Programma Promozionale ICE 2008

Il PP ICE 2008 riflette le Linee Direttrici 2008-2010 che il Ministero del Commercio Internazionale ha presentato nel corso del 2007, vi è chiaramente indicata una strategia geografica,
settoriale, operativa sulla base della quale si è sviluppato questo Programma Promozionale, insieme al PP Ordinario dell’ICE, il Ministero del Commercio Internazionale dispone di un
Programma Straordinario, il cosiddetto «Made in Italy» – pari quest’anno a circa 40milioni di euro- che ci permetterà di promuovere in maniera più mirata i nostri
prodotti su mercati importanti e strategici (quali USA, Turchia, Russia, India, paesi ponte) e di sviluppare progetti speciali per alcuni settori (meccanica in particolare) nonché per
favorire i nostri investimenti all’estero (soprattutto in India, Turchia, Brasile).

Per l’Italia -come ho detto spesso in questi 20 mesi- competere e rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati internazionali è stata una priorità nelle scelte
economiche effettuate dal Governo Prodi. Senza il sostegno dell’export difficilmente avremmo ripreso quel sentiero di crescita che ha caratterizzato questo biennio.

E non è certamente casuale il fatto che grazie alla nuova Legge Finanziaria, il commercio internazionale potrà contare nel 2008 – per la prima volta dopo diversi anni – su un
aumento delle risorse a disposizione. Per la promozione avremo 165 milioni di ?, pari ad un incremento di oltre il 30%.

Peraltro, le 7 grandi missioni di sistema fatte finora hanno permesso 13.750 contatti business-to-business (B2B) e tutte le missioni effettuate hanno visto numerosa la presenza del mondo delle
imprese. Ciò testimonia di quanto sia importante la internazionalizzazione per le imprese italiane, grandi, medie o piccole che siano.

Anche i prossimi mesi dovrebbero vedere importanti missioni in nuovi mercati (Messico, Sudafrica, Vietnam) che registrano tassi di partecipazione significativi. Circa 150 imprenditori hanno
già aderito alla missione in Messico prevista per la fine di febbraio. Sono missioni importanti per il sistema Paese che non devono essere abbandonate, poiché rientrano in una
più ampia strategia di presenza e di protagonismo all’estero dell’Italia. La presenza di Prodi martedì al Vertice dei Quattro sulla crisi finanziaria internazionale ne è
una testimonianza, così come la nomina del Ministro Padoa Schioppa al Comitato Monetario e Finanziario Internazionale del FMI.

La crisi politica di questi giorni colpisce il Paese in un momento particolarmente delicato, e mi limito qui solo alle considerazioni economiche.

Sul versante interno, i dati di questi ultimi giorni sulla distribuzione del reddito e l’andamento dei consumi ci ricordano come sia necessaria una incisiva azione di politica economica per il
sostegno al reddito delle famiglie. E nello stesso tempo, come non sia più rinviabile una azione sulle infrastrutture, sull’apertura dei mercati (liberalizzazioni), sul fisco.

Ma è ancora più preoccupante per le nostre imprese e per il Paese la situazione congiunturale internazionale. Le stime sul PIL del Fondo Monetario di martedì e il dato
americano di ieri confermano un rallentamento della crescita a livello mondiale. Ciò appare dovuto alla stagnazione dell’economia americana, alla svalutazione del dollaro, al rialzo del
prezzo delle materie prime, alla crisi finanziaria legata ai mutui subprime che sta colpendo tutte le maggiori banche mondiali.

L’economia americana, uno dei principali mercati per il nostro export, mostra secondo molti osservatori sintomi preoccupanti di recessione. Con riflessi già ampiamente percettibili nelle
turbolenze sui mercati finanziari di tutto il mondo.

Ne consegue che anche il commercio mondiale subirà una flessione del suo ritmo di crescita. Negli ultimi anni il rapporto fra crescita del PIL e espansione dei flussi commerciali a
livello globale é stato di 1 a 2. Ciò significa che un rallentamento al 4% vedrebbe una dinamica di espansione di circa 8%, essenzialmente legata al margine di crescita interna di
economie emergenti e nuovi ricchi.

Dunque, bisognerà da parte italiana intensificare gli sforzi per intercettare queste energie positive e contrastare al meglio i segnali negativi che cominciano ad apparire su alcuni
mercati.

I dati di novembre 2007 evidenziano per i Paesi UE un leggero calo del tasso di crescita; per i paesi extra UE (dicembre 2007) un segno negativo. La dinamica complessiva annuale tuttavia rimane
positiva ( 11,1% per i Paesi UE -gennaio-novembre 2007; 10,5% Per i paesi extraUE -gennaio-dicembre 2007); così come la riduzione del passivo commerciale che nel periodo
gennaio-novembre 2007 è stato di 13,2 miliardi di euro; e il surplus del settore manifatturiero.

Il tasso di crescita italiano si conferma, nel periodo gennaio-ottobre 2007, il più alto ( 11,6%) nei paesi UE-15 e tra i più dinamici (inferiore solo a Cina e Germania) nel
mondo. Sempre in riferimento ai primi dieci mesi del 2007, all’interno dell’UE a 27, abbiamo, dopo la Germania, registrato il più significativo miglioramento della bilancia commerciale.

Insomma ciò che appare chiaro è che nel 2007 l’economia italiana, seppur ancora la più lenta a crescere in Europa ( 1,8%), è risultata nella crescita dell’export
best performer, solo dopo la Germania, tra i paesi del G7, tanto da portare la nostra quota del mercato mondiale dal 3,4 al 3,8 per cento.

La nostra performance è stata trainata essenzialmente dai prezzi: le nostre imprese si sono collocate nella fascia alta di mercato, quella a maggiore valore aggiunto. Adesso però
dopo due anni di aumenti al ritmo del 10%, vi è il rischio di una frenata nel ritmo di crescita.

Questo quadro complessivo mi pare militi nel senso di ribadire – come ieri hanno confermato tutte le associazioni imprenditoriali- che l’Italia ha bisogno di un governo che continui a
monitorare con molta attenzione gli sviluppi della congiuntura economica internazionale e intensifichi ancora di più gli sforzi di sistema, l’azione di sostegno alle imprese, e la
promozione dei nostri interessi a Bruxelles.

Il governo Prodi in questi venti mesi ha sostenuto con ogni mezzo l’internazionalizzazione delle nostre imprese ed una presenza più coerente e sistematica sui mercati mondiali. E i
risultati si vedono. Abbiamo disegnato una strategia geografia e settoriale e modalità operative più efficienti. Abbiamo ricostruito un Ministero per il Commercio Internazionale,
che mantiene la sua utilità in un Paese come il nostro. Abbiamo assicurato la internazionalizzazione fosse una priorità nella politica economica del Governo. Abbiamo lavorato per
allargare la sfera dei nostri interessi ben oltre i confini dell’Italia e per abbattere i muri sui mercati altrui.

La strada dei prossimi mesi è segnata. Lo sforzo deve essere sui paesi ponte o piattaforma (Turchia, Sudafrica, Vietnam), su quelli ricche di materie prime (energetiche) -paesi del
Golfo-, sul Mediterraneo, su India e Cina, nonché sui mercati maturi in difficoltà (USA).

Ritengo che il sistema Paese debba e possa continuare a lavorare per la crescita del made in Italy nei mercati internazionali e voglio rassicurare le imprese che ICE e SIMEST (e SACE) non
modificheranno l’intensità dei loro programmi e il loro sostegno, che rispondono, peraltro, ad una strategia pluriennale largamente condivisa.

Per quanto mi riguarda, ribadisco che su politiche di questa dimensione, quali quella commerciale e di promozione del made in Italy, è indispensabile che non vi siano sussulti, fazioni
politiche o cambiamenti repentini d’indirizzo. Anche questo rende grande un paese: la capacità di mettere insieme un Sistema che lavora per il bene comune, per il bene delle imprese e
degli italiani. Ed è ciò che il governo Prodi ha fatto, non senza difficoltà, in questi 20 mesi.

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