Politi (Cia): “Il Governo non ha tenuto conto della crisi che mette in ginocchio l’agricoltura”

 

“Non si è tenuto conto del difficile momento che stanno attraversando le imprese agricole italiane, sempre più oppresse da alti costi produttivi e da gravosi oneri
sociali”. Così si è espresso il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi sulla mancata proroga degli sgravi contributivi per le
aziende che assumono la manodopera da parte della commissione Bilancio del Senato nell’ambito della discussione del decreto legge 171/2008 relativo a “Misure urgenti per il
rilancio competitivo del settore agroalimentare”.

“Davanti ad un atteggiamento di completa disattenzione nei confronti dei problemi della nostra agricoltura, non possiamo che riprendere -ha aggiunto Politi- lo stato di
mobilitazione che abbiamo sviluppato nelle scorse settimane in tutta Italia. Non escludiamo anche un’iniziativa di carattere nazionale. Una ferma protesta verso un disinteresse
che rischia di mettere in ginocchio il nostro mondo agricolo, mentre per altri settori produttivi si trovano le risorse necessarie”.

“Dal prossimo primo gennaio -ha rilevato il presidente della Cia- sulle imprese agricole si abbatterà una raffica di aumenti per gli oneri contributivi, che si andranno ad
aggiungere ai forti rincari (con punte superiori al 60 per cento) dei costi dei fattori di produzione, a cominciare dai concimi. La situazione più grave è per le aziende
collocate in montagna e nelle zone svantaggiate. Molte di esse andranno fuori dal mercato”.

“Senza gli indispensabili sgravi -ha affermato Politi- gli oneri contribuitivi si impenneranno in maniera preoccupante, con picchi che potranno raggiungere anche il 70 per cento.
La nostra mobilitazione aveva, del resto, tra gli obiettivi prioritari proprio quello di ridurre tali oneri. Ora la nostra azione si farà ancora più decisa e
determinata”.

Da gennaio per le aziende che utilizzano manodopera le aliquote contributive -segnala la Cia- subiranno aumenti che vanno dallo 0,20 per cento allo 0,60 per cento. Per quelle di
montagna le agevolazioni si riducono al 70 per cento mentre per quelle delle aree svantaggiate al 40 per cento. Il danno è rilevante poiché l’80 per cento delle
giornate denunciate all’Inps sono svolte in territori agevolati.

Non solo. Molte di queste imprese -sottolinea la Cia- avevano aderito all’operazione di ristrutturazione dei debiti Inps e, con grande sacrificio, avevano regolarizzato la loro
posizione. Ora lo scandio futuro cambia completamente e il rischio di espulsione dal mercato non è, quindi, tanto remoto. Questo perché gli agricoltori troverebbero
stretti in una morsa asfissiante provocata dal “mix esplosivo” delle impennate dei costi di produzione, degli incrementi contributivi e del calo generalizzato dei prezzi
praticati sui campi.

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