Grano duro di qualità: con l’azzeramento dei dazi Ue a grave rischio gli agricoltori italiani

Grano duro di qualità: con l’azzeramento dei dazi Ue a grave rischio gli agricoltori italiani

La Cia evidenzia una situazione estremamente difficile per il “made Italy” e le nostre imprese cerealicole. La Canadian Wheat Board, maggior esportatore di grano canadese, mostra tutta la sua
forza lobbistica, mentre sia in Europa che in Italia passa tutto sotto silenzio. La Cia sollecita il nostro governo ad impegnarsi affinché vengano riavviate le trattative per la
rivisitazione dei meccanismi di calcolo che permettono l’applicazione dei dazi sui cereali.
 
Dopo il danno la beffa. Non bastavano le difficoltà, sempre più gravi, per i produttori italiani di grano duro, alle prese con un crollo verticale dei prezzi, non bastava il taglio
record della produzione (oltre il 40 per cento rispetto allo scorso anno), non bastava l’azzeramento dei dazi deciso dalla Commissione Ue, peraltro applicato per il solo mese di ottobre, ora
giunge una dichiarazione del maggior esportatore di grano canadese, la Canadian Wheat Board, la quale arriva a dire che proprio la rimozione dei dazi non è affatto sufficiente per
risollevare la situazione complessiva per i loro cerealicoltori.

Come affermare che l’Europa deve adoperasi per aprire di più il suo mercato, senza tenere in conto le esigenze dei suoi produttori. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana
agricoltori fortemente preoccupata per una situazione che rischia di avere pesanti riflessi per il settore, che già vive problemi complessi che possono comprometterne il futuro.

La Cia segnala che il presidente della Canadian Wheat Board, Ian White, nella dichiarazione rilasciata alla stampa, “si vanta” di aver fatto togliere i dazi sul grano duro nell’Ue e, nello stesso
tempo, accusa l’Esecutivo di Bruxelles di aver addirittura sbagliato i calcoli per l’applicazione di tali dazi. Una presa di posizione che mette in evidenza tutta l’efficienza lobbistica
dell’organizzazione canadese. E tutto ciò è passato sotto silenzio non solo in Europa, ma anche in Italia. Nessuno, a cominciare dal nostro ministero delle Politiche agricole,
alimentari e forestali, è intervenuto per cercare di contrastare una decisione che avrà effetti disastrosi per il grano duro “made in Italy”

Ad oggi soltanto la Cia ha denunciato che l’azzeramento del dazio di grano duro di qualità (insieme alla riduzione dei dazi per i prodotti di media e bassa qualità), avrà
ripercussioni pesanti sulle produzioni europee e soprattutto per quelle italiane. Un provvedimento che, considerato le scorte piene e gli ottimi raccolti di grano duro in Nord Africa, Usa e,
appunto, Canada darà un colpo durissimo ai produttori cerealicoli italiani.

Da notare – avverte la Cia – che la Canadian Wheat Board esporta in media ogni anno circa 3,5 milioni di tonnellate di grano duro, a metà di tutto il commercio mondiale. L’Ue, in
particolare l’Italia, tra i primi cinque clienti, è un mercato chiave per il prodotto canadese. E’, perciò, facile intuire che l’azzeramento dei dazi provocherà una vera e
propria invasione nel nostro Paese e ciò metterà in ginocchio migliaia di produttori.

Dunque, davanti all’alta produzione in Usa, Canada, Nord Africa, e con l‘euro sempre più forte rispetto al dollaro statunitense e canadese, per la Cia è indispensabile che il
nostro governo si impegni affinché vengano riavviate le trattative per la rivisitazione dei meccanismi di calcolo che permettono l’applicazione dei dazi sui cereali, in quanto gli attuali
regolamenti, di fatto, lo rendono particolarmente difficile soprattutto per il grano duro.

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