Parmigiano Reggiano: crollo dei prezzi e calo dei consumi – Che fare? E gli altri settori?

Parmigiano Reggiano: crollo dei prezzi e calo dei consumi – Che fare? E gli altri settori?

Riceviamo l’allarme di CIA sulla crisi del Parmigiano Reggiano. Crollo dei prezzi del 32% rispetto al 2011 e calo dei consumi del formaggio più taroccato.

CIA auspica aggregazione ed export con un nuovo Progetto di Consorzio e subito interventi a sostegno del reddito dei produttori.

E’ evidente che il settore, come quasi tutti gli altri, stia attraversando una profonda crisi. Succede semplicemente che i costi di chi produce sono ormai insostenibili e superiori ai ricavi.

I prezzi di vendita sono imposti e spesso pilotati. Sempre più, chi guadagna, non è colui che produce e trasforma il prodotto ma l’intermediario (anche più di uno). Ci sono ad esempio consorzi dove i dirigenti sono pagati come delle star e, a spese degli associati, possono permettersi pranzi stellati in gran compagnia e viaggi “per lavoro” in tutto il mondo, alla ricerca di nuovi mercati. “Premi” importanti che “impongono”  l’acquisto da distributori compiacenti. Ispettori che chiudono un occhio (anche due) quando dovrebbero far chiudere un’impresa truffaldina. In compenso quei pochi sventurati che si azzardano ad aprire nuove attività devono fare un interminabile percorso ad ostacoli, irto di “penalità”.

La domanda è: dando per scontato che si debba trovare una soluzione per aumentare i ricavi, non sarebbe opportuno cercare anche di “moralizzare” il sistema e contenere i costi? Ora è difficile, quasi impossibile anche per i soci, poter verificare e contestare eventuali spese “poco chiare”. Una voce consistente, e spesso iniqua, è il costo fiscale che si ripercuote sulle materie prime, sul personale e sulle transazioni. Se il Fisco fosse meno orco (grande utopia) lavoreremmo anche con più entusiasmo e non ci sarebbe questo continuo stillicidio di aziende chiuse o moribonde.

Fare impresa oggi è veramente un’impresa, specialmente per chi vuole mantenere fede ai suoi princìpi senza vendere l’anima al diavolo. Di chi è la colpa di questa situazione? … dell’alta finanza che ormai governa il mondo?… dell’Europa?

Grillo vorrebbe fare un Referendum per uscire dall’Euro. Qualcuno invece dice che bisognerebbe uscire “dalla Germania” … non dall’Europa!

Ci facciamo belli, ci pavoneggiamo, siamo i migliori, siamo i più creativi, abbiamo la Ferrari e l’Alta Moda, abbiamo le eccellenze … più eccellenti del mondo ma se vogliamo un’auto affidabile l’acquistiamo dalla Germania e, se vogliamo una fiera efficiente che ci porti nuovi buyers, dobbiamo esporre in Germania.

L’Italia è in buona salute (lo dicono i nostri governanti) mentre l’economia del popolo italiano si sta accartocciando su se stessa.

Così è se vi pare, ma siamo comunque ottimisti: sempre avanti, con l’elmetto in testa e la baionetta tra i denti!

Anche noi di Newsfood.com amiamo il nostro Paese ma comprendiamo le esigenze delle aziende italiane e le accompagnamo nelle fiere estere alla ricerca dei nuovi mercati.

Ben poche sono le manifestazioni italiane che riescono a dare un ritorno tangibile  internazionale agli espositori, oltre alla semplice vetrina.

Expo 2015? Un’immensa opportunità per l’economia del nostro Paese … se riusciremo a superare gli scandali, le ruberie, le brutte figure e riusciremo a dare un minimo di credibilità ai 20.000.000 di visitatori attesi.

Prossimi appuntamenti 2015 di Newsfood.com+WebTV

– Fruit Logistica (4-6 febbraio) – Berlino

– Identità Golose (8-10 febbraio) – Milano (Newsfood.com è Media Partner)

– Biofach (11-14 febbraio) – Norimberga  (Newsfood.com è Media Partner)

– Prowein (15-17 marzo) – Dusseldorf

– Vinitaly (22-25 marzo) – Verona

 

 

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

 

Qui il comunicato di CIA
Inizio messaggio inoltrato:

Da: Cia Informa <cia.informa@cia.it>
Oggetto: Crisi Parmigiano Reggiano, per fronteggiare crollo dei prezzi puntare su aggregazione ed export. Serve un nuovo progetto di Consorzio
Data: 21 gennaio 2015 13:17:44 CET

Crisi Parmigiano Reggiano, per fronteggiare crollo dei prezzi puntare su aggregazione ed export. Serve un nuovo progetto di Consorzio

La Cia dopo l’audizione in commissione Agricoltura al Senato: la situazione, comune a tutto il comparto lattiero-caseario, è difficile e rischia di trascinare in default gli allevatori. Tra le cause il calo dei consumi, lo squilibrio tra domanda e offerta, ma anche il forte aumento della produzione di latte in Ue e l’embargo russo. Subito interventi a sostegno del reddito dei produttori, poi strategia mirata sul lungo periodo con un’equa ripartizione del valore aggiunto per tutti gli operatori della filiera.

Promuovere nuove forme di aggregazione della produzione, spingere su un nuovo progetto di Consorzio con l’obiettivo di un’equa ripartizione del valore aggiunto e dei rischi finanziari nella filiera e migliorare le politiche a sostegno dell’export: solo così si può far fronte alla difficile situazione del comparto del Parmigiano Reggiano, segnato dal crollo dei prezzi e dalla stagnazione dei consumi domestici. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che sul tema è intervenuta in audizione in commissione Agricoltura al Senato insieme alle altre organizzazioni professionali.
La crisi dei prezzi, che interessa l’intero settore lattiero-caseario, è attribuibile in parte allo squilibrio tra domanda e offerta e alla forte frammentazione del comparto, ma anche al forte aumento produttivo di latte in Ue e agli effetti dell’embargo russo -spiega la Cia-. Le quotazioni attuali del Parmigiano sono inferiori del 17% di quelle a fine 2013 e del 32% rispetto al 2011, con prezzi all’origine che non coprono i costi di produzione e che oggi rischiano di trascinare in default gli allevamenti se non si creano le condizioni per una vera inversione di tendenza.
In questo senso, secondo la Cia sono necessari prima di tutto interventi urgenti delle istituzioni a sostegno del reddito degli allevatori. Perché senza allevatori -ribadisce la Confederazione- non ci può essere la filiera del Parmigiano. Le azioni per adeguare il settore alla fine del regime delle quote devono vedere il Governo attivo nel sostenere le imprese agricole nell’affrontare il mercato globale del latte. E l’attuazione della Pac e dei Psr sono le leve con cui l’esecutivo e le Regioni devono sostenere il settore in questo passaggio delicato.
In secondo luogo, bisogna puntare sempre di più sull’internazionalizzazione, con lo scopo di affiancare all’aumento dell’export in termini di volumi anche l’aumento della valorizzazione del prodotto, riposizionando le quotazioni a livelli ancora più remunerativi (fascia premium). Poi occorre una strategia -continua la Cia- in grado di mettere in campo un rinnovato gruppo dirigente insieme a un nuovo progetto sul Consorzio e sulle dinamiche future del settore, sviluppando una reale migliore azione di coordinamento strategico degli interessi degli operatori della filiera.
Soprattutto però, bisogna promuovere forme di aggregazione produttiva di diversa dimensione utili a qualificare la capacità dei caseifici di esitare al meglio il prodotto, a partire dall’utilizzo delle OP sia nella forma cooperativa che di rete d’impresa. Vanno quindi affiancate collaborazioni, sinergie e condivisione delle strategie commerciali con strutture già esistenti o da promuovere -conclude la Cia- per adeguare alle mutate esigenze la capacità della filiera associata di promuovere azioni per la valorizzazione della produzione.

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Redazione Newsfood.com

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