Prima missione ufficiale in Africa per il Consorzio Vino Chianti

Prima missione ufficiale in Africa  per il Consorzio Vino Chianti

By Giuseppe

Il 27 gennaio sarà in Nigeria, un Paese destinato crescere notevolmente dei prossimi anni – Il Punto e virgola di Comolli 

Newsfood.com, 5 gennaio 2026

Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.


Commento di Giampietro Comolli al Comunicato Stampa del Consorzio Vino Chianti del 5 gennaio 2026 (Vedi allegato integrale in calce )

Il Punto e Virgola di Comolli

Il Chianti alla ricerca di nuovi mercati.
Diventa difficile meravigliarsi che un grande Consorzio di Tutela, un grandissimo territorio antico di produzione del vino, dei grandiosi vini “toscani” come il Chianti ( e tanti altri) nel 2025 pensino ai mercati africani e a tanti altri mercati nuovi, distanti, difficili, complessi e da sempre molto lontani dal vino. Il primo paese produttore al mondo di vino (DO e da tavola) doveva e deve da sempre ricercare quotidianamente nuovi clienti e nuovi consumatori.
Ovvio che il punto primario assoluto di attenzione – lo era 40 anni fa e lo è ancor più oggi – deve essere quello di conoscere, capire, sapere e adattarsi al 100% alla cultura della domanda. Tralasciando tutte le storie culturali, territoriali e delle denominazioni locali. Con questo non intendo che il vino da tavola ha più chances o che la “qualità” o il valore o la identità dei nostri vini siano dimenticati o messi in disparte.
Semplicemente tutti questi fattori che fanno grande il vino italiano devono approcciarsi “dopo” e/o in un modo totalmente diverso.
Oggi – rispetto a 40 anni fa quando tutto era più difficile – sono a disposizione elementi e strumenti che aiutano di più, che fanno capire meglio che cosa proponiamo: penso a internet, e commerce, salutismo e anche le bevande a base di uva (i vini)  de alcolizzati totali o parziali. Oggi questi elementi possono aprire più facilmente certe porte (anche quelle di assoluta negazione consumo alcolici) geografiche non tradizionali, indipendentemente dal costo o strettamente connesso al prezzo di una bottiglia sul nuovo mercato. Ovvio anche che la presenza in un paese neofito o non abituato al vino deve essere strategicamente costruita con indagini serie e lunghe soprattutto su due aspetti oggi: l’ortodossia della alimentazione locale e la disponibilità economica. Tutto deve viaggiare su un unico binario: avere a che fare con esperti distributori locali che già conoscono il prodotto in senso generale oppure che non conoscono nulla. cambia tutto il modello di approccio: masterclass si oppure no!  Da questo dipende poi con quale etichette si vuole affrontare il mercato e la domanda.
Oggi le fiere (e le guide) in Europa non servono molto (servono le mostre mercato in città medie) mentre in paesi nuovi vanno bene se supportati da un sistema diplomatico locale attento, forgiato, conoscitore, attento, disponibile. Ovvio anche che il vino (o non vino ) made in Italy può funzionare bene all’inizio se presentato e posizionato in strettissima colleganza con brand e prodotti italiani già noti in quel paese….fosse anche una automobile o un trattore agricolo o un presidio sanitario!! La “apertura” mentale e la assenza di campanilismo e gelosie è fondamentale per entrare in un mercato con un prodotto che non è indispensabile, ma anzi sostituibile e a volte rifiutato a priori.
Per questo che “tutti” i paesi del mondo che oggi non conoscono il vino italiano sono tutte mete da seguire, proporre, cercare. Come dicono i ministri Urso e Taiani, il nostro sistema “affari esteri” dovrebbe essere a disposizione degli imprenditori e consorzi italiani. Fondamentale è la entità (non solo budget) a disposizione per attrarre interesse e attenzione.  Inoltre speriamo che la nuova Pac-Ocm guardi a questi aspetti favorendo dei PSN interregionali (non di singoli consorzi o territori) in modo da far pesare in modo significativo la comunicazione e soprattutto saper dialogare “bene” con la lingua del paese ospitante, qualunque lingua sia!

Giampietro Comolli

Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre

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Da: Consorzio Vino Chianti – Ufficio Stampa <press@consorziovinochianti.it>
Oggetto: Prima missione ufficiale in Africa per il Consorzio Vino Chianti: il 27 gennaio sarà in Nigeria
Data: 5 gennaio 2026 alle ore 12:40:00 CET
Rispondi a: press@consorziovinochianti.it
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Prima missione ufficiale in Africa per il Consorzio Vino Chianti: il 27 gennaio sarà in Nigeria

La denominazione sarà protagonista con 13 aziende. In programma anche una masterclass firmata Gambero Rosso

Il Consorzio Vino Chianti approda in Nigeria: la prima missione africana sarà  il 27 gennaio a Lagos, al Civic Centre, all’interno del Top Italian Wines Roadshow per un evento organizzato dal Gambero Rosso che riunisce pubblico specializzato, stampa, importatori e operatori qualificati del settore vino.

Il Consorzio parte con una delegazione di 13 aziende, che avrà un desk dedicato e circa 30 etichette di Chianti Docg. Una presenza che racconta non solo la forza produttiva della denominazione ma anche la volontà di investire su un mercato emergente.

“È un esordio vero e proprio — sottolinea Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti — e per noi rappresenta un momento strategico: l’Africa è un’area tutta da esplorare, dove il Chianti può crescere con continuità nei prossimi anni”.

A Lagos è prevista anche una masterclass pensata per stampa e operatori locali: sette etichette di Chianti Docg in degustazione, raccontate da Marco Sabellico, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Il titolo, “A contemporary journey through the great wine lands of Chianti”, punta a far conoscere la modernità di un territorio che unisce tradizione e qualità contemporanea.

“La Nigeria sta scoprendo il vino: lo dicono le statistiche delle importazioni, che vedono la fascia dai 20 ai 40 anni con reddito elevato ed alta scolarizzazione a guidare le domanda – afferma Sabellico-. Questo apre ampie prospettive di crescita per il vino italiano, ed in particolare per il Chianti Docg, una delle nostre denominazioni più apprezzate nel mondo. Ma la Nigeria, come tutti i nuovi mercati, richiede presenza e soprattutto formazione e informazione. La sinergia tra Gambero Rosso e il Consorzio del Chianti darà ottimi risultati anche stavolta”.

Per il Consorzio non si tratta di un primo contatto assoluto: nel 2024 erano state organizzate due masterclass esplorative, una proprio a Lagos (Nigeria) e una a Luanda (Angola), senza però la presenza diretta delle aziende. Stavolta il passo è più deciso.
“Torniamo dopo aver testato il terreno — continua Busi — e lo facciamo portando con noi le nostre realtà produttive, perché crediamo che la Nigeria rappresenti uno dei mercati africani più interessanti”.

Il contesto, infatti, è particolare: un mercato di nicchia, circa 10 milioni di potenziali consumatori, ma con un potere di spesa molto elevato — tre volte superiore all’area di Milano — e un modo di vivere il vino profondamente diverso da quello europeo. Le bottiglie si stappano a gala, cerimonie, eventi di rappresentanza; la temperatura di servizio non è una barriera culturale; la stagionalità non influisce sui consumi, nemmeno per il rosso. Una modalità di fruizione che apre spazio ai vini identitari come il Chianti, purché raccontati e posizionati nel modo corretto.

“Capire gli usi locali, rispettarli e costruire un dialogo vero con chi importa e con chi consuma: è questo il nostro obiettivo — conclude Busi —. Andiamo in Nigeria con entusiasmo e con l’idea di aprire un percorso che possa dare risultati concreti già nel breve termine”.

Ufficio Eventi e Comunicazione
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