Pesce crudo e anisakis, attenzione alle infestazioni
1 Giugno 2010
Mangiare il pesce crudo e prendersi l’anisakidosi. E’ un rischio concreto perchè, in particolare durante l’estate, va di moda il sushi e sashimi, pesce crudo che in Giappone provoca decine
di morti l’anno e che in Europa ancora non provoca grandi danni perchè il pesce si consuma prevalentemente cotto. In Italia sono in voga i ristoranti giapponesi che giapponesi non sono: si
tratta di titolari cinesi che appongono l’insegna giapponese.
L’anisakis è un verme di 3-4 cm, che può infestare praticamente tutti i pesci ma che è presente nell’aringa, lo sgombro, il tracuro, il melù, il pesce sciabola, il
merluzzo, le acciughe, la sardina e le triglie (risultano essere le specie più frequentemente colpite). Il vermetto provoca dolori addominali, diarrea, nausea, vomito, perforazioni
dell’intestino e dello stomaco. L’eviscerazione del pesce può scongiurare il pericolo ma se l’anisakis migra verso la parete muscolare il rischio si fa concreto.
La soluzione è la cottura del pesce perchè l’anisakis non resiste a temperature superiori a 60 gradi. La legge prevede che i pesci consumati crudi devono essere lasciati nel
congelatore per 24 ore a -20 gradi. La prescrizione vale anche per un piatto molto popolare: le alici marinate. Il succo di limone o l’aceto non bastano ad uccidere il parassita, occorre appunto
la refrigerazione prolungata. Sarebbe interessante chiedere ai ristoratori se le alici, o comunque il pesce crudo che ci servono hanno passato una giornata nel congelatore.
Aduc.it
Redazione NEWSFOOD.com + Web TV





