Giovani e lavoratori precari: quando il diritto esiste solo sulla carta
15 Aprile 2026
Nuovi schiavi del lavoro moderno in balia dei nuovi “furbetti”: viaggio nell’Italia dove lavorare… non basta per essere pagati
È il nuovo volto dello sfruttamento dei lavoratori: non solo più l’assenza di diritti, ma la loro simulazione di “regolarità”. Sempre più presente la prepotenza dei più forti
Newsfood.com, 14 aprile 2026
Nota del Direttore
C’è una verità scomoda che attraversa l’Italia, da Nord a Sud, dai campi agricoli agli uffici climatizzati dei call center.
Una verità che raramente trova spazio nei grandi titoli, ma che emerge con forza nelle storie quotidiane.
Non parliamo più soltanto di lavoro nero. Parliamo di qualcosa di più subdolo.
Contratti firmati. Buste paga emesse: Posizioni formalmente regolari. Eppure, alla fine del mese, il denaro non arriva.
Oppure arriva in ritardo. Oppure non corrisponde alle ore realmente lavorate. E il lavoratore è sotto ricatto con ben poche possibilità di tutela, paura di perdere il posto di lavoro e la fonte di quel poco reddito indispensabile per mantenere la sua famiglia…
Ma, in teoria, il lavoratore dovrebbe essere tutelato… “la legge è uguale per tutti” è sancito dall’Articolo 3 della Costituzione Italiana. Questo pilastro fondamentale garantisce l’uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali. Ma è proprio così? Sorge il dubbio che qualche “furbetto” sia “più uguale” e possa sfruttare impunemente i giovani lavoratori senza alcun ritegno.
Il fenomeno risulta particolarmente diffuso in diversi settori: agricoltura, logistica, ristorazione, servizi, call center…
Giuseppe Danielli
Il lavoro regolare che non paga
Secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, le irregolarità nel mercato del lavoro italiano non riguardano più solo il lavoro nero.
Sempre più spesso si tratta di:
- lavoro “grigio”
- contratti formalmente corretti ma sostanzialmente abusati
- compensi non corrisposti
- contributi versati solo in parte
- ore di lavoro riconosciute solo in minima parte
- busta paga ufficialmente saldata ma con restituzione “in nero” di una buona parte
- ecc, ecc
Il fenomeno è diffuso in diversi settori, al nord come al sud
- agricoltura
- logistica
- ristorazione
- servizi
- call center
Il dato più inquietante non è quello rilevato. È quello sommerso.
E sulle ispezioni di controllo?… su alcune, meglio stendere un velo pietoso!
Caporalato: la punta dell’iceberg
Il caporalato è la forma più evidente e mediatica dello sfruttamento.
Braccianti reclutati illegalmente, pagati pochi euro all’ora, orari massacranti in condizioni inimmaginabili, spesso privi di qualsiasi tutela.
Negli ultimi anni, operazioni delle forze dell’ordine e sentenze hanno portato alla luce sistemi organizzati.
Tra i casi più noti:
- operazioni in Puglia e Calabria con arresti per intermediazione illecita
- condanne per sfruttamento del lavoro ai sensi della legge 199/2016
Ma il caporalato non è un’eccezione.
È solo la parte visibile di un sistema più ampio.
Call center: la nuova frontiera dello sfruttamento “legale”
Nei call center il meccanismo è diverso.
Non c’è illegalità evidente.
C’è qualcosa di più sofisticato.
Come dovrebbe funzionare
- collaborazione autonoma
- flessibilità
- compenso certo
Come spesso funziona
- presenza obbligata in sede
- orari imposti
- sistemi aziendali vincolanti
- compensi legati a performance spesso irrealistiche
Il risultato:
lavoro subordinato senza le tutele del lavoro subordinato
Cosa dice la legge (e cosa dicono i giudici)
La giurisprudenza italiana è consolidata.
La Corte di Cassazione ha più volte affermato che:
“La qualificazione del rapporto di lavoro deve avvenire sulla base delle modalità concrete di svolgimento, indipendentemente dalla forma contrattuale.”
Esempi concreti
- Cassazione n. 1663/2020
→ riconosciuto rapporto subordinato in presenza di vincoli organizzativi e direttivi - Cassazione n. 10043/2021
→ confermata la trasformazione di co.co.co. in lavoro subordinato per assenza di reale autonomia - Tribunale di Milano (diverse pronunce su call center)
→ riconoscimento di subordinazione in presenza di turni e controllo costante
Il principio è chiaro:
se lavori come dipendente, sei un dipendente
I giovani: il punto più debole del sistema
I più esposti sono:
- giovani alla prima esperienza
- studenti
- lavoratori precari
Perché?
- necessità economica immediata
- scarsa conoscenza dei diritti
- paura di perdere opportunità
Il primo lavoro diventa spesso una prova di resistenza, non di crescita.
Il meccanismo dello sfruttamento moderno dei giovani lavoratori
Lo schema è ricorrente:
- bisogno di lavorare
- accettazione delle condizioni
- attività svolta
- pagamento incerto
- silenzio o rinuncia
Un sistema che si regge sulla debolezza del lavoratore.
Una storia concreta dei giorni nostri (Italia centrale, costa adriatica, call center di primaria azienda telefonica)
Un giovane lavoratore:
- firma un contratto di collaborazione
- lavora per più di due mesi (dicembre, gennaio, febbraio, nell’ufficio del “datore di lavoro, in orari imposti)
- riceve regolari buste paga (circa 500 euro/mese – pagamento previsto: 21 del mese successivo)
Poi: a febbraio 2026
- viene invitato a non presentarsi più
- non riceve il compenso (sta aspettando ancora oggi…)
- non ottiene risposte
Nessun nome. Nessuna accusa diretta.
Ma una dinamica che si ripete in molte realtà.
Il danno invisibile
Il danno economico è evidente (poco più di 1000 euro ma sono un’inezia per la grande multinazionale ma di vitale importanza per un giovane di 19 anni).
Ma il danno più grave è culturale.
Quando una persona impara che: lavorare non garantisce il pagamento, si incrina il rapporto tra:
- impegno
- fiducia
- società
Altri settori, stesso schema adottato dai datori di lavoro furbetti
Logistica
- appalti e subappalti
- responsabilità diluite
- turni massacranti
Ristorazione
- ore non dichiarate
- straordinari non pagati
- contratti part-time con lavoro full-time
Lavoro digitale
- freelance sottopagati
- pagamenti ritardati
- nessuna tutela reale
Le istituzioni preposte alla tutela dei lavoratori: strumenti esistono, ma…
Gli strumenti ci sono:
- Ispettorato del Lavoro
- sindacati
- tribunali
Ma:
- richiedono tempo
- non sempre sono accessibili ai giovani
- arrivano dopo il danno
- ispezioni con preavviso…
BOX – COSA FARE SE NON VIENI PAGATO
✔️ Conserva tutto
- contratto
- buste paga
- messaggi (email, whatsapp…)
✔️ Scrivi subito
- PEC
- raccomandata
✔️ Rivolgiti a:
- sindacati (CGIL, CISL, UIL)
- Ispettorato del Lavoro
✔️ Non aspettare
Il tempo gioca contro il lavoratore.
🌱 Una questione sociale
Non si tratta di demonizzare le imprese (Fare impresa è sempre più un’impresa).
Molte lavorano correttamente.
Ma esiste un sistema parallelo, tollerato, spesso ignorato, dove il lavoro perde valore… e il lavoratore è come un vaso di coccio… )
Nota conclusiva del direttore: Il lavoro non è solo produzione.
La Costituzione dice che è un Diritto per tutti: È dignità. È riconoscimento. È futuro.
Quando il lavoro non viene pagato, non è solo un problema individuale e di mancanza di rispetto del il lavoratore..
È un problema collettivo. E affrontarlo significa restituire senso a una parola che rischia di svuotarsi: lavoro





