Turismo 2013: 100 milioni di nuovi turisti da conquistare per la dote del futuro

Turismo 2013: 100 milioni di nuovi turisti da conquistare per la dote del futuro

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Oggetto: Turismo 2013 – Assoedilizia e Istituto Europa Asia – Achille Colombo Clerici dal 39^ Forum-Workshop The European House-Ambrosetti di Cernobbio.
Data: 06 settembre 2013 13:52:04 CEST
      A s s o e d i l i z i a
              Cescat
                   e
    Istituto Europa Asia

Partecipando ai lavori del 39^ Forum Ambrosetti di Cernobbio Achille Colombo Clerici comunica una ricerca condotta da Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e IEA ISTITUTO
EUROPA ASIA, elaborando dati dei centri di ricerca internazionali.

100 MILIONI DI NUOVI TURISTI DA CONQUISTARE, PER LA “DOTE” DEL FUTURO

 

TURISMO MONDIALE IN COSTANTE CRESCITA, VICINO IL RECORD DI UN MILIARDO E 100 MILIONI DI VISITATORI NEL 2013, MA L’ITALIA ARRANCA

MONDO

Nonostante la crisi, secondo l’Unwto i  flussi turistici mondiali nel 2013 si avvicineranno alla soglia di un miliardo e 100 milioni di unità (un miliardo e 35 milioni nel 2012, 980
milioni nel 2011 e 939 nel 2010), un record, con una domanda sostenuta dalle economie emergenti (+4,1%), superiore a quella delle economie avanzate (+3,6%), con la regione Asia e Pacifico che
ha segnato i migliori risultati (+7%).

La Omt prevede che gli arrivi di turisti internazionali aumenteranno nel 2013 fra i 3% e il 4%, confermando il trend di crescita media del 3,8% annuo previsto fra il 2010 e il 2020.

Il settore ha dimostrato la sua capacità di adattarsi alle condizioni mutevoli del  mercato. Un pilastro della crescita economica al quale dovrebbero guardare i governi di tutto il
mondo come parte della soluzione per la ripresa.

             *  *  *

Graduatoria Arrivi internazionali (milioni) Introiti (miliardi di US$) nel 2011

1 Francia arrivi internazionali 77,6 mln, introiti  81,4 mld dollari Usa

2 USA arrivi internazionali 59,8 mln,  introiti  103,5 mld dollari Usa

3 Cina arrivi internazionali 55,7 mln,  introiti  45,8 mld dollari Usa  

4 Spagna arrivi internazionali 52,7 mln, introiti  56,7 mld dollari Usa 7,6

5 Italia arrivi internazionali 43,6 mln, introiti 46,1 mld dollari Usa

Seguono Turchia, Germania, Gran Bretagna, Australia, Malesia, Macao (Cina), Messico, Hong Kong (Cina)

Fonti: UNWTO World Tourism Barometer – September 2012 per gli arrivi; UNWTO Tourism Highlights per gli introiti – 12

Edition – June 2012

Ma la ricchezza culturale e naturale dell’Europa e la sua lunga tradizione nel settore dell’ospitalità sono ancora molto apprezzate dai cittadini europei.
Anche qui il settore ha ottenuto buoni risultati, registrando, nonostante la crisi, addirittura una crescita nel 2013 che si aggiunge agli incrementi del 2012.
Da ciò viene la conferma che i viaggi e il turismo sono fattori economici trainanti per la ripresa nel continente.

Per contro l’Italia nel 2013 registra il sesto anno consecutivo di  cifre in “rosso”, sia pure con segni anche forti di ripresa in alcune realtà.

E’ il risultato di una ricerca condotta da Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Istituto Europa Asia, che ha integrato i propri dati con dati internazionali. Ricerca
che pone in rilievo due elementi-base:  anche se il turismo e le vacanze sono considerati nel mondo beni di prima necessità ed il settore è in crescita (con “mercati” come
quelli asiatici e cinese, in particolare, dalle enormi potenzialità) il turismo in Italia è in recessione. Da molti anni.

 

ITALIA

L’appeal dell’Italia all’estero resta elevato. Una lente di osservazione privilegiata è quella dei grandi buyer internazionali: l’83% dei Tour Operators stranieri indica che le
destinazioni italiane sono le più richieste nel mondo, seguite dalla Francia (59%) e dalla Spagna (53%).

Ma se il brand Italia vede la nostra attrattività turistica al 2° posto su 113 Paesi, esso scende al 10° se si considerano altri fattori quali sistema di valori, qualità
della vita, affari (i primi tre posti della classifica se li assicurano Canada, Svizzera, Nuova Zelanda).

Sconcerta inoltre il raffronto con altri Paesi per numero di visitatori, siamo al quinto posto: al primo la Francia (posizione immeritata rispetto all’Italia per bellezze, arte, città,
ma  meritatissima per l’organizzazione);  secondi gli Usa, terza la Cina, quarta la Spagna. Evidentemente il “sistema” di quei Paesi, specie nel caso dei nostri contendenti più
diretti – Francia e Spagna – gioca a favore del turismo buone carte in più.

Insomma l’Italia ricorda un vecchio detto popolare  che parla della figlia di Pimpiripiglia, tutti la vogliono, nessuno (o quasi) la piglia.

Se fosse sufficiente offrire all’utente turista le eccellenze paesaggistiche, archeologiche, artistiche, monumentali, enogastronomiche che l’Italia annovera più di ogni altro Paese al
mondo per vederlo precipitarsi a “comprare” tali beni – come avviene, ad esempio, per il petrolio nei Paesi arabi –  saremmo ancora al primo posto nella classifica mondiale (anni ’70).
 
Perché al turista bisogna offrire, oltre al bello e al buono, anche la cornice adeguata fatta di ospitalità, di intrattenimento, di valorizzazione delle risorse, di servizi al
turista : un po’ come il buon piatto servito su una tavola con cristalli, ceramiche, merletto di Fiandra; e lo stesso piatto sistemato su un tavolaccio magari sporco.

La controprova viene fornita da un Istituto tedesco specializzato in queste analisi, che  vede al primo posto il Trentino Alto Adige, mentre per potenzialità delle risorse il primo
posto tocca al Lazio  che è invece in ottava posizione nella classifica totale e in dodicesima per la sola accoglienza; al secondo, la Toscana, che conferma il buon piazzamento; al
terzo, compare invece la Lombardia, che negli altri due ranking era rimasta sempre nell’ultima parte della classifica.

La top five prosegue con Campania e Veneto.

Insomma, le regioni più ricche di attrattività sono talvolta nelle mani di un  settore turistico – amministratori ed operatori – fine a se stesso, poco produttivo,
approssimativo, che non prevede la creazione di valore dell’offerta.

Tocco finale. Secondo lo studio 2013 dell’ADAC (l’automobile club tedesco) che analizza le spese extra in 50 località balneari europee, l’Italia si piazza al secondo posto dopo la
Danimarca come nazione più cara.

Ecco, in sintesi, i punti di forza e di debolezza dell’accoglienza italiana secondo gli ospiti stranieri.

I punti di forza –  Turismo congressuale, wellness, sportivo, natura, accessibile, “outlet” (shopping, moda, design),  legato ai viaggi di nozze,  gay friendly; grande
varietà dell’offerta (arte, cultura, enogastronomia, sport, natura) e  possibilità di  abbinare differenti prodotti;  ottima raggiungibilità della destinazione
attraverso il trasporto aereo, marittimo, su rotaia e su gomma (offerte low cost sempre più numerose); immagine positiva ed alla moda della destinazione Italia turistica.

I punti di debolezza – Rapporto qualità-prezzo non vantaggioso;  mancanza di programmazione di eventi Paese; carenza di investimenti in azioni promo-pubblicitarie per
l’immagine-Italia ; esigenza di incrementare, da parte dell’offerta italiana, la formula all inclusive sempre più richiesta dalla domanda straniera;  crescente concorrenza di altri
Paesi del Mediterraneo; ingenti investimenti promo-pubblicitari delle destinazioni concorrenti (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Marocco, Croazia, Marocco, etc.); diffusa idea di Italia quale
destinazione molto cara per servizi ed esercizi  ricettivi; insicurezza degli operatori senza investimenti in comunicazione.

Secondo la Banca d’Italia nel passato quindicennio l’economia italiana è stata caratterizzata da una modesta crescita, sia in termini assoluti, sia nel confronto internazionale.

Ebbene il settore del turismo si è sviluppato a ritmi inferiori a quelli del complesso dell’economia. In rapporto al PIL il peso del turismo (misurato come somma delle spese turistiche
dall’estero e di quelle domestiche) è diminuito dal 5,3 per cento del 1998 al 4,9 nel 2008, dopo aver raggiunto un picco del 5,5 per cento nel 2000 per effetto del Giubileo. In
particolare, gli introiti da viaggi turistici dall’estero1, registrati tra le esportazioni di servizi della bilancia dei pagamenti e della
contabilità nazionale, sono stati caratterizzati da un andamento particolarmente debole e inferiore alla variazione del PIL.

Tra il 2001 e il 2011 tali introiti sono cresciuti solamente dello 0,6 per cento a prezzi correnti; a prezzi costanti sono calati dell’1,5; il loro peso percentuale sul prodotto interno lordo si
è, se pur di poco, progressivamente ridotto (dopo aver toccato un massimo del 2,5 per cento nel 2000), scendendo dal 2,3 per cento del 2001 al 2,0 per cento del 2011.

Lo scarso dinamismo degli introiti ha avuto ripercussioni sul saldo dei viaggi, unica voce stabilmente in surplus nel conto corrente dell’Italia: l’attivo turistico, dopo aver toccato un massimo
dell’1,2 per cento del PIL nel 1995, si è progressivamente ridotto all’1,0 per cento nel 2001 e allo 0,7 nel 2011.

Fenomeno di rilievo,  la revisione delle strategie di promo-commercializzazione.

Il 2012, infatti, si caratterizza per il rafforzamento dell’utilizzo di Internet come vetrina e mercato virtuale per le imprese che hanno colto la sfida di mettere a disposizione del turista
anche la possibilità di prenotare con un click: aumentano gli operatori che offrono il servizio di booking diretto, passando dal 48% circa al 64% circa delle imprese.

Anche i social network fanno la loro parte e si posizionano come canale di promo-commercializzazione per quasi 4 imprese su 10, dato in crescita dal 2011.

Non sono solo le imprese a guardare al web come canale di comunicazione, ma anche i turisti che, sempre più esigenti ed informati, utilizzano Internet per prenotare la vacanza (il 47% nel
2012 contro il 41% del 2011).

In un’ottica di diversificazione dei canali di accesso ai mercati, anche il supporto fornito dagli operatori dell’intermediazione organizzata è considerato dalle imprese come un giusto
investimento: nel 2012 quasi il 50% si affida a questo canale contro il 34% del 2011. Sia che si tratti di Internet che del circuito dei viaggi organizzati, quindi, il vantaggio delle imprese che
decidono di affidarsi a questi due canali si ripercuote in positivo sulla vendita camere, importante cartina tornasole per gli operatori dell’ospitalità.

L’Icca (International Congress & Convention Association), ha pubblicato la classifica dei Paesi con i maggiori afflussi derivanti dal turismo congressuale. In un ranking che vede nelle prime
cinque posizioni Stati Uniti, Germania, Spagna, Regno Unito e Francia, l’Italia resiste al sesto posto, ma è sempre più incalzata dal Brasile, che nel 2012 ha ospitato 360
manifestazioni internazionali, con una crescita del 20%. L’Icca ha pubblicato anche la classifica per città, e in questo caso l’Italia ha in Roma il suo migliore performer, comunque al
ventesimo posto (in cima Vienna, Parigi, Berlino e Madrid).

Effettuare un confronto dei flussi turistici tra l’Italia e i suoi principali concorrenti, Francia e Spagna, non è compito semplice. E non solo perché le rilevazioni statistiche nei
tre paesi in questione sono aggiornate in date diverse.

Esistono anche problemi metodologici, per cui ad esempio, mentre la Francia conduce indagini campionarie sull’occupazione degli esercizi ricettivi, Spagna e Italia basano i loro risultati su dati
censuari.

Nemmeno l’aggregazione dei dati secondo le diverse tipologie di strutture è paragonabile: gli istituti statistici di tutti e tre i paesi raccolgono informazioni sull’occupazione degli
esercizi alberghieri, ma i problemi sorgono quando si cerca di mettere a confronto i dati sugli esercizi complementari, aggregati e resi pubblici secondo impostazioni differenti.

Il ricorso a fonti internazionali ufficiali come Eurostat e Unwto, che pure attingono a informazioni statistiche prodotte dalle istituzioni dei paesi membri, non sempre è d’aiuto. I dati
sugli arrivi di turisti internazionali nei singoli paesi raccolti dall’Unwto, ad esempio, condurrebbero a un confronto viziato dalle differenti metodologie applicate da ciascun paese nel
conteggiare i passaggi alle frontiere.

L’agenzia ONU per il turismo restituisce invece un quadro più omogeneo – e corrispondente ai risultati diramati dai singoli paesi – nelle tavole dedicate ai pernottamenti dei turisti
stranieri negli alberghi e strutture simili (hotels and similar establishment), anche se le cifre non sono sempre esattamente corrispondenti a quelle delle fonti nazionali citate
dall’Unwto.

I problemi di confrontabilità dei dati diventano ancor più complessi quando si provano a consultare le tavole sulle presenze internazionali nel complesso delle strutture ricettive,
poiché ciascun paese trasmette all’Unwto statistiche riguardanti tipologie ricettive diverse (la Francia, ad esempio, include nel conteggio le seconde case, che invece l’Italia non tiene
in considerazione).

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Più omogenei i dati EUROSTAT, anche se talvolta presentano differenze, più o meno evidenti, con le cifre rese pubbliche dalle istituzioni statistiche nazionali.

FRANCIA

Primo settore economico in Francia, il turismo contribuisce al dinamismo dell’economia nazionale e genera circa un milione di posti di lavoro, di cui molti sono destinati ai giovani.

La Francia  è diventata, dagli anni ’90, la prima destinazione turistica al mondo.  

Il totale della produzione dei servizi turistici è molto importante, superiore a quella di settori chiave dell’economia, come quello energetico, agricolo, agroalimentare e automobilistico.
 

Il turismo si compone di numerosissime aziende, 250.000 Pmi.
Il settore alberghiero, quello dei bar e della ristorazione dipendono strettamente dall’apporto del turismo.

Grazie allo sviluppo di massa,  il turismo, dagli anni ’60 agli anni ’80, ha portato alla costruzione di numerose infrastrutture e prodotto l’avvio di importanti programmi  di
pianificazione territoriale, sia nella zona costiera che montana: il “Plan Neige” del 1964, la Missione interministeriale di pianificazione del litorale del Languedoc-Roussillon (Missione Racine)
nel 1962, la Missione interministeriale di pianificazione della costa aquitana nel 1967, ecc.

Tali ristrutturazioni, oggetto di ambiziosi piani nazionali, hanno considerevolmente modificato l’economia di questi territori, grazie alle infrastrutture e alle attrezzature di accoglienza
realizzate.

Numerose regioni turistiche sono servite da vie di comunicazione di grande portata (autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità, aeroporti…), spesso gremite nei periodi
vacanzieri.

La legge Montagna del 1985 e la legge Litorale del 1986 hanno permesso di soddisfare alle richieste di salvaguardia degli ambienti naturali nelle zone ad alto tasso turistico.

Un terzo dei consumi turistici in Francia è dovuto agli stranieri.  
In un settore mondiale ed europeo con forte concorrenza, la politica francese si impegna attivamente nell’aumentare il plusvalore del turismo, rafforzando i suoi punti di forza culturali e
naturali e sviluppando trend emergenti, come il turismo d’affari o i settori di nicchia (crociere, turismo religioso…).  

Il primo fattore all’origine dello sviluppo massiccio del turismo francese è stata l’introduzione, nel 1936, delle ferie retribuite, estese a cinque settimane nel 1982.
I dipendenti francesi oggi dispongono pertanto di cinque settimane di ferie retribuite e spesso di un numero maggiore di giorni per i dipendenti che beneficiano dei “jours de RTT ” (“riduzione
dell’orario di lavoro”, giorni di riposo attribuiti ai dipendenti per compensare una durata di lavoro superiore alle 35 ore settimanali).

I poteri pubblici, il settore associativo e le imprese, attraverso i comitati dei dipendenti, si sono presto attivati per agevolare la partenza in vacanza dei francesi.
Sono stati creati dei dispositivi di aiuto alla partenza, come lo “chèque vacances” (titolo nominativo, valido presso enti pubblici o società di servizi convenzionate, utilizzabile
nel corso di vacanze trascorse sul territorio nazionale per il pagamento delle spese di trasporto, vitto, alloggio e attività ricreative), che assicurano una certa equità nella
vacanza anche per chi percepisce uno stipendio basso e rendono le ferie un diritto sociale molto amato dai francesi (circa il 20% delle persone che parte in vacanza riceve un aiuto).

SPAGNA

Il turismo in Spagna si sviluppò alla fine degli anni sessanta, quando il paese divenne meta preferita per le vacanze di inglesi, francesi, tedeschi e scandinavi.
Gli ultimi dati segnalano in notevole crescita il fattore turismo che aggiudica alla Spagna il secondo posto, dietro alla Francia, della meta più ambita d’Europa. Il turismo da questi
ultimi anni è diventato un punto forte della politica economica spagnola.
Il segreto della particolare fortuna che la Spagna sta attraversando in questo periodo riguardo al settore del turismo è racchiuso in molti fattori, primo tra tutti quello dei trasporti
che permettono di raggiungere la nazione a bassissimo costo e in qualsiasi periodo dell’anno. In particolare le linee aeree low cost
operano in più di 40 aeroporti spagnoli tra qui quelli di Ibiza, Siviglia, Madrid, Barcellona, Valencia, Saragozza.

Le compagnie ferroviarie più importanti invece sono la Renfe, l’Ave (alta velocità) e la Talgo, compagnia che opera nei servizi interni alla città. La Spagna ha un clima
molto vario e in alcune zone ne riserva uno caldo e temperato in tutto il periodo dell’anno (senza dimenticare il clima quasi tropicale delle Isole Canarie) ed è da sempre considerata
un’ottima meta sia per le sue stupende spiagge e isole, sia per la classica movida notturna.

Tra le isole più frequentate, oltre le Canarie, che però sono favorite da un target più adulto, le Isole Baleari sono il fiore all’occhiello del turismo balneare spagnolo.
Ibiza, Palma de Majorca, Formentera, sono tra le mete preferite dai giovani.

Tutta la Spagna però è da considerare meta balneare, le sue coste che vanno dal Mar Mediterraneo fino all’Oceano Atlantico, accolgono moltissime località famose, come quelle
della Costa Brava, della Costa del Sol, oppure Costa Tropica, Costa de Almerìa, Costa Daurad e moltissime altre.

La vera novità però sono altre classi di turismo: quella culturale e d’affari.

Le maggiori città spagnole prima tra tutte Madrid, poi Barcellona e Valencia, stanno diventando il fulcro del business spagnolo e, a ragione, ogni anno non solo ospitano milioni di uomini
d’affari, ma stanno diventando mete preferite di studenti ed universitari che decidono di istruirsi in queste città divenute ormai multietniche.

Barcellona è l’esempio lampante di un turismo d’affari e di studio frenetico, soprattutto per le sue scuole di design e d’arte contemporanea.

Anche la riscoperta delle piccole tradizioni cittadine, delle feste folkloristiche, delle manifestazioni come quelle della Corrida e dell’Encierro, fanno della Spagna un luogo di richiamo.

Il turismo culturale però assorbe anche il turismo religioso, essendo molto forte in Spagna la tradizione cattolica (Santiago de Compostela con il suo famosissimo cammino, dopo il Vaticano
e Gerusalemme è il luogo sacro più visitato dai fedeli cristiani.

Negli ultimi anni però è tornato alla ribalta anche il turismo invernale; il Regno di Spagna è il paese più montuoso in Europa. Da qualche tempo il governo si sta
attrezzando per salvaguardare diverse zone, istituendo i parchi nazionali di Doñana, di Albufera, di Tablas de Daimiel e anche alcune lagune come quella di Ruidera.

Secondo il Ministero del Turismo spagnolo, nel primo semestre 2013, oltre agli arrivi in Spagna è aumentata anche la spesa dei turisti stranieri, a più 6,6 per cento rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente, 24,4 miliardi di euro, con una media pro capite di 110 euro (a più 2,4 per cento rispetto al 2012) e una spesa media per turista di 936 euro, il 2,2
per cento in più sull’anno scorso.

Gli stranieri hanno scelto la Catalogna e la sua capitale Barcellona come destinazione principale,  quindi le Canarie. Secondo i dati Omt la Spagna è la seconda maggiore destinazione
turistica per entrate valutarie e la quarta più importante del mondo in termini di numero di visitatori.
 

Resta il Mediterraneo il centro mondiale del turismo: 190 miliardi di euro. E’ questo il totale delle entrate dovute al turismo nei Paesi mediterranei: il 26% del totale mondiale. Questo settore
è ormai al centro delle economie mediterranee.

Ma per l’Italia si impone un discorso particolare: premesso che il turismo resta una delle industrie principali del Paese (5% del PIL che sale all’11% con l’indotto) è la seconda potenza
manifatturiera europea, e abbandonarsi al solo turismo può essere molto pericoloso: industria hi tech con un rafforzamento dello stile del Made in Italy, e turismo di alta qualità
sono il vero binomio vincente su cui puntare.

 
Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici:

« Nel prossimo anno e fino ad Expo 2015, ci sono oltre 100 milioni di nuovi turisti che si affacciano sul mercato internazionale.
Conquistarne il maggior numero possibile significa costituirsi una “dote” preziosa per il futuro. »      

Redazione Newsfood.com

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