Pil 2007, stime in crescita per il lodigiano

L’Istituto Taglicarne ha recentemente pubblicato le stime riferite agli indicatori di ricchezza con dettaglio provinciale, in particolare il Pil (totale e procapite) aggiornato al 2007 e il
Valore Aggiunto (totale e per settore di attività economica) aggiornato al 2006, nel contempo l’Istituto ha effettuato una revisione delle stime pubblicate lo scorso anno per il 2004 e
2005, come è consuetudine fare con questo tipo di dati.

Il Prodotto interno lordo – Nel 2007 Il Pil totale in provincia di Lodi ha quasi raggiunto i 6 mila milioni di euro (5.978 milioni per l’esattezza), facendo rilevare un incremento
rispetto al 2006 del 5,5%. Si tratta una variazione di tutto rispetto, nonostante sia inferiore rispetto a quella registrata l’anno precedente ( 6,6%). Va comunque considerato che dal 2004 il
Pil lodigiano si è incrementato del 12,9%, una delle variazioni più elevate della regione: Lodi è preceduta solo da Bergamo (16,8%), Cremona (13,1%) e Sondrio
(13,0%).
Il Pil provinciale contribuisce alla creazione della ricchezza della regione nella misura del 1,9%, si tratta di una delle incidenze più basse (che si colloca tra l’1,6% di Sondrio e il
2,8% di Lecco) sulla quale influisce la vicinanza all’area milanese che, da sola, apporta quasi il 50% della ricchezza lombarda (e che a sua volta contribuisce per un buon 21% alla creazione
della ricchezza nazionale). Il valore che scaturisce dal rapporto tra il valore aggiunto di Lodi e quello della Lombardia è in linea con quello che si desume considerando le imprese
attive (1,96%), ma rimane di qualche punto inferiore al della popolazione (2,3%) e delle Forze Lavoro (2,3%).
La stima del Pil pro-capite, risultante pari a 27.631 euro, posiziona la provincia lodigiana in 36a posizione nella graduatoria nazionale e all’ottavo posto nella classifica regionale. Lodi ha
quindi ha guadagnato ben 7 posizioni rispetto al 2006, dimostrando, insieme a Cremona ( 7) e Sondrio ( 6), di reagire e recuperare rispetto a una situazione meno favorevole. Le variazioni
temporali tra un anno e l’altro dimostrano infatti una crescita del 4,22% dal 2006 al 2007, a cui si aggiunge un 5,08% tra il 2005 ed il 2006. Ciò conferma quindi il riscatto rispetto
al periodo negativo che si era evidenziato tra 2004 e 2005 quando si era registrata una perdita dell’1,25%. Il Pil pro-capite di Lodi, pur rimanendo «lontano» dai valori stimati per
Milano (39.442 euro) e per la Lombardia (33.635 euro), rimane comunque superiore al dato nazionale (25.921).

Il Valore aggiunto – Il Tagliacarne attribuisce al lodigiano, per il 2006, un valore aggiunto pari a 5.154,4, milioni di euro, mostrando un crescita per questo indicatore pari a 6%
rispetto ai valori dell’anno precedente. Si tratta della variazione più marcata rilevata tra le province lombarde, seguita dal 5,8% di Bergamo e superiore al 3,4% della media regionale e
al 3,0% dell’Italia.
La ripartizione per settore economico consente di capire che oltre il 60% del VA lodigiano è prodotto dai Servizi, una percentuale in progressiva crescita rispetto al 59,0% del 2004 e
che nell’ultimo anno considerato ha recuperato nientemeno che il 7,0% (a fronte di un incremento del 2,2% rilevato tra 2005 e 2004).
Di notevole importanza il settore dell’Industria che contribuisce per il 35,6% alla creazione del VA locale, una percentuale che tende ad affievolirsi rispetto alle incidenze rilevate nel 2005
e nel 2004. Come sappiamo il VA dell’Industria è attribuibile in parte al comparto Manifatturiero (che pesa per il 27,5%, una percentuale in progressivo calo) e per una fetta meno
consistente alle Costruzioni (8,1%, incidenza in calo rispetto al 2005, ma in aumento rispetto al 2004). Nonostante la perdita di importanza rileviamo per l’Industria una variazione in aumento
negli ultimi due anni considerati ( 4,9%), riscontrabile su entrambe le componenti (manifattura e costruzioni), in contrasto con la variazione in negativo rilevabile tra 2005 e 2004, sulla
quale aveva inciso in misura negativa il Manifatturiero.
Vi è infine un 3,6% di VA riferibile all’Agricoltura, settore che nel corso degli anni perde via via d’importanza (nel 2004 l’incidenza era pari al 4,5%). Questa situazione peggiorativa
è rilevabile anche nelle altre province lombarde e viene messa in luce anche dagli elevati cali riscontrati nel biennio 2004-2006. Per Lodi la flessione in negativo nel biennio
considerato è risultata pari a -15,4%, valore di poco inferiore alla media lombarda (-15,6%), ma superiore al dato nazionale (-13,9%), non è stata compensata dal lieve recupero
dello 0,7% rilevato tra 2006 e 2005 intervenuto tra 2005 e 2006.
Il confronto con le altre province lombarde mette inoltre in evidenza l’apporto esiguo da parte della provincia alla creazione della ricchezza regionale, in linea con il dato del Pil totale:
Lodi con l’1,9% si colloca in penultima posizione, preceduta dal 2,9% di Lecco e seguita dal l’1,6% di Sondrio.

Il Valore aggiunto per impresa – La ripartizione del VA rispetto al dato riferito al numero di imprese attive iscritte al Registro camerale ci consente di calcolare un altro indicatore
di ricchezza del territorio, ovvero la ricchezza prodotta dalla singola impresa.
Per il 2006 questo valore risulta essere pari a 329,31 migliaia di euro. Le aziende lodigiane sono quinte nella graduatoria lombarda che vede Milano capolista con 383,87 mila di euro e Pavia in
coda con 265,58 mila euro. Il dato medio regionale, pari a 342,14, risulta superiore alla media nazionale di 255,64 mila euro.
Il dato di Lodi si è incrementato nell’ultimo anno considerato del 3,3%, recuperando la perdita rilevata tra il 2004 ed il 2005. Tale variazione è superiore alla media regionale
(2,1%) e nazionale (2,2%).

UNA DICHIARAZIONE DI ENRICO PEROTTI, PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI LODI
«In un momento in cui sembrerebbe prospettarsi al Paese un allarmante mix di inflazione, bassi consumi e bassa crescita, le stime elaborate sul Prodotto interno lordo del Lodigiano
traducono l’immagine di un manifatturiero locale che ha riacquistato slancio e di un tendenziale ampliamento territoriale del mercato delle nostre imprese, segnalato dall’andamento del
commercio con l’ estero.
Il quadro dei risultati complessivi costituisce un antidoto alle manifestazioni di pessimismo e di rassegnazione. Esso convalida le valutazioni combinate espresse nel corso del recente Premio
alla Fedeltà al Lavoro e al Progresso Economico, senza tuttavia escludere gli elementi di preoccupazione per un 2008 che si affaccia nuovamente problematico a seguito dell’evoluzione
sfavorevole e dalle incertezze sulla durata e sull’entità della ripresa.
Le imprese che hanno contribuito alla performance lodigiana, se avranno l’incoraggiamento di una politica di revisione della fiscalità e di accompagnamento all’innovazione e alla
competitività sicuramente sapranno fronteggiare le incognite del futuro con minore apprensione.
Nell’attuale contesto, la strada per la competitività parte dalla capacità di creare, con l’intervento anche delle istituzioni pubbliche, un circolo virtuoso tra sistema delle
imprese, sistema della ricerca, sistema finanziario e politiche di sostegno, in una coesistenza di approcci diversi rispetto a quelli tradizionali.. Lo stesso auspicato adeguamento dei salari e
delle pensioni, ridando vigore ai consumi, può favorire il superamento degli attuali ritmi imposti dal mercato.»

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