Portare l'assistenza sanitaria a casa dei pazienti

Un ospedale virtuale e una casa per una «vita assistita» attraverso l’impiego di un sistema di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono solo due dei cinque siti
pilota ideati nel quadro del progetto dal titolo NUADU.

L’obiettivo primario condiviso dai siti pilota è migliorare l’assistenza sanitaria a lungo termine e il benessere grazie ai servizi TIC in rete. Le applicazioni e i sistemi saranno
provati nella vita di tutti i giorni.

L’Università del Sannio è uno dei 20 partner di cinque paesi europei che affrontano le sfide tecniche dell’assistenza sanitaria in rete. In collaborazione con due istituti
ospedalieri della regione Campania e con la società informatica italiana AtosOrigin, i ricercatori universitari stanno cercando di realizzare un sistema a sensori che possa monitorare i
pazienti nelle loro abitazioni.

Considerato che le patologie del sistema circolatorio sono la causa del 42% dei decessi in Italia, gli scienziati e gli operatori informatici stanno concentrando l’attenzione su sensori che
osserveranno il battito cardiaco e la pressione sanguigna di un paziente, valutando inoltre il contesto in cui si trova. Ciò significa che i sistemi sapranno se il battito cardiaco di un
paziente sta aumentando a causa di un’anomalia circolatoria o semplicemente perché sta correndo, ha spiegato al Notiziario CORDIS Eugenio Zimeo dell’Università del Sannio.

Zimeo ha annunciato inoltre che l’ospedale virtuale entrerà in fase di sperimentazione nel 2008; fino ad allora, l’équipe si occuperà di alcune importanti sfide. «Dal
punto di vista tecnologico le sfide riguarderanno i sensori, la loro dimensione e la capacità di reperire dati utili. Dal punto di vista scientifico, la sfida più importante
è quella di mettere in relazione le diverse informazioni provenienti dal corpo di un paziente e dal contesto in cui vive».

NUADU e i suoi siti pilota, presentati il 18 e 19 ottobre nel corso del convegno annuale delle tecnologie dell’informazione per il progresso europeo (ITEA 2), hanno lo scopo di sviluppare
sistemi «end-to-end», tra cui reti di sensori e di attuatori che raccolgano dati dal corpo e dall’ambiente in cui questo si trova. Un altro settore di interesse è la
creazione di dispositivi di rete mobili e domestici, le porte vere e proprie che collegano le reti dei sensori ai servizi attraverso PC, telefoni cellulari o computer palmari.

La terza area è una piattaforma di servizio web che integra banche dati, fatturazioni, autorizzazioni e autentiche. «Il tipo di dati che verrà utilizzato in alcuni casi
sarà preferibilmente costituito da informazioni private e sensibili e la qualità dei dati richiesti si baserà su molte informazioni relative alla rete e ai servizi
impiegati; questi dati possono, per esempio, essere richiesti dai medici quando viene monitorato a distanza il cuore di un paziente», spiega il coordinatore del progetto NUADU Ian
McClelland della Philips Applied Technologies.

McClelland ritiene che alcune applicazioni sviluppate nel quadro del NUADU potrebbero apparire sul mercato entro il 2009/2010, poco dopo il completamento del progetto stesso. Aggiunge che molti
elementi sono stati integrati nei siti pilota, in cui le tecnologie sono piuttosto avanzate e possono essere realizzate molto più rapidamente, ma non come sistema completo.

Nel progetto NUADU sono coinvolte imprese e accademie di Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna. NUADU è finanziato in parte dal programma ITEA, uno dei raggruppamenti di
EUREKA. Istituito nel 1999, ITEA è un programma strategico paneuropeo della durata di otto anni dedicato al coordinamento di ricerca e sviluppo precompetitivi nei software integrati e
distribuiti. Il compito di ITEA è quello di collegare finanza, tecnologia e ingegneria del software a livello europeo. Solo quest’anno, a titolo di ITEA 2, sono stati condotti 45
progetti del valore complessivo di 740 Mio EUR in volume di investimenti.

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