Provincia di Bergamo e «Operazione Trasparenza»
27 Giugno 2008
L’«Operazione Trasparenza» messa in atto dal Ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione sta suscitando interesse, attenzione e dibattito nei mass media
e nell’opinione pubblica. Questa focalizzazione merita piena disponibilità da parte degli enti locali a fornire ogni dato e informazioni utili a comprendere il complesso
funzionamento della macchina pubblica, al di là di disinvolte semplificazioni, tendenti ad affermare il persistere di sprechi e inefficienze.
La Provincia di Bergamo ha sempre perseguito come obiettivo la riduzione dei costi della politica e dell’apparato burocratico, puntando sulla ricerca delle migliori energie professionali per
specifici ambiti. Per passare dalle parole ai fatti, la Provincia di Bergamo ha un volume di incarichi esterni che nel 2006 non arrivava ai 3 milioni di euro; quindi in percentuale siamo
intorno all’1,35% del bilancio. I rapporti si fanno in base ai numeri. E per altro, la maggior parte di queste consulenze sono inerenti alla progettazione e alle specificitÃ
tecniche delle opere della viabilità e dell’edilizia.
Quando ci si trova di fronte alla necessità di assicurare nuovi e migliori servizi alla cittadinanza, si pongono nel concreto due possibili alternative: l’assunzione di personale o
l’esternalizzazione del servizio attraverso il ricorso al mercato.
La situazione che si è determinata in un contesto di incremento delle funzioni e delle attività affidate alle Province e in presenza di leggi finanziarie approvate
negli ultimi esercizi, che hanno sempre imposto divieti all’assunzione di personale, porta necessariamente all’unica strada praticabile: e cioè il ricorso a prestazioni esterne per
garantire un adeguato livello a funzioni e compiti da svolgere. Criterio primo della Provincia è sempre stato quello di assicurare efficienza, funzionalità ,
economicità e massima rapidità nel risolvere l’enorme quantità di problemi e opere.
Ora si spara a zero contro gli incarichi, che spesso sono stati e restano assolutamente necessari per portare a termine realizzazioni e opere urgenti, contemperando in parallelo la
necessità di non sovraccaricare l’organico con l’assunzione di personale a tempo indeterminato.
Grazie a questa linea, la Provincia di Bergamo, pur con un’attività triplicata nei compiti e nelle mansioni, non solo non ha aumentato l’organico del personale, ma lo ha mantenuto
stabile, tendente al calo, con la rinuncia a nuove assunzioni per sostituire chi è andato in pensione.
Gli incarichi assegnati corrispondono a lavoro fatto e verificato e il costo compensa prestazioni erogate da professionisti selezionati, osservando le procedure di legge, nella trasparenza e
per riconosciute competenze. Con gli incarichi esterni, la Provincia ha sempre finalizzato la sua azione ad un sicuro e non ipotetico contenimento dei costi, in molti casi ottenendo un forte
risparmio rispetto alle prestazioni e ai costi di una struttura burocratica permanente (per intenderci, con personale dipendente). E d’altra parte, in alcuni casi. le nuove funzioni acquisite
non contemplano analoga struttura nella pianta organica e quindi si deve necessariamente far capo a incarichi esterni sostitutivi.
Poi, sempre per dire tutto e non restare alla superficie del problema, occorrerebbe anche rilevare che la Provincia di Bergamo ha notevolmente ampliato le proprie competenze, senza adeguati
trasferimenti di personale. E intanto, è contestualmente triplicato il suo bilancio, che oggi arriva a 223 milioni di euro.
In questi giorni sono stati fatti accostamenti quantomeno disinvolti tra incarichi esterni di diverse istituzioni, per esempio del Comune di Bergamo e della Provincia. Ognuno comprende bene che
è sempre arduo e improprio paragonare due realtà diverse. Comune e Provincia hanno finalità e compiti differenti e, per altro, se si vuole proprio fare un
confronto, sarebbe anche il caso di evidenziare che la Provincia di Bergamo è nove volte la popolazione del Comune (1 milione e passa di abitanti contro 117 mila abitanti, 1.400 km
di strade, 72 sedi scolastiche con una superficie complessiva di 650 mila metri quadrati di edifici e una popolazione scolastica e di docenti e addetti ai lavori di oltre 50 mila
unità ).
Alla fine dei conti, il problema vero è quello di valutare come si spendono le risorse. E da questo punto di vista, la Provincia di Bergamo non si è certo risparmiata
nel lavoro per paura delle pastoie burocratiche e può assicurare che tutte le consulenze attivate corrispondono all’interesse pubblico.




