Quattro anni di Governo Meloni: risultati, problemi aperti e quello che resta da fare

Quattro anni di Governo Meloni: risultati, problemi aperti e quello che resta da fare

By Giuseppe

Fratelli d’Italia presenta il bilancio di quattro anni di Governo: dal lavoro ai conti pubblici, dalla famiglia all’agricoltura, dall’energia alla sicurezza.

Numeri e provvedimenti meritano attenzione, ma un bilancio serio deve distinguere i risultati raggiunti dalla comunicazione politica e guardare anche alle grandi questioni che l’Italia deve ancora affrontare.

Newsfood.com, Nutrimento & nutriMENTE, 15  settembre 2026

 

In carica dal 22 ottobre 2022. Quattro anni di Governo Meloni: risultati, problemi aperti e quello che resta da fare


Lavoro: più occupati e più contratti stabili

Uno dei dati maggiormente evidenziati nel dossier riguarda il mercato del lavoro. Secondo il documento di Fratelli d’Italia, gli occupati sono passati dai 23,252 milioni del novembre 2022 ai 24,370 milioni del luglio 2026, con oltre un milione di occupati in più e un tasso di occupazione arrivato al 63,2%.

Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione sarebbe sceso dal 7,8% al 5,8%, mentre i lavoratori con contratto a tempo indeterminato sarebbero aumentati da 15,25 a 16,58 milioni. Anche l’occupazione femminile ha raggiunto il 54,5%, contro il 51,6% del novembre 2022.

Sono numeri significativi. Ma la prossima sfida è probabilmente ancora più difficile: non soltanto creare lavoro, ma creare lavoro qualificato, produttivo e adeguatamente retribuito, capace di offrire prospettive soprattutto ai giovani.

Famiglie, figli e natalità

Il Governo ha introdotto o rafforzato diversi interventi destinati alle famiglie: Bonus mamme, congedi parentali, Bonus nido, Bonus nascite e modifiche al calcolo ISEE.

Il Bonus nido viene indicato fino a 3.600 euro annui per determinate fasce ISEE, mentre il Bonus nascite prevede un contributo di 1.000 euro. Il dossier annuncia inoltre un Piano Casa da 10 miliardi di euro per oltre 100 mila alloggi nell’arco di dieci anni.

Gli interventi economici possono aiutare, ma la crisi demografica italiana richiede probabilmente qualcosa di ancora più profondo: lavoro stabile, abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia e soprattutto la possibilità per i giovani di programmare con ragionevole sicurezza il proprio futuro.

Fisco, deficit e credibilità finanziaria

Il documento rivendica la riduzione delle aliquote IRPEF da quattro a tre scaglioni, gli interventi sul cuneo fiscale, agevolazioni per le assunzioni e il potenziamento del regime forfettario per il lavoro autonomo.

Particolarmente significativo è il capitolo dedicato ai conti pubblici. Il rapporto deficit/PIL viene indicato in discesa dall’8,1% del 2022 al 3,1% nel 2025, mentre lo spread BTP-Bund è sceso sensibilmente rispetto ai livelli dell’autunno 2022.

Il miglioramento dei conti e della percezione del rischio Italia rappresenta un elemento positivo, soprattutto per un Paese gravato da un debito pubblico molto elevato. Sarebbe tuttavia improprio attribuire l’intero andamento dei mercati a un Governo: tassi d’interesse, BCE, inflazione, congiuntura europea e situazione internazionale hanno un peso determinante.

La grande questione rimane quindi il debito. Senza crescita economica duratura e aumento della produttività, ridurne il peso continuerà a essere estremamente difficile.

PNRR: non basta spendere, bisogna lasciare qualcosa al Paese

Il Governo ha gestito la fase decisiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il più consistente dell’Unione europea.

Il dossier indica oltre 194 miliardi di euro destinati all’Italia e 166 miliardi già ricevuti, pari all’85% delle risorse complessive, oltre a circa 690 mila progetti finanziati.

Ma il vero giudizio sul PNRR arriverà dopo.

Non sarà sufficiente poter dire di avere ottenuto o speso i fondi europei. Bisognerà verificare quante infrastrutture, servizi, innovazione, digitalizzazione e maggiore produttività resteranno all’Italia quando il flusso straordinario di risorse europee sarà terminato.


BOX — Alcuni dossier rimasti per anni in attesa sono tornati sul tavolo

La stabilità politica ha consentito di affrontare o riaprire questioni sulle quali l’Italia discuteva da molto tempo.

Un caso emblematico è il nucleare. Nel giugno 2026 la Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, aprendo un percorso verso un possibile ritorno dell’energia nucleare nel mix energetico italiano e puntando anche sugli Small Modular Reactors e sui reattori avanzati di nuova generazione.

A questo si aggiungono la revisione e l’attuazione del PNRR, il tentativo di costruire attraverso il Piano Mattei una strategia italiana di lungo periodo verso l’Africa e il Mediterraneo, gli interventi sul sistema energetico, sulla giustizia e sulla sicurezza e il rinnovo di diversi contratti della Pubblica amministrazione.

Il merito politico di avere affrontato problemi rinviati per anni va riconosciuto. Ma occorre distinguere fra aver aperto un cantiere e aver costruito l’opera: molte riforme potranno essere giudicate soltanto quando produrranno effetti misurabili sulla vita dei cittadini e delle imprese.


Sanità: più risorse, ma il cittadino chiede soprattutto tempi più brevi

Il Fondo sanitario nazionale, secondo il dossier, è passato dai 126 miliardi del 2022 ai quasi 143 miliardi previsti per il 2026.

Il Governo indica inoltre nel Decreto liste d’attesa uno degli interventi strutturali destinati a migliorare l’accesso alle prestazioni e segnala, nel primo semestre 2026, oltre 1,6 milioni di prestazioni in più erogate nei tempi di garanzia.

Il dato sulle risorse è importante, ma non può essere l’unico parametro.

Per un cittadino la qualità della sanità si misura anche con domande molto semplici: quanto devo aspettare per una visita specialistica? Posso effettuare un esame attraverso il Servizio sanitario oppure sono costretto a pagarlo privatamente?
È su questi risultati concreti che Governo e Regioni dovranno essere giudicati.
(n.d.r. – segnaliamo l’attività  Federico Riboldi, assessore alla Sanità del Piemonte).

Agricoltura e agroalimentare: numeri importanti, ma il clima cambia le regole

Per Newsfood è particolarmente significativo il capitolo dedicato al settore primario.

Il documento indica 16,8 miliardi di investimenti MASAF nel triennio 2023-2025, un valore aggiunto dell’agricoltura italiana arrivato a 46,6 miliardi nel 2025 e l’export agroalimentare al record di 72,4 miliardi.

Vengono inoltre ricordati il piano ColtivaItalia, gli interventi sulla PAC e il rafforzamento della lotta all’agropirateria e all’Italian Sounding.

Sono risultati importanti per uno dei settori strategici del Made in Italy.

Ma agricoltura e agroalimentare si trovano davanti a problemi che nessun Governo può affrontare soltanto con contributi e incentivi: cambiamento climatico, siccità, alluvioni, gestione dell’acqua, costi energetici, redditività degli agricoltori, concorrenza internazionale, reciprocità delle regole, ricambio generazionale e difesa delle produzioni italiane.

La vera politica agricola dei prossimi anni dovrà riuscire a conciliare sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e sicurezza alimentare.

Energia: dall’emergenza alla necessità di una strategia

Il Governo Meloni ha dovuto operare in una fase segnata prima dalle conseguenze della guerra in Ucraina e dalla crisi del gas europeo e successivamente da nuove tensioni geopolitiche.

Il dossier rivendica gli interventi contro il caro-energia e segnala che tra ottobre 2022 e aprile 2026 la potenza rinnovabile installata sarebbe aumentata di circa 24 GW. Parallelamente è stato riaperto il dossier nucleare.

La questione energetica resta però centrale per la competitività italiana. Famiglie e imprese hanno bisogno non soltanto di interventi emergenziali sulle bollette, ma di energia disponibile a prezzi competitivi e di una strategia sufficientemente stabile da permettere investimenti industriali di lungo periodo.

Turismo ed export: l’Italia continua a essere forte nel mondo

Il dossier segnala per il 2025 160,7 milioni di arrivi turistici e 535,5 milioni di presenze, con una bilancia turistica positiva per 22,7 miliardi di euro.

Anche l’export complessivo viene indicato in crescita: dai 626 miliardi del 2022 a oltre 643 miliardi nel 2025, mentre il saldo commerciale sarebbe passato dai -34 miliardi del 2022 a +50,7 miliardi nel 2025.

È la conferma della forza internazionale del sistema produttivo italiano, che va però accompagnata da infrastrutture, innovazione, formazione, energia competitiva e una maggiore capacità delle piccole e medie imprese di affrontare i mercati globali.

Il bicchiere mezzo pieno e quello ancora mezzo vuoto

Quattro anni di Governo non possono essere giudicati soltanto attraverso un elenco di provvedimenti e neppure attraverso gli slogan della maggioranza o dell’opposizione.

Al Governo Meloni va riconosciuta innanzitutto una stabilità politica non comune nella storia recente italiana, ottenuta peraltro durante una successione di crisi internazionali particolarmente difficili.

Occupazione, andamento del deficit, export, turismo e alcuni indicatori finanziari offrono elementi positivi.

Ma rimangono problemi enormi.

Salari e potere d’acquisto, produttività, debito pubblico, denatalità, sanità e liste d’attesa, costo della casa, pensioni future, divario Nord-Sud, burocrazia, giustizia, energia, infrastrutture, dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici non possono certamente essere considerati problemi risolti.

E proprio qui dovrebbe iniziare la politica dei prossimi anni.


NOTA DEL DIRETTORE —
Governo e opposizione: amministrare l’Italia come un buon padre di famiglia

In una famiglia normale, quando arrivano contemporaneamente una malattia, una bolletta troppo alta, un mutuo da pagare e un figlio che perde il lavoro, marito e moglie possono anche discutere duramente su come siano stati amministrati i soldi.

Ma, se sono responsabili, prima cercano insieme di evitare che la casa vada a fuoco.

Forse anche la politica dovrebbe recuperare un po’ di questo buon senso.

Il Governo ha il diritto e il dovere di governare. L’opposizione ha il diritto e soprattutto il dovere di controllarlo, denunciarne gli errori e proporre alternative.

Opposizione, però, non dovrebbe significare automaticamente dire no a tutto ciò che propone chi governa.

Su sanità, energia, sicurezza alimentare, natalità, scuola, debito pubblico, difesa del territorio, agricoltura, infrastrutture e competitività delle imprese non esistono problemi “di destra” o “di sinistra”.

Esistono problemi italiani.

Una buona opposizione dovrebbe contestare duramente il Governo quando sbaglia, ma dovrebbe avere anche il coraggio di votare una buona legge quando la ritiene utile al Paese.

Allo stesso modo, un buon Governo dovrebbe avere l’intelligenza e l’umiltà di accogliere una proposta valida anche quando arriva dall’altra parte dell’Aula.

Dopo una pandemia mondiale, guerre alle porte dell’Europa, crisi energetiche, inflazione ed eventi climatici sempre più estremi, l’Italia non può permettersi una politica nella quale il successo dell’avversario venga considerato automaticamente una propria sconfitta.

La domanda dovrebbe essere molto più semplice:

questa decisione serve agli italiani?

Se la risposta è sì, maggioranza e opposizione dovrebbero trovare il modo di lavorare insieme.

Se la risposta è no, l’opposizione deve denunciarlo e il Governo deve risponderne.

Non sarebbe un inciucio.

Sarebbe semplicemente fare, ciascuno dal proprio ruolo, gli interessi dell’Italia e degli italiani.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com


Documento integrale “Record e risultati – 4 anni di impegno per la Nazione”

Per correttezza e trasparenza verso i lettori, Newsfood.com mette a disposizione il documento integrale “Record e risultati – 4 anni di impegno per la Nazione”, diffuso da Fratelli d’Italia, sul quale è basato questo approfondimento. Scarica il PDF del comunicato ufficiale (Record-Governo-stabile-3)

I dati attribuiti al Governo e riportati nell’articolo provengono dal documento di Fratelli d’Italia. Valutazioni e commenti sono della redazione di Newsfood.com.


Fonti e documentazione

I dati contenuti nel dossier di Fratelli d’Italia sono stati confrontati, per alcuni degli indicatori principali, con fonti istituzionali.

  • Occupazione e disoccupazione – ISTAT, luglio 2026: 24,370 milioni di occupati, tasso di occupazione al 63,2%, disoccupazione al 5,8% e 16,583 milioni di dipendenti permanenti.
    ISTAT – Occupati e disoccupati, luglio 2026
  • Commercio estero – ISTAT: il 2025 si è chiuso con un avanzo commerciale di 50,746 miliardi di euro, contro 48,287 miliardi nel 2024.
    ISTAT – Commercio con l’estero, anno 2025
  • Agricoltura – ISTAT: nel 2025 agricoltura, silvicoltura e pesca hanno raggiunto 46,6 miliardi di valore aggiunto; l’Italia si conferma al primo posto nell’UE per valore aggiunto agricolo. Va però osservato che l’aumento nominale è stato sostenuto soprattutto dai prezzi, mentre il valore aggiunto in volume è leggermente diminuito. È una precisazione importante per mantenere equilibrata la lettura del dato.
    ISTAT – Conti economici dell’agricoltura 2025
  • Sanità: il Ministero della Salute indica il passaggio del Fondo sanitario nazionale da circa 126 miliardi nel 2022 a quasi 143 miliardi nel 2026 e richiama gli interventi sulle liste d’attesa.
    Ministero della Salute – Fondo sanitario e liste d’attesa
  • Nucleare: qui una piccola ma importante correzione al testo. La Camera ha approvato il 4 giugno 2026 il Ddl delega sull’energia nucleare sostenibile, che è stato trasmesso al Senato: quindi non parliamo ancora di una legge definitivamente approvata.
    Camera dei Deputati – Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile

Fonte politica primaria: “Record e risultati – 4 anni di impegno per la Nazione”, documento diffuso da Fratelli d’Italia, pubblicato – PDF scaricabile- a corredo dell’articolo.


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