Pubblico impiego, la “rivoluzione Brunetta”

Pubblico impiego, la “rivoluzione Brunetta”

Il Consiglio dei ministri del 15 maggio 2009 ha approvato, su proposta del Ministro, Renato Brunetta, lo schema del decreto legislativo sulla riforma della Pubblica Amministrazione, che
verrà trasmesso per il parere alle parti sociali attraverso il CNEL, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari.

Il punto centrale della riforma è l’attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera, in modo da premiare i più capaci e i meritevoli.

Infatti, in tutte le recenti riforme della PA nei paesi OCSE, la valutazione assume un ruolo di prim’ordine sia dal punto di visto del personale che dal punto di vista delle organizzazioni.

Il decreto stabilisce una serie di principi nuovi e solo parzialmente derogabili dai contratti collettivi: per es., non più del 30 % dei dipendenti di ciascuna amministrazione
potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto e ad essi sarà in ogni caso erogato il 50 % delle risorse destinate alla retribuzione
incentivante.

Sono previsti

– premi aggiuntivi per le performances di eccellenza e per i progetti innovativi;

– criteri meritocratici per le progressioni economiche;

– l’accesso dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione.

Il decreto prevede inoltre l’attivazione di un ciclo generale di gestione della performance, per consentire alle amministrazioni pubbliche di organizzare il proprio lavoro in un’ottica di
miglioramento della prestazione e dei servizi resi.

Il decreto realizza il passaggio dalla cultura di mezzi a quella di risultati, al fine di produrre un tangibile miglioramento della performance delle amministrazioni pubbliche.

Per facilitare tale passaggio:

– il cittadino-cliente è messo al centro della programmazione degli obiettivi, grazie alla customer satisfaction, alla trasparenza e alla rendicontazione;

– il collegamento tra retribuzione e performance è rafforzato;

– le Amministrazioni sono aiutate ad assorbire la nuova mentalità con il supporto di una apposita Commissione per la valutazione e di Organi indipendenti di valutazione, nel quadro di un
programma triennale per la trasparenza e l’integrità.

La Commissione per la valutazione predisporrà ogni anno una graduatoria di performance delle singole amministrazioni statali su almeno tre livelli di merito, in base ai quali la
contrattazione collettiva nazionale ripartirà le risorse, premiando le migliori strutture e alimentando una sana competizione.

Riguardo alla contrattazione collettiva, nazionale ed integrativa, il decreto si propone di dare vita a un processo di convergenza normativo e sostanziale, nel quale la valutazione delle
performance individuali e collettive e la trasparenza degli atti, delle valutazioni e dei risultati sostituiscono la concorrenza di mercato, come si riscontra nel settore privato, quali
efficaci stimoli esterni al miglioramento continuo di processi e servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni.

Sempre ai fini di un rafforzamento della convergenza sostanziale con il settore privato, le norme rispondono alla necessità di costituire i dirigenti come rappresentanti del datore di
lavoro pubblico, e quindi alla necessità di ribadire i loro poteri in quanto responsabili della gestione delle risorse umane e della qualità e quantità del prodotto delle
pubbliche amministrazioni, nonché dell’attribuzione dei trattamenti economici accessori.

Viene promossa la mobilità, nazionale e internazionale, dei dirigenti ed è previsto che i periodi lavorativi svolti saranno valorizzati ai fini del conferimento degli incarichi
dirigenziali.

Sono fissate nuove procedure per l’accesso alla dirigenza, in particolare:

– l’accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali e negli enti pubblici non economici avverrà per concorso pubblico di secondo grado per titoli ed
esami, indetto dalle singole amministrazioni per il 50 % dei posti;

– i vincitori del concorso dovranno compiere un periodo di formazione di almeno sei mesi presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o
internazionale.

In ordine al controllo delle assenze sono confermate le misure introdotte dal decreto-legge 112/08. Per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi certificati medici sono introdotte
sanzioni, anche di carattere penale, nei confronti sia del dipendente che del medico eventualmente corresponsabile.

Infine, per esigenze di certezza e di omogeneità di trattamento viene definito un catalogo di infrazioni gravi assoggettate al licenziamento, che potrà essere ampliato ma non
diminuito dalla contrattazione collettiva.

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