Omnivore 2010: la cucina brutale di Alex Gauthier

Omnivore 2010: la cucina brutale di Alex Gauthier

Chissà che musica gira sul suo Ipod. Delle cose un tempo, binarie ma non troppo, fresche e melodiche, con la batteria che bum bum e tutte le chitarre a dare il ritmo appresso.

Neanche fosse uno dei pischelli di buona famiglia di Vampire Weekend, Alex Gauthier ripete sempre, pure sul palco di Omnivore, che gli va a sangue una cucina brutale, decisa e tagliente.

Mica male come postura per un 31enne che si trastulla in giro sempre con un cucchiaio infilato nella tasca posteriore dei suoi jeans.

Per dosare, con grintosa delicatezza, lo choc delle culture e delle cotture.

Giudicate voi: Seppie al sangue di maiale tipo liquido sanguinaccio iperspeziato. O Insalata di cavoletti di Bruxelles crudi e cotti con uovo di quaglia al grasso di ventresca.

C’è in Alex, figlio di Roland – fattosi da parte per lasciare il ristorante stellato al talento dell’indomito rampollo – il culto del gesto, l’uppercut dell’evidenza, la padronanza
tecnica che se ne fotte del virtuosismo per andar dritto al sodo. Una frenesia dell’impatto -wow!- una freschezza della determinazione che lo avvicina talvolta, e scusate se davvero non
è poco, al franco nitore di certi exploit redzepiani.

Certo, Alexandre Gauthier è normando, mica danese.

E fuori dai circuiti della capitale, bisogna conquistarselo in quel di Madeleine-sous-Montreuil, tra Calais e il Touquet, alla Grenouillère, una auberge famigliare a mo’ di english
cottage dove l’understatement non è il forte della casa.

Che sia esplosivo è dire poco, che accordi purismo e sfrontatezza una litote. Due opzioni: o aspettate l’anno prossimo quando, ormai sulla bocca di tutti i fariseici ritardatari, intorno
alle camerette della dinastica auberge spunteranno le abitazioni d’un visionario progetto ordito con l’architetto di Michel Troisgros o prendete al volo, crepi la pigrizia, il primo Eurostar
per Calais.

Tanto per confermare, con l’urgenza che il caso impone, quel che oramai si sa: Gauthier è -con Inaki Aizpitarte, Petter Nilsson e Adeline Grattard – quel che di meglio in assoluto la
Francia abbia sfornato dagli esordi di Pascal Barbot.

Dieci anni, mica niente, che si aspettava l’avvento d’un tale talento.

Date retta a noi: cominciate a far la coda davanti all’entrata degli artisti d’Identità London.

Quando, sbarcando ai primi di giugno dall’OFF New York con lo stesso volo di Dave Chang e Massimo Bottura (e magari pure dell’amico René) Alex Gauthier troverà posto sul palco tra
i suoi veri interlocutori.

Da pari a pari, coi più grandi.

Andrea Petrini
Dalla Newsletter del 299 del 27.02.2010 (Si ringrazia Identità Golose per la gentile concessione)

Redazione Newsfood.com

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