Quando si dice calore materno
30 Aprile 2008
Gli studi effettuati su ‘Cebus apella’, una specie di scimmie del Sud America, meglio conosciuta come Cebo dai cornetti, confermano la somiglianza tra il comportamento materno dei primati non
umani e umani.
Le mamme dei cebi si prendono cura dei loro piccoli fin dal primo momento di vita, appena escono dal grembo li sorreggono e cominciano a leccarli e i cebi neonati si aggrappano con tutta la
loro forza al pelo della mamma.«Questo contatto fisico è molto importante dato che i cuccioli non riescono a mantenere la loro temperatura corporea se all’esterno ci sono meno di
32° C», spiega Elisabetta Visalberghi, primatologa dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma. «Alla nascita i piccoli hanno poco pelo e la
mamma è un’essenziale fonte di calore e di alimento. I cebi trascorrono i primi mesi di vita sul dorso della madre o intorno al collo, a mo’ di sciarpa. La pelliccia materna permette
loro una salda presa tanto che riescono a spostarsi in posizione ventrale per raggiungere il capezzolo anche quando la madre è in movimento».
Nei primi giorni dopo la nascita qualsiasi piccolo diventa oggetto di interesse da parte dal resto del gruppo e la madre è molto protettiva. «Le altre scimmie tentano di
avvicinarsi, di toccarlo, di annusarlo, talvolta fanno delle vere e proprie contorsioni pur di arrivare a guardarlo in faccia il più vicino possibile e quando sono muso a muso fanno
un’espressione particolare, il ‘lipsmaking’, in cui muovono e schioccano le labbra ripetutamente», aggiunge Visalberghi. «E’ un’espressione amichevole, ma le femmine subordinate
devono stare particolarmente attente: c’è sempre il rischio che il loro piccolo passi inavvertitamente sulla pelliccia di un’altra scimmia (o che venga preso da un’altra scimmia). In
questi casi, soprattutto se l’altro individuo è dominante, riaverlo indietro è difficile».
Dalla ricerca effettuata dalla primatologa dell’Istc-Cnr in collaborazione con Arianna De Marco, risulta che i cebi trascorrono il 57% del tempo del loro primo anno di vita con la madre e che,
paradossalmente, la madre è l’individuo con cui scambiano meno espressioni facciali: «La posizione dorsale in cui il piccolo si trova nei primi mesi certo non aiuta: stando sulle
spalle non può esserci molta comunicazione faccia a faccia», spiega la ricercatrice. «Ma anche quando il piccolo diventa più indipendente la frequenza di espressioni
facciali dirette dalla madre al piccolo (e viceversa) non aumenta, c’è quindi una grande differenza fra come si comportano le mamme cebo e quelle umane. Fra queste ultime e i neoanti
infatti gli scambi sono molto frequenti».
Micaela Tarquini
Fonte: Elisabetta Visalberghi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Roma




