati): ananas, avocado, banana, mango, che hanno avuto una diminuzione superiore al 25 per cento.
Per i vini, soprattutto quelli rossi, sono state, invece, feste all’insegna della crescita, sia pur lieve. Tra Natale e Capodanno si sono stappate 155 milioni di bottiglie, il 95 per cento di
produzione italiana, con una crescita del 1,3 per cento rispetto allo scorso anno.
Per il vino «made in Italy» si è, comunque, registrato anche un forte exploit nelle vendite all’estero. Le esportazioni sono cresciute, nel periodo natalizio, di oltre il 13
per cento. Ottimi i risultati ottenuti negli Usa, ormai divenuto il primo mercato di sbocco per le produzioni vinicole nazionali.
Un’ultima annotazione riguarda la scelta degli esercizi dove gli italiani hanno fatto le loro spese agroalimentari. Secondo quanto accertato dalla Cia, i nostri connazionali si sono rivolti in
prevalenza alla grande distribuzione commerciale (58 per cento), seguita dai negozi tradizionali (22 per cento), dai mercatini locali (18 per cento) e da internet (2 per cento).

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