Prezzi troppo bassi e la suinicoltura italiana è a rischio

Prezzi troppo bassi e la suinicoltura italiana è a rischio

La Cia giudica irresponsabile l’atteggiamento della parte industriale nell’ambito della Commissione unica nazionale. Le quotazioni proposte penalizzano fortemente i produttori: Pesanti
conseguenze per i prosciutti Dop Parma e S. Daniele e per l’intera salumeria “made in Italy”.

Per la suinicoltura italiana non c’è pace. Il settore, dopo la profonda crisi del 2008 con un crollo drammatico dei prezzi e alle prese con un’invasione di prodotti stranieri che sta
mettendo in grave difficoltà il “made in Italy”, si trova ora a fare i conti con un atteggiamento irresponsabile da parte dei rappresentanti dei macellatori nell’ambito della Commissione
unica nazionale (Cun). Le quotazioni proposte dagli industriali per i suini nazionali certificati per la Dop di Parma e S. Daniele sono state, infatti, di 1,15 euro al Kg come prezzo di
riferimento. Una proposta sconcertante alla luce del fatto che in altri paesi dell’Unione europea (vedi Spagna) la quotazione dei suini è intorno a 1,25 euro A sottolinearlo è la
Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata per una situazione che può provocare pesanti riflessi negativi agli allevatori che sono, oltretutto, costretti a
confrontarsi con una realtà molto complessa e con costi in vertiginosa crescita.

La Cia fa notare, tra l’altro, che il prezzo proposto per i suini europei è corrisposto per un prodotto non certificato per le Dop e di conseguenza con minori costi di produzione. Un
comportamento, quello dei macellatori, che – avverte la Cia – aggrava, dunque, una crisi degli allevatori suinicoli che dura da anni e che ha visto molte aziende chiudere o ridurre drasticamente
il numero dei capi. Basti pensare, che a fronte dell’attuale prezzo corrisposto agli allevatori, i costi di produzione vanno da 1,35 a 1,50 euro al Kg. Questo atteggiamento degli industriali –
conclude la Cia – rischia di far scomparire la suinicoltura italiana, con gravissime conseguenze per le produzioni Dop di Parma e S. Daniele e della salumeria, che sono vanto dell’agroalimentare
“made in Italy”.

Cia.it
Redazione NEWSFOOD.com + Web TV

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