Sanità nelle carceri piemontesi
22 Maggio 2008
C’è preoccupazione nel mondo penitenziario piemontese per il trasferimento al servizio sanitario nazionale di tutte le funzioni svolte, fino a oggi direttamente, dal dipartimento
dell’amministrazione penitenziaria, a destare l’allarme sono le linee guida scelte dalla Regione per indicare i modelli organizzativi da adottare nelle case penali del Piemonte, Caterina
Ferrero, consigliere regionale di Forza Italia, denuncia il problema.
«La questione – afferma l’esponente azzurro – nasce dalla scelta operata dalla Giunta Bresso di istituire un unico dipartimento regionale per la tutela della salute in carcere ad
Alessandria, anziché a Torino. Una decisione questa che decentrerebbe in modo incongruo un organo fondamentale per le sue funzioni di controllo e supervisione a livello
regionale».
La criticità è già stata fatta emergere sia dal Garante per i diritti dei detenuti, sia da parte di componenti dell’amministrazione penitenziaria. «La Regione –
chiosa Ferrero – è apparsa finora sorda alle proteste di questi soggetti. Eppure la scelta pare proprio senza senso se si ricorda che Torino finora è stata sede del Provveditorato
regionale dell’amministrazione penitenziaria, della Procura più rilevante del Piemonte e di numerosi poli d’eccellenza quali centri diagnostici, ambulatori specialistici e un reparto di
osservazione psichiatrica all’avanguardia. Peraltro il capoluogo torinese conta anche il maggior numero di detenuti, circa 1.400. I quali, con questa scelta, sarebbero costretti a interagire
con uffici decentrati ad Alessandria».
«Inoltre – continua Ferrero – per quanto riguarda il futuro ruolo del personale sanitario attualmente in servizio presso gli istituti penitenziari, pare evidente come la proposta della
Giunta Bresso non colga lo spirito della legge, ossia la valorizzazione delle esperienze pregresse, al fine di non disperdere un patrimonio di competenze e professionalità acquisito nel
corso degli anni».
«Ho richiesto – conclude l’esponente azzurra – che venga al più presto convocata un’audizione in Commissione Sanità dei vertici dell’amministrazione penitenziaria
piemontese, per avviare un serio confronto. Un tema delicato quale quello della salute dei detenuti non può essere calato dall’alto, senza conoscere la storia e le esigenze di un mondo
tanto lontano per chi non lo conosce dal suo interno. In questo caso la Giunta ha peccato di presunzione, volendo imporre forse scelte di comodo, dettate da altre esigenze inconfessabili,
invece di aprirsi al dibattito».





