Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano

Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano

Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano

 

Data: 19 giugno 2021

 

Dal Rapporto annuale 2021 sull’economia della Lombardia presentato da Banca d’Italia Milano: realtà e prospettive

TRASFORMAZIONE CULTURALE PER SUPERARE I LIMITI DEL PRE-COVID

EUROPASIA ISTITUTO EUROPA ASIA – informa

di Benito Sicchiero

Diapositiva in bianco e nero sull’economia della Lombardia 2020 e prima parte del 2021  quella proiettata dall’annuale Rapporto della Banca d’Italia: la nostra regione si conferma prima in Italia per indice di ripresa, produzione, export, innovazione, eccetera ma anche la regione che ha pagato al Covid-19 il più alto tributo di vittime e di recessione economica. Soprattutto mostra difficoltà a trainare verso l’Europa più avanzata un sistema-Paese che sconta una pluridecennale stagnazione di cui tutti sapevano e che la pandemia ha fatto emergere in maniera drammatica.

Anche se la Lombardia sta agganciando la ripartenza (per citare, il commercio internazionale da novembre è tornato sopra i livelli pre Covid) ha perso lo scorso anno, rispetto al 2019,  13,5 miliardi di euro di fatturato estero, ha registrato meno 9,4% del Pil e oltre 77 mila occupati, soprattutto meno i istruiti, i dipendenti a termine e i giovani.

Tre cifre che riassumono. Con i Rapporti regionali la Banca d’Italia mette periodicamente a disposizione delle istituzioni, del mondo accademico e di quello economico i risultati dell’attività di ricerca svolta a livello locale. In tal modo l’Istituto intende contribuire ad accrescere la conoscenza delle dinamiche di sviluppo del sistema economico regionale. Il Rapporto è stato introdotto da  Giorgio Gobbi, direttore dell’istituzione a Milano e presentato  da Paola Rossi e Massimiliano Rigon. Interventi di Ambra Redaelli Rollwasch Italiana  e Fondazione Giuseppe Verdi e di Alfonso Fuggetta, Politecnico di Milano e Cefriel . Conclusioni affidate al direttore generale di Banca d’Italia Federico Signorini.

Nonostante il 2020 drammatico, la Lombardia ha confermato le tradizionali caratteristiche di imprenditorialità, flessibilità, capacità di attrarre investimenti. A fronte di dati negativi generali, farmaceutica e agroalimentare hanno registrato incrementi: così come sono aumentati i depositi nelle banche da parte delle famiglie e delle imprese che sono proseguiti anche a marzo ed aprile del 2021 a ragione dell’incertezza nel futuro. Il fenomeno è però in rapida diminuzione e ancora una volta la casa si sta confermano il bene-rifugio per eccellenza come conferma l’aumento dei prezzi sia nella metropoli (privilegiate le periferie) che nelle altre città della Lombardia.

Le previsioni sono ottimistiche: nel 2021 incremento del Pil di circa il 5% e avvicinamento ai livelli pre-Covid anche per i servizi grazie alla netta ripresa della fiducia cui contribuiscono sia il PNRR  sia le risorse e altri strumenti di sostegno pubblici.

Ma, hanno rilevato Redaelli (singolare connubio tra imprenditrice  e operatrice culturale) e Fuggetta, l’obiettivo principale va individuato non nel semplice ritorno al livello pre-pandemia ma nel superamento delle condizioni prima esistenti. E questo obiettivo si chiama “cambiamento culturale”. Non è più il periodo, durato troppo a lungo, del ‘piccolo è bello’: le piccole imprese devono rinunciare al connaturato individualismo per unirsi in filiere, fondersi, aggregarsi in rete per poter competere in campo internazionale. In questo sforzo non indifferente un compito importante viene affidato al sistema del credito che deve mettere a disposizione parte delle risorse per questo passaggio cruciale.

La parola ‘cultura’ associata a cambiamento è risuonata spesso nelle due relazioni e ripresa dagli esperti della Banca d’Italia. Non solo per produrre di più, ma per innovare con nuovi prodotti. Se nel periodo dell’emergenza è stato sacrosanto allocare risorse a sostenere le persone in difficoltà, oggi bisogna puntare su tecnologia digitale e formazione. Molti giovani si chiedono se valga la pena di laurearsi per poi non trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze, e quindi fuggire all’estero: ma se non si valorizza il capitale umano i ‘lavori adeguati’ a competenze e relative retribuzioni non si creeranno mai. In altre parole le imprese, con adeguati aiuti pubblici, devono portare avanti in parallelo produttività e formazione.

Una trasformazione non semplice, da attuare entro il 2026 quando scadranno i benefici del Recovery Fund. Ci riusciremo?

 

 

Benito Sicchiero

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