Piacere Modena 2026: due giorni tra acetaie, caseifici, prosciutti e storie di famiglia

Piacere Modena 2026: due giorni tra acetaie, caseifici, prosciutti e storie di famiglia

By Giuseppe

Il 16 e 17 ottobre, un signor press tour tra Vignola e Modena, con visite alle aziende, incontri con i produttori e degustazioni. Un viaggio nell’agroalimentare modenese, tra tradizioni, imprese familiari e nuove opportunità per il turismo enogastronomico.

Newsfood.com, 27 ottobre 2026


 

Modena, il turismo gastronomico è un affare serio

di Giuseppe Danielli
Modena ha un vantaggio che molte destinazioni turistiche le invidiano: alcuni dei suoi prodotti più rappresentativi sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Il Parmigiano Reggiano, l’Aceto Balsamico di Modena, il Lambrusco e le altre specialità locali arrivano sulle tavole di milioni di consumatori. Molti, però, non hanno mai visto un’acetaia, assistito alla lavorazione di una forma di Parmigiano Reggiano o visitato un prosciuttificio.

Modena è facilmente raggiungibile da chi scende dal Brennero. Tedeschi, austriaci, olandesi e altri visitatori del Nord Europa attraversano l’Emilia diretti verso la Toscana, Roma o le località balneari. Convincerli a fermarsi, magari per due o tre giorni, può creare opportunità per alberghi, ristoranti, aziende agricole e attività commerciali. A questi flussi si aggiungono americani, giapponesi e viaggiatori di altri Paesi, attratti dalla cucina italiana, dalla Motor Valley e dal patrimonio artistico.

Come trasformare la notorietà internazionale di un prodotto nella voglia di visitare il territorio dove nasce? È uno degli obiettivi di Piacere Modena, società consortile che riunisce i principali Consorzi di tutela delle DOP e IGP provinciali e valorizza il sistema delle specialità locali.

Il press tour del 16 e 17 ottobre 2026 ci ha permesso di conoscere alcune realtà rappresentative della provincia. Due giornate tra visite, incontri e assaggi, con imprenditori, allevatori, responsabili dei Consorzi e famiglie che da generazioni producono specialità conosciute oltre i confini modenesi. A Vignola abbiamo incontrato due trisnipoti di Eugenio Gollini; all’Acetaia Sereni, Umberto Sereni ci ha accompagnato tra le botticelle; in caseificio abbiamo conosciuto Lucia Cavazzuti, allevatrice quarantenne di Carpi.

Piacere Modena: produzioni, Consorzi e accoglienza

Secondo il company profile diffuso dagli organizzatori, la provincia conta 27 riconoscimenti DOP, IGP e STG, con un impatto economico indicato in circa 836 milioni di euro. A questi si affiancano 27 specialità tutelate dal marchio collettivo “Tradizione e Sapori di Modena”. Sono dati del materiale istituzionale fornito per il tour, da leggere come fotografia del comparto e non come stima aggiornata dei ricavi turistici.

Il progetto nasce con il sostegno della Camera di Commercio di Modena, dei Consorzi e delle istituzioni territoriali. Promuovere i prodotti e favorire l’arrivo di visitatori sono due attività collegate, ma non coincidenti. La notorietà del Balsamico o del Parmigiano Reggiano non basta, da sola, a garantire pernottamenti. Occorrono percorsi prenotabili, informazioni nelle lingue straniere, collegamenti tra aziende e strutture ricettive. L’incontro con Beatrice Berselli, project manager di Piacere Modena, e Claudio Guidetti, vicepresidente, ha richiamato proprio l’importanza di questo lavoro di coordinamento.

Vignola, la ciliegia IGP e il territorio

Vignola, la ciliegia IGP

A Vignola ci ha accolti Pier Giorgio Lenzarini, presidente del Consorzio di Tutela della Ciliegia di Vignola IGP. La cittadina è conosciuta per i frutteti, ma merita una visita anche per la Rocca, il centro storico e il paesaggio collinare. La produzione cerasicola resta legata a una stagione precisa, con una campagna che si sviluppa generalmente tra la primavera e l’inizio dell’estate.

Per i produttori, il riconoscimento IGP tutela il nome e l’origine, ma non elimina le difficoltà: condizioni climatiche, costi di gestione, manodopera e delicatezza del frutto impongono attenzione continua.
Il Consorzio della Ciliegia di Vignola IGP lavora anche sulla promozione e sul controllo della filiera. In ottobre non è stagione di raccolta: la visita ci ha consentito di parlare della produzione e delle prospettive del territorio, non di assistere alla raccolta delle ciliegie.

Torta Barozzi: una ricetta di famiglia dal 1886

Torta Barozzi l’Originale

La tappa alla Pasticceria Gollini ha avuto un carattere diverso. Abbiamo incontrato due trisnipoti del fondatore, Eugenio Gollini, che nel 1886 mise a punto il dolce al cioccolato poi diventato la Torta Barozzi. Inizialmente conosciuta come Torta Nera, nel 1907 fu dedicata a Jacopo Barozzi, detto il Vignola, architetto rinascimentale nato in città.

La ricetta originale è custodita dalla famiglia. Tra gli ingredienti dichiarati figurano cioccolato fondente, mandorle e arachidi tostate. Più che ricercare un segreto da svelare, durante la visita colpisce la continuità dell’impresa: a 140 anni dall’inizio di questa storia, il nome Gollini è ancora associato al dolce. La pasticceria è una tappa che consente di collegare una specialità alla sua città e a chi continua a produrla. Informazioni: Torta Barozzi – Pasticceria Gollini.

Prosciuttificio Leonardi: il lavoro della stagionatura

Gary Ciardullo. Era presente Anna Anceschi, direttrice del Consorzio del Prosciutto di Modena

 

 

 

Al Prosciuttificio Leonardi la visita è stata guidata da Gary Ciardullo.
Era presente Anna Anceschi, direttrice del Consorzio del Prosciutto di Modena, che aveva già accolto il gruppo a Vignola. L’azienda figura tra i produttori indicati dal Consorzio del Prosciutto di Modena DOP.

La lavorazione richiede selezione della materia prima, salagione, gestione delle condizioni ambientali e controllo del prodotto durante la stagionatura.
In questa fase avvengono trasformazioni che incidono su consistenza, aroma e sapore. Il disciplinare della DOP definisce le regole di produzione e le verifiche previste per la certificazione.
La visita ai locali di lavorazione consente di vedere l’organizzazione necessaria per ottenere un risultato costante, oltre alla competenza di chi segue le diverse fasi. Per chi conosce il prosciutto soltanto affettato sul banco della salumeria, è un’esperienza istruttiva.

 

 

Acetaia Sereni: il tempo del Balsamico Tradizionale

Umberto Sereni

All’Acetaia Sereni, Umberto Sereni ci ha accompagnato nel mondo delle batterie di botticelle.
Qui il tempo è un elemento produttivo concreto. L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP nasce da mosto d’uva cotto; fermentazione, acetificazione e maturazione proseguono nel sistema di botti di legno, con travasi e rincalzi eseguiti nel corso degli anni.

Per il Tradizionale DOP sono necessari almeno dodici anni; per la tipologia Extravecchio almeno venticinque. Il prodotto è confezionato nell’inconfondibile bottiglietta da 100 millilitri progettata da Giorgetto Giugiaro. Nelle famiglie modenesi le batterie sono state spesso tramandate tra generazioni: un patrimonio che richiede cure costanti e che non si può ricostruire in pochi mesi.

Secondo la cartella stampa del Consorzio, i dati 2025 indicano circa 200 acetaie, 16.900 litri di produzione annuale e un fatturato al consumo intorno ai 7 milioni di euro. Sono quantità limitate, coerenti con un processo lungo e impegnativo. L’esperienza in acetaia aiuta a comprendere il valore di un prodotto che in negozio si presenta in una bottiglia molto piccola. Per conoscere l’azienda: Acetaia Sereni.

Balsamico DOP e IGP: le differenze da conoscere

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP

 

 

L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e l’Aceto Balsamico di Modena IGP sono denominazioni differenti. Il Tradizionale DOP nasce esclusivamente da mosto cotto e segue il lungo percorso delle batterie di botticelle.

L’IGP prevede mosti d’uva e aceto di vino, con un affinamento minimo di 60 giorni in recipienti di legno; per le categorie Invecchiato e Riserva sono previsti tempi più lunghi.

Anche le dimensioni produttive sono diverse. La cartella stampa 2025 dell’Aceto Balsamico di Modena IGP indica oltre 91 milioni di litri e una quota export del 93 per cento.

Il Tradizionale DOP ha volumi molto inferiori e un valore unitario elevato. Confondere le due denominazioni non rende un buon servizio né ai produttori né ai consumatori.
Sono prodotti che rispondono a impieghi e mercati differenti, entrambi legati alla storia del territorio.

La cena in acetaia e il dialogo tra i Consorzi

Lambrusco

La cena all’Acetaia Sereni ha riunito alcuni protagonisti delle filiere modenesi. Erano presenti Andrea Mancuso Morini per il Consorzio Aceto Balsamico di Modena IGP, Enrico Corsini, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e di Piacere Modena, e Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela Lambrusco.

Il Lambrusco offre un buon esempio delle possibilità di racconto del territorio. Sorbara, Grasparossa di Castelvetro e Salamino di Santa Croce non sono nomi intercambiabili: indicano vini con caratteristiche diverse, che meritano degustazioni guidate e visite nelle aziende.

Abbinati ai piatti della cucina emiliana, possono accompagnare itinerari che comprendano anche caseifici, prosciuttifici e acetaie.

La collaborazione tra Consorzi non elimina le identità dei singoli prodotti: può aiutare il visitatore a orientarsi e a scegliere esperienze più complete.

 

 

Parmigiano Reggiano: dalla stalla alla forma

Emilio Braghin e Giuseppe Danielli

In caseificio abbiamo incontrato Emilio Braghin, presidente della Sezione di Modena del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, e Lucia Cavazzuti, allevatrice quarantenne di Carpi e socia del caseificio. Il Parmigiano Reggiano DOP viene prodotto con latte crudo, sale e caglio, senza conservanti aggiunti.

La lavorazione tradizionale utilizza il latte della mungitura serale, lasciato riposare per favorire l’affioramento della panna, insieme a quello della mungitura mattutina. Nelle caldaie di rame il casaro segue coagulazione, rottura della cagliata e cottura. Dopo formatura e salatura, le forme iniziano la stagionatura, che dura almeno dodici mesi e spesso molto di più.

L’incontro con Lucia Cavazzuti ha riportato l’attenzione sull’inizio della filiera, cioè sugli allevamenti. Gestione delle bovine, alimentazione, qualità del latte e organizzazione aziendale incidono sul lavoro di ogni giorno. A quarant’anni, scegliere l’allevamento significa affrontare un’attività che richiede presenza continua, investimenti e competenze. È una storia che vale la pena raccontare accanto a quella dei casari: senza allevatori non ci sarebbe il formaggio che conosciamo.

Mercato Albinelli e ospitalità: altri indirizzi modenesi

Il Mercato Albinelli,, inaugurato nel 1931 nel centro storico di Modena, merita una visita per i suoi banchi alimentari e le specialità gastronomiche locali. Un indirizzo da consigliare a chi vuole conoscere anche la Modena della spesa quotidiana.
La struttura ospita banchi alimentari e attività gastronomiche ed è un indirizzo utile per chi vuole conoscere i prodotti locali in un ambiente frequentato anche dai residenti. Lo segnaliamo come suggerimento di visita, senza presentarlo come tappa del gruppo, perché non risulta nel riepilogo degli incontri effettivamente svolti.

Due giorni non bastano per conoscere Modena

Il press tour del 16 e 17 ottobre ha mostrato aziende molto diverse, accomunate da un rapporto stretto con il territorio. La Torta Barozzi conserva la storia di una famiglia; il Balsamico Tradizionale richiede decenni; il Parmigiano Reggiano coinvolge allevatori e casari; il Prosciutto di Modena e la Ciliegia di Vignola raccontano altre competenze agricole e alimentari.

Nel 2025, secondo la Regione Emilia-Romagna, la provincia di Modena ha registrato 935.806 arrivi turistici, in crescita dell’8,64 per cento rispetto al 2024, e 2,11 milioni di pernottamenti. Il dato conferma una crescita, ma non permette di attribuirne le cause a un singolo personaggio o a una sola iniziativa. La Germania resta un mercato estero di primo piano, mentre le opportunità di attrarre viaggiatori da altri Paesi sono legate alla capacità di presentare un’offerta chiara e accessibile.

La provincia di Modena ha castelli, musei, paesaggi, ristoranti e la Motor Valley. Per Piacere Modena il lavoro è collegare questi motivi di visita alle aziende e alle persone che abbiamo incontrato. Due giornate sono bastate per raccogliere molte storie, non per esaurire gli argomenti. Ci sono altri produttori da conoscere e altri itinerari da percorrere: una buona ragione per tornare.


Articolo aggiornato al 27 ottobre 2026. Gli articoli pubblicati sono realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.


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