Pazienti presi nella Rete

Siti dei medici: molto autoreferenziali, poco trasparenti I medici italiani sono sbarcati su Internet, è bastato che il decreto Bersani allentasse i freni imposti dalla precedente
legislazione, perché un numero crescente di dottori, per farsi conoscere dai possibili pazienti? e per «agganciarli», si riversasse su
quell’impareggiabile palcoscenico che è la Rete.

Il decreto, infatti, come ricorda Mario Nejrotti, dell’Ordine dei medici di Torino: «consente al medico di pubblicizzarsi», nel vero senso della parola, superando il rigido limite
della «targa» sul portone dello studio, che poteva indicare soltanto le specializzazioni conseguite. Il che non è poco, se il Consiglio dell’Ordine di Milano ha recentemente
dichiarato in una circolare che, «piaccia o non piaccia, in base alla legislazione europea e nazionale, la professione medica è ora qualificabile come impresa». Al momento
non esistono dati ufficiali sul nuovo fenomeno, ma, ad un anno dalla liberalizzazione, dopo aver scandagliato la Rete abbiamo censito 200 siti che fanno capo a medici chirurghi: certamente non
la totalità di quelli esistenti, ma un numero sufficiente a individuare le tendenze in atto. Cominciamo, allora, col rilevare che, se per la maggior parte dei medici, qualunque sia la
specialità, i siti sono prima di tutto un biglietto da visita telematico per promuovere la propria professionalità (spesso con una sequela di titoli roboanti) è curioso
(… ma forse no) il fatto che, nonostante la legge Bersani fosse finalizzata ad aumentare la trasparenza e la concorrenza, soltanto il 2 per cento dei dottori censiti renda pubbliche le
proprie tariffe.

ITALIA TAGLIATA IN DUE – La diffusione dei siti personali tra i medici fotografa un’Italia tagliata in due: da una parte le regioni del Nord con quasi la metà dei siti totali e
dall’altra il resto della penisola. Oltre agli aspetti quantitativi, si individuano poi due diverse culture della salute che sembrano contrapporsi: mentre a nord di Roma sono chirurgia plastica
e medicina estetica le specialità più pubblicizzate, a sud sono medici di base, dermatologi e ginecologi a farla da padroni. Poi, Internet si conferma un enorme frullatore che
riesce a far convivere ogni cosa. Così, sulle «vetrine» dei medici le informazioni scientifiche nude e crude si mescolano a singolari «rubriche», come quella di
un ginecologo romano che fa narrare agli avventori le «bufale della nonna» sulla gravidanza, del tipo: «quando senti bruciare lo stomaco significa che il bimbo sta mettendo i
capelli». Ancora: la grafica scarna dei siti di medici di famiglia si contrappone alle animazioni 3D di alcuni andrologi, che mostrano il funzionamento di protesi peniene contro la
disfunzione erettile. Oppure, il tentativo di proteggere la privacy di chi fruisce del sito, tramite la predisposizione di form protetti (campi da compilare che rimangono cifrati), è il
contraltare dell’esibizione di seni, glutei e nasi di pazienti dopo un intervento di «correzione» sulle pagine web dei loro chirurghi plastici. Proseguendo nell’analisi, si nota che
alcuni medici tentano di rispondere alla crescente esigenza informativa dei clienti-pazienti redigendo schede sulle malattie e sulle cure, oppure rispondendo a curiosità. C’è
anche chi intraprende un dialogo meno «formale», come un anestesista bresciano, per esempio, che ospita un forum di discussione, spaziando dagli argomenti clinici, a quelli
sanitari, alle sue passioni personali. O come un medico di famiglia romano che consente ai propri pazienti con ma-lattie croniche di prenotare la prescrizione dei farmaci che assumono
abitualmente tramite e-mail: basta richiedere per posta elettronica la ricetta del farmaco e poi passare a ritirarla presso lo studio.

CONSULENZE ONLINE – Sono invece solo uno su dieci nel campione esaminato i siti che offrono consulenza on-line su specifici quesiti clinici. Ma questi pochi siti consentono di farsi
un’idea del ruolo che la tecnologia potrebbe rivestire da qui a qualche anno nell’interazione medico- paziente. Esistono, ad esempio, chirurghi plastici che offrono consulenze fotografiche:
basta inviare loro una foto per riaverla dopo poco tempo «ritoccata» con il probabile esito post-intervento; è possibile sottoporsi a un consulto videotelefonico con alcuni
psichiatri, oppure a un’autovalutazione dell’astigmatismo, della miopia e dell’ipermetropia grazie a test messi a disposizione sui siti di alcuni oculisti. E se, almeno per ora, la maggior
parte dei «servizi» è gratuita, qualcuno già richiede un rimborso per le prestazioni effettuate on-line. È il caso, per esempio, dei circa 40 euro chiesti da un
oculista di Milano per fornire la risposta ad una qualsiasi domanda. Quanti specialisti seguono le norme elaborate dalla Federazione degli Ordini dei medici ( vedi box) per rendere la
pubblicità della categoria trasparente e affidabile? Dalla nostra inchiesta emerge che ad oggi si contano su una mano i siti che le rispettano. Che si tratti del medico di famiglia il
cui sito consiste di pochissime pagine contenenti al più i dati per rendersi reperibile, o del blasonato specialista con un sito articolatissimo, cambia poco: nella maggior parte dei
casi, nessuna indicazione sull’Ordine professionale di appartenenza e sul relativo numero di iscrizione; né alcun cenno all’eventuale partita IVA. Inoltre, benché la linea guida
Fnom reciti che «i siti devono essere registrati su domini nazionali italiani e/o dell’Unione europea, a garanzia dell’individuazione dell’operatore e del committente
pubblicitario», si riscontra che quasi il 20 per cento adotta domini non Ue (preferendo soprattutto «.com»). Solo il 2,3 per cento dei siti personali dei medici, infine,
dichiara l’adesione – raccomandata dalla Fnom – ai principi dell’HONCode, ossia ai criteri di qualità dell’informazione sanitaria in rete elaborati dalla Health on the Net (Hon)
Foundation, organizzazione no-profit accreditata presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

Antonino Michienzi
07 ottobre 2007

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