Prezzi: Coldiretti, grano e latte ai minimi da oltre venti anni

Prezzi: Coldiretti, grano e latte ai minimi da oltre venti anni

I prezzi dei principali prodotti della agricoltura italiana come il grano e il latte sono sui livelli minimi da oltre venti anni nonostante gli acquisti alimentari siano rimasti nel 2009
pressochè stabili e i prezzi al consumo di cibi e bevande siano addirittura aumentati. E’ quanto è emerso da una analisi della Coldiretti al vertice della maggiore organizzazione
agricola italiana a Napoli con gli imprenditori  provenienti da tutte le province e regioni italiane per presentare le proposte a sostegno della ripresa economica.

I prezzi dei prodotti pagati agli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – sono diminuiti in media del 13 per cento nel 2009 mentre i consumi  in quantità sono aumentati dello 0,4 per
cento e i prezzi di vendita al dettaglio degli alimentari sono aumentati ad un tasso superiore di quasi tre volte a quello dell’inflazione media, secondo le elaborazioni su dati Ismea ed Istat. I
consumatori italiani – continua la Coldiretti – non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne con il crollo
delle quotazioni alla produzione che nell’ultimo anno sono calate del 20 per cento per i cereali, del 22 per cento per la frutta, del 15 per cento per il vino, del 14 per cento per la carne suina
e del 12 per cento per i lattiero caseari, ad ottobre secondo Ismea.

Secondo una analisi della Coldiretti il prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori è oggi molto piu’ basso di quello di 25 anni fa con le quotazioni che sono quest’anno al di sotto dei
costi di produzione su un valore di poco superiore ai 14 centesimi al chilo, il 42 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 39 per cento in meno rispetto al 1985. Se allora – spiega
la Coldiretti – il prezzo del grano era di 23 centesimi al chilo e quello del pane di 52 centesimi, oggi un chilo di grano è venduto al prezzo di circa 14 centesimi mentre un chilo di pane
è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 2,7 euro al chilo, ma che raggiunge i 5 euro e oltre per quelli più elaborati. Considerando che ci vuole circa un chilo di
grano per fare un chilo di pane (bisogna ottenere la farina alla quale si aggiunge acqua) il ricarico dal campo alla tavola è passato dal 126 per cento del 1985 ad oltre il 1828 per
cento.

Il latte – continua la Coldiretti – viene oggi pagato agli allevatori italiani il 24 per cento in meno rispetto al 1996 con circa 30 centesimi riconosciuti in media alla stalla, ma viene
pagato dai consumatori 1,35 euro al litro, con un ricarico del 350 per cento. La situazione dal campo alla tavola non cambia per l’uva che passa da 0,41 euro al chilo a 1,95 euro al chilo con un
aumento del 376 per cento o per le carote che passano addirittura da 0,12 euro al chilo dal produttore a 1,2 euro al chilo per il consumatore ( 900 per cento). Per non parlare della pasta con il
prezzo del grano duro che è sceso a 0,18 euro al chilo mentre la pasta si vende ad 1,4 euro al chilo con un ricarico del 400 per cento se si tiene conto delle rese di trasformazione, per
effetto di uno squilibrio concorrenziale che è  ben noto all’Antritrust che ha multato il cartello dei produttori per un importo di 12,5 milioni di euro confermato dal Tar.

Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale –
precisa la Coldiretti – i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Si tratta – sostiene la Coldiretti – di un forte ostacolo alla ripresa economica in un Paese dove quasi un
euro su quattro si spende per la tavola con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all’anno (dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori), con
l’agroalimentare che svolge peraltro una funzione da traino per l’intero Made in Italy all’estero.

La grande distribuzione organizzata GDO con una quota di mercato nei generi alimentari che ha raggiunto il 71 per cento, rappresenta secondo la Coldiretti una vera e propria strozzatura nel
passaggio degli alimenti dai campi alla tavola. Poche grandi piattaforme di acquisto – denuncia la Coldiretti – trattano sul mercato in condizioni di quasi monopolio. Formule contrattuali
vessatorie, vendite sottocosto, promozioni civetta (esempio sul parmigiano reggiano) mettono a rischio le condizioni di competitività della produzione italiana. Occorre che
l’Autorità garante della concorrenza e del mercato verifichi se, come la Coldiretti ritiene, la GDO operi in abuso di posizione dominante e con prevaricazione delle centinaia di migliaia
di imprese agricole che non hanno nessun potere contrattuale per opporsi a una sorta di diritto di accesso, pagando dazi per l’ingresso sul mercato.

Le cause della moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola sono da imputare, per 6 italiani su dieci, a tutti i passaggi intermedi, ma una percentuale elevata di consumatori accusa anche i
ricarichi eccessivi applicati dalla distribuzione commerciale e le speculazioni, secondo una ricerca Coldiretti/Swg svolta nell’ottobre 2009. Secondo l’indagine per il 47 per cento degli italiani
la soluzione migliore da adottare per contenere questa moltiplicazione è quella di incentivare gli acquisti diretti dal produttore agricolo o nei farmers market, mentre il 38 per cento
ritiene che occorra promuovere la presenza di prodotti locali e di stagione sugli scaffali di negozi e supermercati.

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