PREVISIONI DEMOGRAFICHE PER SESSO ED ETA' AL 2050

Come sarà il Piemonte nel 2050? E’ la domanda alla quale prova a dare una risposta la pubblicazione «Previsioni Demografiche per sesso ed età al
2050» edita dalla Regione Piemonte e presentata oggi dall’assessore alle Politiche Territoriali Sergio Conti: «Le dinamiche demografiche – ha affermato Conti –
interessano vari aspetti della programmazione, dal consumo di suolo per le abitazioni, alle politiche di sviluppo, a quelle sociali. Il lavoro svolto, su basi strettamente scientifiche, offre
degli scenari per il futuro a medio e lungo periodo sui quali è necessario lavorare per poter fare delle scelte coerenti con quella che sarà la realtà
della nostra regione negli anni a venire».

Il volume rientra tra le iniziative di diffusione dell’informazione statistica della Direzione Programmazione Strategica, Settore Statistico regionale. Esso è corredato dal commento
di Stefano Molina, esperto di demografia della Fondazione Agnelli.

Vediamo quali sono gli elementi più significativi.

Il dato più macroscopico, ma non sorprendente, riguarda la rapidità e la diffusione dell’invecchiamento, che né un’eventuale ripresa delle
fecondità, né un possibile continuo afflusso di giovani immigrati riusciranno a contrastare. L’età media, oggi inferiore ai 45 anni, pare destinata al
2050 a collocarsi intorno ai 50 anni. Ciò comporterà importanti conseguenze soprattutto sulla scena lavorativa in quanto nelle aziende e nelle istituzioni saranno
ampiamente preponderanti risorse umane oltre i cinquant’anni, con tutto ciò che questo comporta sul piano della loro gestione e della loro valorizzazione.

Un altro problema riguarda la natalità. Nonostante l’aumento della fecondità recentemente osservato e ipotizzato per i prossimi decenni la natalità in
Piemonte è destinata a diminuire, dalle circa 37 mila nascite degli ultimi anni a circa 28 mila nel 2020. Questo paradosso si spiega con il fenomeno della progressiva uscita
dall’età riproduttiva delle generazioni folte del baby boom (quello verificatosi negli anni Sessanta) e con la conseguente riduzione del numero di madri e padri potenziali. In
altre parole, fino ad oggi il problema delle curve semivuote, in Piemonte come in Italia, è stato prevalentemente associato ad una scarsa disponibilità o
possibilità delle coppie di avere più figli. Da domani, e per i prossimi decenni, la natalità sarà compressa anche a seguito della rapida
diminuzione del numero di genitori potenziali.

Un altro paradosso riguarda l’aumento dei decessi, pur in presenza di una dilatazione delle speranze di vita. Anche se anno dopo anno le condizioni generali di sopravvivenza saranno sempre
migliori, anzi le migliori mai registrate nella storia della regione, il numero dei decessi annui crescerà in misura significativa, da circa 48.000 a circa 57.000 nel 2020. Un
miglioramento delle prospettive di vita a livello individuale si assocerà dunque a una maggiore vulnerabilità della popolazione piemontese nel suo complesso.

Nella ricerca si parla anche di territori vincenti e perdenti: le diverse aree del Piemonte non seguiranno traiettorie parallele di evoluzione demografica. Limitando il confronto alla scala
provinciale, ma è chiaro che forti squilibri potrebbero essere ricercati, ad esempio, tra aree di montagna e aree di pianura, si osserva come la diminuzione attesa della popolazione
complessiva sarà più marcata nelle province di Alessandria e di Vercelli, mentre lo sarà molto di meno nella provincia di Cuneo, l’unica a conservare
qualche concreta chance di crescita demografica anche nei prossimi decenni.

Quel che le previsioni non possono dire è quali territori risulteranno, a partire da domani, vincenti o perdenti nell’attrarre, e trattenere, residenti. Un gioco non privo di
effetti sulle finanze locali e dunque sulle risorse localmente mobilitabili (Ici, Tarsu, compartecipazione all’imposta del reddito sulle persone fisiche). Considerazioni sulla gravitazione del
Piemonte orientale nell’orbita del polo milanese, sulla saturazione dell’entroterra ligure, sul maggiore o minore successo di esperienze distrettuali esulano ovviamente dal ristretto orizzonte
di un esercizio di previsione demografica. E’ tuttavia utile segnalare come i futuri, inevitabili, scostamenti della popolazione rispetto al sentiero tracciato dalle previsioni si presteranno
ad essere interpretati come rivelatori di una maggiore (nel caso di scostamenti positivi) o minore (nel caso opposto) forza economica dei territori.

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