Potenza: Protesta della Cia, le imprese agricole stanno lavorando da troppi anni in forte perdita

Potenza – La crisi che investe l’economia reale, compreso il comparto agricolo, non ha precedenti, come non ha precedenti l’irresponsabilità politica e dei
governi. Le grandi difficoltà andrebbero affrontate in un quadro di una forte e condivisa responsabilità, in particolare, da tutti coloro che sono stati chiamati a gestire
le istituzioni e la vita pubblica. Purtroppo, così non è, e l’indecoroso spettacolo offerto negli ultimi tempi (ed in questi giorni) dalla politica lucana (ma la
valutazione è traslabile al quadro nazionale) è la testimonianza di quanto inadeguata è la classe dirigente. E’ quanto evidenziato dalla Direzione regionale
della Cia Basilicata.

L’economia agricola si avvicina a grandi passi verso uno stato di “coma”, purtroppo, “non farmacologico” e questo non interessa nessuno. Ciò
è ancor più grave in una regione nella quale l’agricoltura riveste un ruolo rilevante per la tenuta economica e sociale.

Sulla rilevanza del comparto agricolo lucano la nobiltà di tante “dichiarazioni pubbliche”, rese da autorevoli amministratori, è almeno pari alla scaltrezza
con la quale si opera nella gestione quotidiana della cosa pubblica.

Le imprese agricole, come riconfermano i dati sulla conclusione dell’annata agraria 2008, stanno lavorando -da troppi anni- in forte perdita. L’impazzimento dei costi di
produzione, l’andamento dei prezzi alla produzione, le speculazioni, stanno determinando tutte le condizioni per l’espulsione di migliaia di addetti dal comparto agricolo
(lavoratori autonomi e dipendenti).

Non è più sostenibile vendere un quintale di grano a 16 euro quando i costi di produzione si attestano a circa 35 euro, non è immaginabile che un litro di latte,
oggi, venga pagato a 30/33 centesimi a fronte di un costo di produzione di circa 55 centesimi. E lo stesso discorso vale per l’olio, per l’ortofrutta, per la carne e per
tutte le produzioni agricole. Gli agricoltori si ritrovano a produrre con i costi di produzione del 2009 e con prezzi alla produzione arretrati ai primi anni ’80.

La Cia Basilicata ha lanciato dal mese di novembre una fase di forte mobilitazione per richiamare il governo nazionale e regionale ad un maggiore ascolto alle ragioni degli agricoltori.
Abbiamo riscontrato sulla piattaforma proposta tanti consensi, anzi, una un’unanimità di consensi da parte di tutti gli interlocutori a cui ci siamo rivolti.

A distanza di tre mesi si è, purtroppo, registrato che il grido di allarme lanciato dagli agricoltori, e sostenuto da tanti amministratori locali, si è infranto contro le
sordità di chi aveva il dovere di ascoltare. Vogliamo credere che il “grido di allarme” non era così acuto da essere percepito. Ed è con questa
consapevolezza che “pazientemente” gli agricoltori hanno deciso di rilanciare, in forme diverse e sicuramente più incisive, la propria mobilitazione e manifestare la
loro “sincera rabbia”. Evidentemente, la classe politica nazionale e regionale ha bisogno e merita toni, azioni e segnali molto diversi.

Di qui la decisione della Direzione regionale della Cia lucana di promuovere iniziative territoriali più incisive, più visibili (la prima programmata per la seconda decade
di febbraio nel Potentino) e che culmineranno con una manifestazione regionale il 21 marzo a Potenza, che non sarà una marcia silenziosa, e la stessa data simbolicamente
rappresenterà l’avvio di una “nuova primavera” dell’agricoltura lucana. Due mesi di tempo, per chi ha la responsabilità di agire con scelte
concrete, sono sufficienti per invertire la rotta!

Le proposte sono:

– estensione a tutte le attività agricole e zootecniche dell’accisa zero per il gasolio e riduzione al 4 per cento dell’aliquota Iva sui carburanti utilizzati nelle
attività agricole;

– riduzione del 50 per cento delle aliquote Iva relative sia all’acquisto dei beni e servizi necessari allo svolgimento dell’attività agricola;

– fissazione al 4 per cento dell’Iva sulle nuove strutture realizzate nell’ambito del piani di sviluppo rurale;

– piano di compensazione a favore delle aziende agricole per l’abbattimento dei costi di produzione sulla risorsa idrica e quelli relativi alla fiscalità locale;

– interventi per garantire la trasparenza nella formazione dei prezzi per i mezzi tecnici di produzione;

– proroga degli sgravi contributivi per il triennio 2009-2011 per le imprese agricole;

– ripristino del fondo di solidarietà nazionale;

– immediata liquidazione degli aiuti comunitari da parte dell’Arbea (un Ente sulla cui missione è necessario ripensare);

– una riforma in direzione della semplificazione amministrativa nel rapporto impresa agricola e Pubblica Amministrazione, in un quadro di grande trasparenza;

– adeguamento della normativa regionale in materia di prodotti e coperture assicurative in agricoltura;

– definizione della disciplina regionale in materia di sostegno, consulenza, servizi e accesso al credito delle Pmi agricole;

– il tempestivo avvio dei Bandi del Psr 2007/2013

– l’uso appropriato dei fondi “liberati” del Por 2000/2006 (circa 70 milioni di euro);

– adozione di un Piano Irriguo Regionale;

– utilizzo dei fondi Fas, delle risorse dei P.O. Val D’agri e Senisese, e degli altri fondi Ue, per costruire apposite sponde finanziare “Interfondo”, allo scopo di
intervenire e dare risposte sul versante della: infrastrutturazione nelle aree rurali, degli “investimenti in campo agro-energetico e per la costituzione del distretto
agro-energetico regionale, un“Piano regionale” per la ricerca e l’innovazione tecnologica in campo agricolo-alimentare”; un programma per la ricettività,
l’ospitalità ed il turismo rurale.

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