Pronuncia della Cassazione sul risarcimento del danno da demansionamento o dequalificazione

 

Per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale derivante dal demansionamento o dalla dequalificazione il lavoratore deve indicare con precisione la natura e le caratteristiche
del pregiudizio subito, il quale deve essere oggettivamente accertabile e non meramente emotivo ed interiore; deve cioe’ aver provocato alterazioni nelle abitudini e nelle relazioni del
lavoratore, inducendolo a scelte di vita diverse per la realizzazione della sua personalita’ nel mondo esterno. Il danno subito a seguito del demansionamento e’ di natura non patrimoniale
e quindi difficilmente quantificabile, ma il lavoratore puo’ dimostrarlo con ogni mezzo consentito dall’ordinamento, compresa la prova per presunzioni, e il giudice deve valutarlo in base
a precisi elementi quali le caratteristiche, la durata, la gravita’ della dequalificazione, la sua conoscibilita’ dentro e fuori il luogo di lavoro, la frustrazione di ragionevoli
aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni contro il datore di lavoro comprovanti l’avvenuta lesione dell’interesse relazionale, gli effetti negativi nelle abitudini di
vita del soggetto. Cosi’ si e’ espressa la Corte di Cassazione nel giudizio tra una ditta ed un suo dipendente che aveva lamentato di essere stato adibito per anni a mansioni di categoria
molto inferiore a quella di appartenenza, finche’, di fronte al comportamento della societa’ che non aveva mai dato seguito alle sue proteste, non si era presentato al lavoro e per questo
era stato licenziato. Il lavoratore ha chiamato in causa la societa’ per l’illegittimo licenziamento e per il risarcimento del danno, anche non patrimoniale, derivante dalla
dequalificazione prolungata per anni. In merito in particolare al risarcimento del danno la Cassazione ha prima di tutto affermato che il lavoratore ha il diritto di svolgere le mansioni
per le quali e’ stato assunto e quindi, a maggior ragione, di non essere lasciato in forzata inattivita’ e senza assegnazione di compiti, anche se cio’ non pregiudica la corresponsione
della retribuzione. Il diritto all’esecuzione della prestazione lavorativa e’ un diritto fondamentale in quanto il lavoro e’ non solo un mezzo di guadagno ma anche un mezzo di
estrinsecazione della personalita’ di ciascuno. La violazione di tale diritto e’ fonte di responsabilita’ per il datore di lavoro ma il lavoratore, ai fini del risarcimento, deve fornire
una prova circostanziata del danno subito, ricorrendo a tutti i mezzi di prova consentiti.

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